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LA RIFLESSIONE

Oltre il caos, le ragioni della protesta

Quando i diritti si allontanano e il futuro vacilla, il dissenso esplode. Ma il caos rischia di oscurare le ragioni della protesta

Pubblicato il: 23/10/2026 – 13:13
di Ludovica Sposato
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Il Sud si ritrova in condizioni ormai critiche da giorni. Scioperi capaci di smuovere così a fondo le coscienze del popolo ci stanno portando ad avere una consapevolezza amara: ciò che stiamo vivendo è una vera e propria crisi sociale. La benzina è arrivata quasi a sfiorare il costo di 3 euro al litro, i supermercati sono vuoti e non c’è la possibilità – purtroppo o per fortuna, considerata la causa – di andare a lavorare o di andare a studiare. Siamo spinti, per le nostre necessità e i nostri diritti, a rinunciare momentaneamente a ciò che ci permette di avere un’identità propria in un mondo di superficialità. La violenza sembra essere stata l’unico mezzo per accendere un faro sulle criticità, e questa è una prova che la storia stessa ci mostra: ne sono testimoni le suffragette, che ottennero il diritto di voto dopo aver spaccato vetrate e danneggiato edifici; così come i francesi che, dal 1789, rasero al suolo la Bastiglia, e non solo, per ottenere la democrazia e i diritti dell’uomo.
Ma perché è necessaria la violenza? Perché arrivare a tanta distruzione?
La violenza che stiamo vedendo, non solo nel nostro Paese ma anche in giro per l’Europa, è piena di rabbia e rappresenta una reazione contro il logoramento sociale, non soltanto l’azione di sciacalli approfittatori di queste tensioni, che distruggono per il solo gusto di farlo. Oggi come ieri, la reazione del potere davanti a simili eventi di rivolta è la medesima: la strumentalizzazione, utilizzata da un lato per evidenziare soltanto la vetrina infranta o il monumento imbrattato, così da spostare l’attenzione pubblica dal vero motivo bisognoso di attenzione; dall’altro, la concentrazione sul caos scaturito comporta una deviazione dal vero significato della protesta voluta e attuata dai cittadini. La violenza distruttiva irrompe nelle città nel momento in cui la popolazione sente di non essere ascoltata abbastanza, trasformandosi in un tentativo disperato di annientare un’indifferenza sempre più evidente. Questo è il momento in cui una nazione, esposta a simili cambiamenti, decide di agire, di non restare a guardare mentre svaniscono nel vuoto anni di sacrifici e di sforzi. Quindi sì, forse siamo ancora in grado di riconoscere quando qualcosa non va come dovrebbe e di manifestare dissenso quando non si riesce a immaginare un futuro giusto.
È proprio questo il momento per avere un proprio pensiero, che sia mirato e critico, così forte da non poter crollare in nessun modo, forte da poter contrastare il sistema che spinge la massa sempre di più verso l’ignoranza, così da potersi sentire davvero animati.
Perché solo attraverso la piena cognizione di ciò che ci circonda possiamo considerarci, davvero, cittadini attivi.

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