Minacce di morte, Iannello racconta le due telefonate anonime: «Dopo l’attentato pensavo di poter tornare alla normalità» – VIDEO
Due frasi intimidatorie: “Uccidiamo tutti” e “Ti apriamo la pancia”. Parla il presidente del Consiglio comunale di Vibo: «Non arretrerò di un millimetro»
VIBO VALENTIA È ancora provato Antonio Iannello, presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia destinatario di gravi minacce di morte nei giorni scorsi. Due telefonate anonime ricevute con frasi intimidatorie che non lasciano spazio a interpretazioni: «Uccidiamo tutti» e «Ora ti apriamo la pancia» nell’altra, entrambe denunciate nell’immediato alla Polizia di Stato. Due chiamate durate appena cinque secondi ciascuna ed entrambe effettuate di sera, la prima attorno a mezzanotte, la seconda verso le 22:50 con voce non riconoscibile. Sarà la Questura a indagare sul caso e verificare, soprattutto, se ci sono collegamenti con il precedente attentato a Iannello, quando nel dicembre dello scorso anno ignoti hanno sparato cinque colpi d’arma da fuoco verso la sua abitazione.
«Dopo dieci mesi pensavo di poter tornare alla normalità»
A raccontare l’intimidazione è lo stesso Antonio Iannello, raggiunto dal Corriere della Calabria: «Dopo l’attentato di dicembre, pensavo che dieci mesi fossero sufficienti per mettere da parte quella situazione e riprendere la vita normale». Il presidente del Consiglio comunale spiega le due chiamate: «La prima l’ho ricevuta domenica 11 ottobre a mezzanotte, ho sporto denuncia ma ad essere sincero pensavo fosse uno scherzo. Sabato sera, invece, ricevo un’altra telefonata da un numero privato, in cui mi dicono che “mi avrebbero aperto la pancia”». Nessun accento riconoscibile, spiega ancora Iannello, anche perché le telefonate sono durate poco. Nessuna ipotesi, soprattutto, su qualche potrebbe essere il movente: «Da dicembre non è cambiato nulla, non c’è nessun elemento che possa fornire agli inquirenti per individuare i responsabili. Se potessi aiutare lo farei, anche perché darebbe una boccata d’ossigeno alla città, ma non posso neanche dare notizie prive di fondamento».
«Non arretro di un millimetro»
Il pensiero va sicuramente alla sua famiglia, preoccupata insieme a lui per questo clima di tensione: «Non siamo serenissimi» spiega Iannello. «Io ho sempre lavorato all’insegna della legalità e non arretrerò di un millimetro, perché arretra solo chi ha delle responsabilità. Se si ha la coscienza a posto, perché bisogna fare passi indietro?». Iannello resta fiducioso e si affida al lavoro degli inquirenti: «Mi auguro che vengano presto individuati i responsabili di questa vile minaccia che si ripercuote non solo su di me e la mia famiglia, ma su tutta la città e la regione». Intanto per il presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia arriva la solidarietà bipartisan della politica e delle istituzioni: questa mattina a fare visita a Iannello anche una delegazione della Cgil vibonese, guidata dalla segretaria dell’Area vasta Nadia Fortuna.


Una lunga scia di episodi inquietanti
Le minacce a Iannello, oltre all’attentato di dicembre, si inseriscono in una lunga scia di intimidazioni ed episodi inquietanti che alimentano un clima di tensione a Palazzo Luigi Razza. In poco più di un anno, infatti, si contano le intimidazioni e l’aggressione al dirigente comunale Andrea Nocita, gli atti intimidatori alla consigliera comunale Laura Pugliese, l’auto data alle fiamme alla dirigente Claudia Santoro, oltre a lettere minatorie e proiettili rinvenuti a figure legate a Palazzo Luigi Razza. Su tutti gli episodi, non legati tra loro, mantengono alta l’attenzione le forze dell’ordine. (m.russo@corrierecal.it)
L’intervista:
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