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la ricostruzione dell’ingv

Sciame sismico nel Tirreno, 69 scosse in quattro giorni. L’allerta tsunami e il test «superato» del nuovo sistema

L’istituto ricostruisce l’avviso sul rischio tsunami. È il primo evento trattato dal CAT con la nuova procedura per la stima delle allerte

Pubblicato il: 23/10/2026 – 23:12
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Sono 69 i terremoti «di magnitudo maggiore o uguale a 2.0» localizzati dall’Ingv nel Mar Tirreno Meridionale tra il 20 e il 23 ottobre. Lo rende noto l‘Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con un post su X. Il dato si riferisce alle scosse rilevate fino alle ore 19. La scossa più forte è stata quella registrata alle 12:19 di oggi che ha avuto una magnitudo di 5.5, avvertita anche in Calabria. Nel pomeriggio l’Istituto ha rilevato anche una scossa di magnitudo 5.

La mappa con la sismicità

Guardando la mappa con la sismicità dal 1985 ad oggi – scrive l’Ingv – in quest’area la sismicità è frequente con numerosi eventi di magnitudo superiore a 4.0, come quelli del 7 febbraio 2025 (Mw 4.7) e 7 settembre 2009 (Mw 4.7). Nell’area dell’arcipelago delle Eolie sono avvenuti anche eventi di magnitudo maggiore caratterizzati da profondità ipocentrali molto elevate (fino a centinaia di chilometri) legati al processo di subduzione, come l’evento del 5 maggio 2004 (Ml 5.3) avvenuto a 255 km di profondità. Più recentemente, nel marzo 2026, poco a sud della zona interessata da questi eventi, si è verificata una sequenza sismica localizzata circa 15 km a ovest di Alicudi con poco più di 50 terremoti. Il terremoto più forte magnitudo ML 4.6 (Mw 4.7) è avvenuto nella notte del 21 marzo 2026. 

La sismicità storica

Da un punto di vista della sismicità storica, rileva l’Ingv, quest’area dell’Arcipelago Eoliano è stata colpita da diversi eventi sismici, alcuni dei quali di magnitudo pari o superiore a magnitudo 5: in particolare i terremoti del 28 maggio 1980 (Mw 5.7), 20 maggio 1957 (Mw 5.2) e 21 maggio 1957 (Mw 5.3). Il terremoto del 1980 provocò danni pari a VI-VII grado MCS all’Isola di Alicudi. La zona interessata dalla sequenza in corso è prossima all’area delle Isole Eolie, regione caratterizzata da pericolosità sismica alta, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale e dai forti terremoti avvenuti in passato. La mappa di scuotimento sismico dell’evento più forte, calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al fino al V grado MCS alle Isole Eolie e in una vasta area della Sicilia settentrionale.

Il caso dell’allerta tsunami

A seguito del terremoto di magnitudo 5.5 avvenuto nel Tirreno meridionale oggi alle ore 12:19 italiane, il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV ha inviato al Dipartimento di Protezione Civile un messaggio di Informazione relativo al rischio tsunami alle 12:23. Il messaggio iniziale si basava sul calcolo rapido della magnitudo e delle coordinate ipocentrali: la procedura operativa è orientata a inviare l’eventuale allerta tsunami nel più breve tempo possibile, compatibilmente con i dati a disposizione. In seguito, alle 12:29, il CAT ha inviato al DPC un messaggio di aggiornamento in cui il livello di allerta è passato ad “Advisory” (allerta arancione). Ciò significa – scrive l’Ingv – che un maremoto di piccola entità – altezza onde inferiore a 50 centimetri e run-up atteso inferiore a 1 metro – si sarebbe potuto verificare.

La verifica con i mareografi si Strombolicchio e Ginostra

I messaggi sono stati inviati anche ai Paesi del Mediterraneo che ricevono la messaggistica dal CAT-INGV, che agisce come Tsunami Service Provider per l’UNESCO in area mediterranea. Il DPC ha inviato il messaggio alle autorità locali e a tutte le componenti del sistema di protezione civile nazionale, come previsto dalle procedure del SiAM. Queste procedure prevedono che il CAT, tramite il personale in turno H24 nella Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami di Roma, verifichi poi l’eventuale presenza di uno tsunami nelle coste prossime all’epicentro del terremoto. Questa verifica, basata inizialmente sui mareografi di Strombolicchio e Ginostra appartenenti all’ISPRA, ha permesso di escludere che ci fosse uno tsunami in corso nel Tirreno meridionale. È stato così emesso un terzo messaggio di cancellazione dell’allerta alle 13:22.

Il primo evento trattato dal CAT

Questo di oggi, è il primo evento trattato dal CAT in area mediterranea da quando è operativa una nuova procedura per la stima delle allerte: il Probabilistic Tsunami Forecasting (PTF). Il PTF è un metodo probabilistico che stima la probabilità che un terremoto generi uno tsunami e valuta i suoi possibili effetti lungo le coste, tenendo conto delle incertezze legate al processo di generazione e propagazione delle onde. Le procedure interne al CAT di calcolo dei parametri del terremoto e del possibile impatto dello tsunami, come pure quelle di trasmissione dei messaggi al DPC e da questo al territorio, hanno funzionato molto bene. Questo evento – conclude l’Ingv – può essere considerato come un test del sistema superato ottimamente. (redazione@corrierecal.it)

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