Protesta dei tir, scaffali quasi vuoti e aziende pronte a fermarsi. «Fino a 300 lavoratori a casa»
La grande distribuzione denuncia difficoltà nei rifornimenti. A Mongrassano la Gias annuncia lo stop della produzione da domani se non si sbloccano i trasporti
CATANZARO Scaffali che cominciano a svuotarsi, prodotti freschi sempre più difficili da trovare, materie prime che non arrivano e aziende costrette a fare i conti con il rischio concreto di interrompere la produzione. La protesta degli autotrasportatori in Calabria comincia a presentare un conto pesante al sistema economico regionale. E mentre il fermo dei tir prosegue, dalla grande distribuzione organizzata all’industria agroalimentare si moltiplicano gli allarmi. A Mongrassano, nel Cosentino, una delle principali realtà produttive del settore dei surgelati è pronta a fermarsi già da domani, con conseguenze occupazionali per centinaia di lavoratori.
Supermercati in difficoltà: «Molti banchi sono quasi vuoti»
«Non riusciamo a rifornire i nostri punti vendita. Prima dello sciopero abbiamo riempito il più possibile ma oggi cominciamo ad avere seri problemi. Molti banchi sono quasi vuoti, se questa situazione non finisce il prima possibile ci saranno seri problemi». A lanciare l’allarme è Gino Noto, amministratore delegato di Az spa, società che gestisce in Calabria i supermercati a marchio Coop. Le difficoltà riguardano soprattutto i prodotti freschi, dall’ortofrutta alla pescheria, che iniziano a scarseggiare nei punti vendita. Una situazione aggravata dalla presenza dei presidi lungo le principali arterie stradali della regione, che impediscono il regolare transito dei mezzi destinati al rifornimento. «Ci sono i tir bloccati per strada, non fanno passare nulla. Questi blocchi sono disseminati nei punti strategici in tutta la Calabria, per cui diventa difficile rifornire i punti vendita», spiega Noto. Nella mattinata di oggi i rappresentanti della grande distribuzione sono stati convocati in Prefettura, alla presenza anche dei vertici delle forze dell’ordine. Sul tavolo proprio le conseguenze della mobilitazione e la necessità di individuare una soluzione che consenta alle merci di raggiungere i supermercati. «Abbiamo chiesto di fare pressione affinché i blocchi si revochino il prima possibile o quantomeno ci diano la possibilità di rifornire i punti vendita», riferisce l’amministratore delegato. Ma dalle difficoltà negli approvvigionamenti si passa anche alla denuncia di presunti episodi di intimidazione ai danni degli autotrasportatori intenzionati a proseguire il lavoro. «Questi blocchi stradali non sono legali. Si può certamente fare sciopero ma non possono vietare di lavorare a chi vuole lavorare», sostiene Noto, aggiungendo che le aziende di trasporto con cui collabora vorrebbero continuare a operare, avendo già ottenuto un adeguamento delle tariffe legato all’aumento del gasolio. E poi l’accusa più pesante: «Le nostre agenzie di trasporto vogliono lavorare però non sono nelle condizioni di farlo perché se passano da un blocco gli rompono il camion, gli tagliano le gomme. Siamo a questi livelli delinquenziali». Dichiarazioni che denunciano una situazione particolarmente tesa, pur trattandosi di episodi riferiti dall’imprenditore e non autonomamente accertati.
A Mongrassano la Gias verso lo stop: fino a 300 lavoratori a casa
Se la grande distribuzione denuncia scaffali sempre più vuoti, il settore industriale comincia a fare i conti con il rischio di interrompere completamente la produzione. È il caso della Gias, Gruppo industriale alimentari surgelati, azienda di Mongrassano, in provincia di Cosenza, specializzata nella produzione di alimenti surgelati. Una realtà con oltre 70 milioni di euro di fatturato e 400 dipendenti, tra lavoratori fissi e stagionali, che rischia di dover fermare le proprie linee produttive già da giovedì 22 ottobre. «Se domani la situazione non si sblocca ci fermiamo», annuncia Gloria Tenuta, presidente e amministratrice delegata della società, spiegando che l’interruzione delle attività potrebbe lasciare temporaneamente a casa tra i 200 e i 300 lavoratori. Il problema riguarda contemporaneamente l’arrivo delle materie prime e la possibilità di spedire i prodotti già lavorati. «Il fermo della produzione scatta già da domani perché non abbiamo più spazio dove conservare la merce e mancano gli approvvigionamenti di materia prima. Il fermo dei trasporti mette in ginocchio la filiera agroalimentare, soprattutto quella del fresco: senza camion non possiamo ricevere i prodotti agricoli né spedire i trasformati». Una paralisi che rischia quindi di coinvolgere l’intera filiera, dai produttori agricoli fino alle industrie di trasformazione, con ricadute sui livelli occupazionali e sull’economia del territorio.
«Comprendo la protesta, ma dal Governo solo annunci»
Tenuta non nasconde di comprendere le ragioni degli autotrasportatori, alle prese con l’aumento del costo del carburante e dell’energia, problemi che del resto interessano anche le aziende agroalimentari ad alto consumo energetico. Ma punta il dito contro i ritardi negli interventi governativi. «Comprendo la protesta, ma non questo continuo e incomprensibile ritardo nelle risposte da parte del governo. Finora abbiamo assistito solo a grandi annunci senza concretezza: anche il credito d’imposta per i trasportatori non è una misura sufficiente». L’imprenditrice chiede un intervento concreto delle istituzioni, avvertendo che il protrarsi dei blocchi potrebbe produrre conseguenze economiche molto più ampie. «Un blocco di una settimana significa una perdita pesante di Pil e danni incalcolabili per le grandi realtà come per la quotidianità delle piccole e medie imprese, architrave dell’economia del Sud e dell’intero Paese».
Intanto, mentre la mobilitazione degli autotrasportatori continua, la giornata di domani rischia di segnare un nuovo passaggio della crisi: non più soltanto camion fermi lungo le strade calabresi, ma anche linee produttive spente e centinaia di lavoratori costretti a rimanere a casa. (redazione@corrierecal.it)
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