«Siamo in una situazione drammatica»: l’allarme dell’imprenditore agricolo Giampà sul blocco dei tir
Ortaggi e agrumi invendibili o destinati al macero: «Rischiamo di compromettere l’intera campagna e di non poter pagare i dipendenti»
LAMEZIA TERME «Al 27 ottobre non riusciamo ad arrivare nel modo più assoluto». È questo il grido d’allarme dell’imprenditore agricolo Antonio Giampà, che descrive ai microfoni del Corriere della Calabria una situazione ormai insostenibile per le aziende del settore a causa della proroga del blocco dei autotrasporti in Calabria. Di conseguenza, la distribuzione, che normalmente rifornisce diversi mercati nazionali, si trova in un blocco totale: «In questo momento siamo completamente bloccati».



«Siamo in una situazione drammatica»
«La situazione di noi aziende agricole, soprattutto noi produttori di ortaggi e agrumicoli, che sono prodotti particolarmente deperibili, è drammatica: noi la produzione non la possiamo bloccare. E tantomeno sono prodotti che possono stare in cella giorni e giorni, perché anche in cella subiscono alterazioni dal punto di vista organolettico. Questa proroga al 27 ci ha spiazzati e ci ha messo in ginocchio, perché abbiamo già una produzione raccolta nelle celle e nei capannoni. Domani dobbiamo raccogliere di nuovo e così via, e non sappiamo che fare, perché sulle piante non la possiamo assolutamente lasciare. Lasciando il prodotto, a parte il fatto che diventa invendibile perché aumenta di dimensioni, abbiamo il problema che si stressa la pianta, rendendola improduttiva e compromettendo tutto il ciclo produttivo di cui siamo all’inizio. È un ciclo iniziato adesso che dovrebbe arrivare fino a dicembre, quindi rischiamo che venga compromessa l’intera campagna». Le ripercussioni colpiscono duramente anche la gestione del personale e dei fornitori: «Ci troviamo in grosse difficoltà perché abbiamo impegni con i fornitori e soprattutto con i dipendenti. Con noi lavorano persone stagionali che vengono da fuori e vivono alla giornata: se noi non siamo in condizione di pagarle, queste persone non hanno da vivere né da sopravvivere. La situazione è più che drammatica».
L’appello: «Necessario intervenire subito»
L’imprenditore lancia dunque un appello diretto alle istituzioni, sottolineando il legame vitale con la logistica su gomma: «L’appello che facciamo alle istituzioni è di intervenire non a risolvere il problema nostro, ma a risolvere lo sblocco dei camion: in automatico si sbloccherà anche il nostro, perché è tutto di riflesso. Noi non possiamo fare a meno di loro e loro non possono fare a meno di noi. Siamo d’accordo con la loro protesta, ma in un certo senso adesso ci sta tornando tutto contro. Cosa chiediamo alle istituzioni? Risolvete il problema a loro, così risolverete anche il nostro. Intervenire solo su di noi non serve, perché non abbiamo mezzi nostri in grado di spostare questo prodotto e, anche se ci proviamo, ci bloccano per strada. Devono essere risolti i problemi degli autotrasportatori e in automatico verranno risolti i nostri. Però questa è una cosa che deve essere fatta nel giro di un giorno, massimo due: al 27 non riusciamo ad arrivare nel modo più assoluto».
Infine, Giampà evidenzia l’impossibilità di ricorrere a canali alternativi di solidarietà e l’enorme rischio economico: «Ci è già capitato che un camion sia rimasto bloccato per quattro o cinque giorni e, quando ha scaricato, ci hanno mandato le foto di contestazione perché il prodotto era avariato ed era ormai da buttare. Oggi stiamo accumulando quintali di prodotti nella speranza che si sblocchi qualcosa; i clienti ci hanno dato tutto il sostegno e la disponibilità ad abbassare i prezzi pur di smistarli e non far perdere la merce. Ma oggi non siamo nemmeno nelle condizioni di far scattare la misura di crisi per consegnare ai banchi alimentari, che a loro volta distribuiscono alla Caritas e alle associazioni bisognose dando a noi un rimborso spese. Oggi non c’è neanche questa possibilità, perché il camion non arriverà mai a destinazione. Il problema è molto serio: se non si sblocca nulla, siamo costretti a portare tutto al macero, con il rischio di pagare anche le spese per lo smaltimento». (redazione@corrierecal.it)
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