Dai pagamenti in nero alle minacce di morte: la morsa dell’estorsione su un commerciante a Crotone
Le accuse di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il rifiuto del canone raddoppiato, l’intervento degli uomini del clan e il pestaggio sotto casa
CROTONE Un contratto di locazione ufficiale da 200 euro al mese e l’imposizione di una quota doppia, pretesa rigorosamente in contanti e al di fuori di ogni regola. Attorno alla richiesta di un “surplus” di duecento euro in nero sul canone di un locale commerciale, sede di un minimarket, si è sviluppata a Crotone un’intensa morsa estorsiva. Il rifiuto del commerciante di continuare a pagare la somma non dovuta di fronte alle scarse entrate dell’attività ha innescato una sequenza di ritorsioni e intimidazioni sfociate nell’ordinanza cautelare coordinata dalla Dda di Catanzaro.
Le accuse
Sui sei indagati – Amjad Ali, Antonio Ciampà, Stefano Liotti, Francesco Vallone, Valerio Franco e Leonardo Berlingieri – pendono pesanti accuse. La Procura li contesta a vario titolo per «tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso», per aver agito in concorso «mediante una serie di condotte violente e minatorie, caratterizzate dal modus operandi e dagli stilemi tipici della criminalità organizzata locale». L’obiettivo era chiaro «costringere il negoziante a versare al proprietario dell’immobile un surplus di 200 euro al mese rispetto alla somma dichiarata nel contratto di locazione». Un estorsione rimasta tentata soltanto per «cause indipendenti dalla volontà degli autori del delitto, in ragione della fiera resistenza opposta dalla vittima».
Il rifiuto di pagare in nero e le minacce
La vicenda prende forma nel mese di giugno, quando alle pretese del proprietario Stefano Liotti la vittima tenta di opporsi proponendo un tracciamento dei pagamenti tramite bonifico. La risposta via messaggio di Liotti è perentoria: «No non ho iban paghi come hai sempre fatto e assolutamente tutto entro venerdì». Poco dopo, di fronte al tentativo del commerciante straniero di saldare la quota contrattuale tramite vaglia postale, il locatore rifiuta categoricamente il versamento ribadendo: «La respingo non lo accetto. I conti non sono questi. Non fare il furbo», condendo il tutto con l’avvertimento: «Lunedì ricevi lo sfratto».
Dalle minacce verbali la pressione sul commerciante subisce una rapida escalation, con il coinvolgimento di più soggetti. Già nel mese di luglio si registrano incursioni intimidatorie nel minimarket: il 10 luglio viene sottratta merce per 180 euro con una carta priva di credito. Un paio di giorni dopo, ignoti intimano al negoziante di abbandonare l’immobile con frasi lapidarie: «Te ne devi andare» e «Se non te ne vai ti rompo tutto e ti do fuoco al negozio».
L’incalzare delle intimidazioni raggiunge il culmine nel mese di agosto, quando Francesco Vallone si presenta per intimare lo sgombero del minimarket, liquidando le spiegazioni della vittima sui pagamenti in regola con il fatto che mancavano «gli altri». Al fermo rifiuto del negoziante, Vallone abbandona il locale con un sintetico «Aspettami qui che ora torno», mantenendo la promessa dopo circa un’ora con l’arrivo in auto di Antonio Ciampà. L’ingresso in scena di Ciampà segna un momento centrale nella ricostruzione degli inquirenti. Ciampà invita il commerciante ad uscire e gli impone di pagare o di abbandonare l’attività, rivendicando apertamente il controllo della zona.
La sequenza di violenze culmina nella notte tra il 9 e il 10 settembre. Giunto presso la propria abitazione, il commerciante viene affrontato da un uomo incappucciato che lo colpisce con due pugni al volto prima di fuggire a bordo di un’utilitaria. Le indagini della Squadra Mobile di Crotone, sorrette dalle registrazioni e dalle riprese della videosorveglianza cittadina, hanno permesso al gip del Tribunale di Catanzaro di ravvisare i gravi indizi di colpevolezza e la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso per la forza intimidatoria mostrata dal gruppo. Per due degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre quattro sono stati sottoposti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazione con l’esterno. (m.ripolo@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
