«Ti faccio uscire il fumo dalla testa». Il pizzo sull’affitto e le botte: la storia del commerciante che ha denunciato il racket a Crotone
Il racconto choc del commerciante straniero che si è rivolto alle forze dell’ordine: «Ho paura che possano ucciderci, ma ho fiducia nella Giustizia»
CROTONE «Ho paura che possano ucciderci, ma ho fiducia nella Giustizia». Parole piene di angoscia, per un clima di terrore che ruotava intorno alla sua attività commerciale: è la storia di sofferenza e dignità di un commerciante straniero che a Crotone ha scelto di non piegarsi alle pretese estorsive.
Titolare di un minimarket, l’uomo è stato per mesi al centro di un’opprimente spirale di ritorsioni per essersi rifiutato di pagare un surplus di 200 euro al mese in nero sul canone di locazione dell’immobile commerciale. Una ferma resistenza pagata a caro prezzo, come raccontato sconvolto agli agenti subito dopo le medicazioni ricevute in ospedale: «Temo per la mia incolumità e soprattutto per quella di mia moglie perché so bene che Ciampà, Alì e Vallone fanno parte della “mafia” di qua. Lo so perché sono molti anni che vivo a Crotone e anche i cittadini residenti lo sanno bene. Temo che possano uccidere me e mia moglie. Voglio aggiungere che sono molto spaventato per l’accaduto e che temo per la mia incolumità e per quella di mia moglie soprattutto per quanto accaduto stanotte. Temo di essere aggredito ancora, e ho paura ad uscire di casa».
Le terribili minacce e l’escalation di violenza
La vicenda ha preso il via a giugno quando la vittima ha proposto al locatore Stefano Liotti di saldare il solo canone ufficiale tramite bonifico o vaglia postale. La risposta del proprietario è stata immediata e perentoria: «No non ho Iban, paghi come hai sempre fatto e assolutamente tutto entro venerdì. La respingo non lo accetto. I conti non sono questi. Non fare il furbo… Lunedì ricevi lo sfratto». Da quel momento, la pressione si è trasformata in una vera e propria morsa condotta da soggetti legati alla criminalità locale. Messo in guardia anche da conoscenti del posto – «Questa persona mi riferiva che mi cercava la “mafia” e di stare molto attento. Tutta la “mafia” ti sarebbe venuta a cercare per i problemi che ho avuto con Liotti Stefano» – l’esercente ha dovuto affrontare un susseguirsi di intimidazioni.
A luglio le prime aggressioni verbali: «Te ne devi andare», «Se non te ne vai ti rompo tutto e ti do fuoco al negozio» e «Ti faccio rompere la faccia».
A inizio agosto la situazione degenera. L’ingresso in scena dei complici ha alzato ulteriormente il livello dello scontro, con tentativi di imporre la chiusura dell’attività ed esplicite dimostrazioni di controllo del territorio: «Se non vuoi pagare devi chiudere», «Chiudi e te ne vai» e «Ti faccio uscire il fumo dalla testa… decidi». Di fronte all’intenzione della vittima di rivolgersi alle forze dell’ordine, la risposta è stata una vera e propria sfida: «Vai dove vuoi… Oppure ti faccio uscire il fumo dalla testa», accompagnata dall’esortazione del complice ad estrarre le armi: «Estrai la pistola e spara».
Il culmine delle minacce si è raggiunto il 9 settembre quando, mentre la vittima era al telefono con la centrale operativa della Polizia per chiedere aiuto, uno degli indagati gli ha urlato contro mimando il gesto di un’arma: «Domani vengo e ti sparo… vedi che succede domani». La notte stessa si è consumata la ritorsione fisica: l’uomo è stato affrontato sotto casa da un individuo incappucciato che lo ha colpito con due violenti pugni al volto prima di fuggire a bordo di un’auto.
L’importanza di denunciare
Nonostante il terrore, la scelta della vittima di denunciare e di documentare con precisione ogni episodio ha permesso alla Dda di Catanzaro e alla Squadra Mobile di Crotone di eseguire sei misure cautelari – due custodie in carcere e quattro arresti domiciliari, con un indagato attivamente ricercato – contestando la tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.
Spiegando la genesi del blitz, il dirigente della Squadra Mobile di Crotone, il vicequestore Costantino Belvere, ha sottolineato la gravità e il profilo dei soggetti coinvolti: «Si tratta assolutamente di criminalità storica, alcuni di questi soggetti sono vicini a clan storici della criminalità organizzata locale. La metodologia utilizzata è anche arcaica, perché hanno chiesto del denaro a titolo estorsivo a un commerciante che però non ha abbassato la testa e ci ha chiesto aiuto. Prima ci sono state delle normali richieste iniziali, per poi passare a delle minacce, anche di morte, fino a finire con un pestaggio subito dalla parte offesa».
L’esito dell’operazione è stato accolto con profonda soddisfazione dai vertici della Questura pitagorica per la svolta culturale e civica dimostrata dalla comunità. Il questore di Crotone, Renato Panvino, ha voluto evidenziare il valore sociale del coraggio della vittima e l’importanza della collaborazione tra cittadini e istituzioni: «I cittadini oggi si fidano dello Stato, denunciano e trovano le porte aperte. Questo risultato non arriva per caso, è il frutto di numerosi servizi di controllo del territorio e di molti incontri con gli imprenditori e con i commercianti. È quel canale che la Questura ha avviato da tempo in tutta la provincia: oggi i cittadini si fidano dello Stato, denunciano e le porte sono aperte. Continuo a dire che uniti potremo debellare il fenomeno mafioso». (m.ripolo@corrierecal.it)
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