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LE CONSIDERAZIONI

Gli adolescenti della micro car e la sfrenatezza della libertà

La violenza dei due ragazzi romani e il nichilismo della società occidentale

Pubblicato il: 15/10/2026 – 8:28
di Francesco Bevilacqua*
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Questa volta non è stato un terrorista islamico a falciare passanti per strada alla guida di una microcar in nome di un dio geloso, ma sono stati due adolescenti della middle class romana in nome del «divertimento» più sfrenato (così hanno dichiarato ieri nella loro confessione i due ragazzi). Dunque non solo gli extracomunitari radicalizzati compiono gesti tanto violenti, efferati, privi di senso, ma ne sono capaci anche due adolescenti annoiati, «di pura razza ariana», come dovrebbe notare qualcuno in vena di revanscismo fascista.

Nessun accenno, sui media, alla nazionalità dei due investitori del giovane attore ancora in terapia intensiva. Nessun inseguimento, nessun linciaggio, nessuna analisi sulla superiorità delle democrazie occidentali, come accade quando a compiere gesti simili sono gli altri. Solo gossip. Perché gossip è oggi divenuta la cronaca nera in Italia, buona solo a celebrare processi in TV, appassionando casalinghe anch’esse annoiate, che non hanno ancora imparato a scambiare per realtà le fiction di Netflix, che i loro figli, invece, trangugiano a tutte le ore.

I benpensanti, la gente comune che una volta si identificava con la mentalità piccolo-borghese e gli stessi intellettuali nostrani, gli opinionisti dei talk televisivi, si sono limitati a un’indignazione generica, senza alcuna implicazione. Perché questa volta non c’è una faccia con caratteri somatici diversi dai nostri ed un credo religioso burbero sbandierato sui social da indicare come facili e rassicuranti bersagli. Per cui basterebbero una stretta securitaria, un po’ di remigrazione, qualche punizione severa a ripulire l’Occidente dalla contaminazione etnica e nello stesso tempo valoriale.

Si tratta dei nostri figli, invece, educati – non solo da noi, beninteso, ma anche dalla scuola e dai media – ad avere fede solo nel nulla. È una religione che ha un nome ben preciso ed è sorta proprio nel seno del civilissimo Occidente, notata verso la fine dell’Ottocento (anche se ha origini molto più antiche) e divenuta pervasiva lungo tutto il Novecento. Si chiama nichilismo. Se ne sono occupati grandi pensatori. Fra tutti Friedrich Nietzsche, che scrive nei Frammenti postumi: «manca il fine; manca la risposta al “perché?”; che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore». E poi, fra molti altri, gente del calibro di Karl Jaspers, Martin Heidegger, Ernst Jünger (fra il secondo e il terzo vi fu anche un’interlocuzione sul tema, contenuta in un libro edito in Italia da Adelphi dal titolo Oltre la linea).

Ma da dove viene, da cosa è causata questa fede nel nulla, cieca, violenta ed autolesionista, che ha i suoi adepti più appariscenti in quei giovani senza freni e proprio per questo capaci di usare l’ossessione per la velocità (la sfrenatezza) per uccidere in strada? Viene esattamente dal pensiero occidentale: la certezza di essere una civiltà superiore, di poter spiegare tutto con il metodo scientifico che, come è noto, può, al contrario, solo rivelare il «come» delle cose e della vita, non certo quel «perché» di cui osservava la fine Nietzsche. Ed è questa superiorità che ci obbliga ad adorare, al posto dei simboli religiosi, una moneta con, da un lato, il volto del potere (un presidente USA) e, dall’altra, la Statua della Libertà. Una libertà individuale che vuol dire, per noi occidentali, l’essere svincolati da ogni limite, da ogni misura. Una libertà che produce il successo del self-made man, dell’uomo che si è fatto da sé, che ha superato ogni limite, che non riconosce nulla sopra di lui, che, in definitiva, viene dal nulla e va verso il nulla.

Ecco, forse è proprio su questo nostro culto del nulla, nel quale si crogiola la falsa modernità occidentale, si trastullano i cultori delle democrazie liberali, si esaltano i tifosi del progressismo universalista, che dovremmo indagare per comprendere fino in fondo la corsa senza freni di quelle povere creature dannate che infiliamo su una minicar nera e spediamo per le strade, così smisuratamente liberi da provare perfino a falciare per divertimento dei passanti inermi. (redazione@corrierecal.it)

*Avvocato e scrittore

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