Contro il tentativo di dividere chi protesta
«Gli scontri di questi giorni rallegrano, dietro la falsa indignazione, gli uomini di potere»
Non si può rimanere indifferenti dinanzi alle proteste che infiammano l’Europa. Solo i ciechi o i pavidi fingono che si tratti di ordinarie turbolenze, di complotti delle opposizioni politiche. La gente è stufa. Stufa dell’ansia constante in cui i governi la tengono. Stufa delle quotidiane falsità propagandate dai media. Stufa delle politiche autolesioniste dell’UE. Stufa di un’economia che punisce la parte più fragile della società ma anche gli agricoltori, gli operai, gli impiegati, i professionisti, i piccoli imprenditori. Stufa dei privilegi concessi ad una élite che riesce a lucrare pure dalle crisi e dai disastri. I governi, i media e quasi tutte le forze politiche sono semplici strumenti al servizio di questa élite.
Le persone comuni invocano il rispetto dei diritti garantiti dalla Costituzione, chiedono cambiamenti radicali, vogliono poter lavorare in pace e serenità, pretendono che istituzioni e media dicano la verità. È da qui che nasce la collera. È così che esplodono proteste dure, con gli inevitabili strascichi di violenze. Le devastazioni nelle città, gli assalti ai negozi, le provocazioni contro le forze dell’ordine sono da condannare con fermezza. Non solo perché sono sbagliate (con la violenza si placa solo momentaneamente la rabbia ma non si ottiene nulla), ma anche perché offrono pretesti perché i potenti strumentalizzino e sminuiscano quanto sta succedendo, trasferendo l’attenzione dell’opinione pubblica dalle ragioni delle proteste alle devastazioni delle città.
Ma non si può pretendere che chi manifesta pacificamente debba occuparsi dei facinorosi: mantenere l’ordine pubblico è compito dei prefetti, dei questori e, innanzitutto, del Ministro dell’Interno. I servizi di intelligence non possono funzionare solo se c’è da depistare indagini, costruire informazioni false, impedire che si faccia luce sui grandi delitti, come è accaduto troppe volte sino ad ora. I servizi conoscono i facinorosi (altrimenti in cosa consisterebbe l’intelligence). E tante immagini di questi giorni provenienti da tutta Europa oltre che dall’Italia mostrano infiltrati fra i manifestanti, travisati come i peggiori devastatori, che al momento opportuno tornano al riparo dietro le file della polizia. Circola anche una vecchia “confessione” pubblica nella quale l’ex presidente della repubblica Cossiga ammette sfacciatamente che questo era il suo metodo da ministro dell’interno per gettare discredito sui manifestanti. Ma, attenzione: il fine dei potenti è anche quello di contrapporre forze di polizia (giustamente allarmate dalle violenze contro di loro) e manifestanti. Le forze di polizia subiscono come tutti noi le assurde politiche dei governi europei. Quando Pasolini, nel giugno del 1968, ingaggiò la polemica contro gli studenti che manifestavano a Roma scontrandosi contro la polizia, spiegava che i poliziotti “sono figli di poveri”. Aveva ragione allora e ce l’ha ancora oggi. Gli scontri di questi giorni rallegrano, dietro la falsa indignazione, gli uomini di potere. Perché essi ottengono ciò che veramente vogliono: dividere chi subisce le conseguenze delle loro politiche nefaste e neutralizzare le proteste. (redazione@corrierecal.it)
*Avvocato e scrittore
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