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Lo scontro

Stato di agitazione dei Vigili del Fuoco di Reggio. Attesa per il raffreddamento. I sindacati chiedono un comandante presente

Cinque sigle sindacali chiedono la revoca del reggente per il comando più grande della Calabria. Denunciati organici sotto soglia

Pubblicato il: 23/10/2026 – 12:25
di Paola Suraci
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REGGIO CALABRIA Tutto è rimandato al 4 novembre. È quel giorno che andrà in scena la procedura di raffreddamento, passaggio obbligato dopo lo stato di agitazione proclamato da Fp Cgil, Fns Cisl, Uil Fp Vvf, Conapo e Usb al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Reggio Calabria. Fino ad allora, dicono i sindacati, novità non ce ne saranno. La procedura è stata attivata e il capo del Corpo ha scelto chi rappresenterà l’Amministrazione: il direttore regionale della Basilicata, delegato a fare da arbitro. Ma chi ha firmato la protesta non nasconde lo scetticismo. Il punto da cui nasce tutto, spiegano le sigle, è la guida del Comando. Il comandante reggente, l’ing. Maurizio Lucia, ricopre anche l’incarico di direttore regionale: a Reggio, quindi, non c’è fisicamente. Il vicario c’è, ma «non può assumere le decisioni che spettano al comandante: è la prassi». Il risultato, per i sindacati, è una situazione di stallo in cui «parecchie cose sono ferme». Da qui la richiesta di nominare un comandante titolare. Il territorio di Reggio Calabria non può più essere gestito – dicono – a mezzo servizio o nei ritagli di tempo. Per questo motivo è stato formalmente investito il Dipartimento, richiedendo la revoca immediata o la drastica rivalutazione dell’attuale reggenza: si esige una guida dirigenziale stabile, presente e pienamente dedicata al Comando. Al comandante reggente Maurizio Lucia – concludono i sindacati – viene intimato il rilascio di un riscontro scritto, punto su punto, con scadenze certe.

Il comando più grande della regione

Una richiesta che, sottolineano, non riguarda una sede qualsiasi. Il Comando di Reggio Calabria è il più grande della regione per logistica, sedi e operatività: dieci le sedi distaccate, tra cui nucleo nautico, sommozzatori e aeroporto. Nel documento che ha dato avvio allo stato di agitazione i sindacati parlano di una gestione «fallimentare» e di una rottura ormai difficilmente sanabile. Denunciano un «sistematico silenzio» davanti alle loro note e incontri, a loro dire, ridotti a collegamenti via webcam fissati all’ultimo minuto, per semplici saluti o senza un ordine del giorno chiaro. Elementi che, scrivono, lascerebbero ipotizzare una potenziale condotta antisindacale. Sul piano operativo, l’elenco è lungo. La sede aeroportuale sarebbe sotto la soglia minima di sicurezza. Ci sarebbero ritardi sulla mobilità straordinaria del personale graduato e, per coprire i vuoti, si farebbe ricorso a turni prolungati, straordinario forzato e chiusura temporanea di sedi distaccate sul territorio metropolitano. Mancherebbero polo, divise, scarpe e guanti da intervento, con un magazzino la cui gestione, dicono le sigle, richiede un inventario straordinario.

Formazione e istruttori

Duro il passaggio sulla sospensione di alcuni corsi, in particolare i mantenimenti minimi obbligatori: per i sindacati non attività opzionali, ma adempimenti che garantiscono la sicurezza degli operatori. Agli istruttori, aggiungono, sarebbe stato comunicato il blocco dei fondi con la richiesta di lavorare gratis o in cambio di un pagamento futuro, nonostante arretrati mai corrisposti. «Non è tollerabile – scrivono – che inefficienze gestionali e bilanci in rosso vengano scaricati sulle spalle dei lavoratori». Completano il quadro i distaccamenti in condizioni precarie, per cui si chiede un piano straordinario di manutenzione, il lavoro agile ridotto a un giorno a settimana con l’esclusione dei Funzionari Logistico-Gestionali, e il silenzio dell’Amministrazione sul settore NBCR (Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico).

Cosa chiedono

I sindacati hanno investito il Dipartimento, domandando la revoca o una drastica rivalutazione dell’attuale reggenza e una guida «stabile, presente e pienamente dedicata». Al comandante reggente chiedono un riscontro scritto altrimenti, avvertono, la protesta salirà di tono, con iniziative più radicali e il coinvolgimento del Prefetto. Il 4 novembre dirà se c’è ancora spazio per un confronto. I sindacati, intanto, aspettano. Senza farsi troppe illusioni. (p.suraci@corrierecal.it)


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