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L’EVENTO 2026

Concorso Internazionale di Città del vino, consegnati gli attestati ai vincitori – VIDEO

Le cantine calabresi conquistano 24 medaglie, tra cui tre Gran Medaglie d’Oro. A Maida la cerimonia di premiazione nell’ambito dell’undicesima edizione di «Calici d’oro»

Pubblicato il: 26/10/2026 – 16:58
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Quello ottenuto dalle cantine calabresi al XIV Concorso Enologico Internazionale Città del Vino è, oggettivamente, un risultato straordinario. Su 1.500 campioni provenienti da tutta Italia (e da Georgia, Corea del Sud, Croazia, Germania, Olanda, Portogallo, Spagna, Lussemburgo, Francia, Polonia, Albania, Libano, Cile, Israele, Austria, Moldova, Grecia e Romania), la produzione vinicola calabrese ha ottenuto, nelle categorie passiti, vini bianchi, rossi, rosati, orange e spumanti, 24 medaglie, di cui 3 Gran Medaglie d’Oro, 13 ori e 8 medaglie d’argento. Le Gran Medaglie d’Oro, riconoscimento ambito, riguardano vini che superano la quotazione di 92/100. In Calabria, a ottenerle sono stati il Moscato di Saracena della Cantina Viola (93,8), il Don Raffaele della Cantina Acroneo (93) e Pian della Corte della Cantina Malena di Cirò Marina (92,4).
Le 14 medaglie d’oro sono andate ad Arasì della Cantina Merenda di Satriano, Bagliore del Monte dell’azienda di Vincenzo Iannibelli di Frascineto, al Greco di Bianco di Lucà Santino di Bianco, alla “Riserva 0727” Cirò Doc Rosso Classico Superiore di Brigante Vigneti & Cantina di Cirò, a Madama Giovanna, Gocce di Frisio e Giglio Nero dell’azienda Termine Grosso di Roccabernarda, a Batasarro Lamezia Doc Riserva e Greco Nero rosato della Cantina Statti, a Orange Pecorello e Spart Malvasia Bianca Doc Terre di Cosenza Pollino della Masseria Falvo 1727 di Saracena, a Pescanera Rosé Ippolito 1845 di Cirò Marina e Segno Cirò Rosato Doc di Librandi. I vini premiati, 9 rosati, 4 bianchi, 8 rossi, 2 passiti e uno spumante, derivano dalle varietà Gaglioppo, Magliocco, Pecorello, Greco Bianco, Malvasia, Greco di Bianco, Merlot e Guarnaccia, a conferma dei vitigni più diffusi e della tendenza a produrre rosati e bianchi freschi, insieme agli intramontabili rossi monovitigno e da blend.

Come di consueto, i premi ottenuti dalle cantine calabresi sono stati al centro dell’undicesima edizione di «Calici d’oro», la manifestazione con la quale l’associazione «L’Albero della Vite» consegna ufficialmente alle aziende gli attestati e i riconoscimenti. Una serata, svoltasi presso l’agriturismo Costanti a Maida (Cz), che ha voluto evidenziare il valore delle aziende e dei vini, ma anche dare il giusto risalto all’impegno e alla dedizione di chi si ostina a coltivare, a produrre economia sul territorio. Nel corso della serata sono stati consegnati anche i premi “Enologo Gianfranco Biondi” agli “enologi d’oro” dei vini premiati, Giuseppe Liotti, Benedetto Lorusso, Gennaro Reale e Sebastiano, e il premio “Paolo Benvenuti direttore di Città del Vino”, conferito alla cooperativa Terre della Costa Viola di Bagnara Calabra. Anima e promotrice tanto della serata quanto della partecipazione dei vini calabresi al concorso enologico internazionale, la presidente e vice coordinatrice di Città del Vino, Saveria Sesto: «Sono aumentate le cantine esordienti e provenienti da territori viticoli nuovi che si affiancano a quelli storici e tradizionali, Cirò, Lamezia o Terre di Cosenza. Abbiamo novità che provengono da Frascineto, da Satriano o dalla piana di Gioia Tauro, nuove cantine che ci dicono come sia in atto una contaminazione positiva. Se la Calabria riesce a ottenere 24 medaglie su 1.500 campioni che arrivano da tutta Italia e dall’estero, da aziende blasonate, vuol dire che la produzione regionale del vino ha acquisito dei protocolli che sono diventati per fortuna ordinari. Tra l’altro, è bene sottolineare come gli enologi riescano a rispondere con efficacia alle difficoltà del momento, che non sono poche. Penso alla peronospora e quest’anno alla cicalina, insetto che crea gravissimi problemi ai vigneti, senza trascurare il tema della perdurante siccità. In un mondo viticolo ed enologico che cambia, produttori, agronomi ed enologi affrontano la sfida dell’adattamento».
L’ultima chiosa Saveria Sesto la dedica alla platea delle imprese, dove tante sono le presenze giovani: «È un segnale decisamente incoraggiante, ci sono tanti più giovani e tante donne che apportano alle aziende un indiscutibile valore aggiunto, e penso soprattutto alle donne capaci di interpretare più ruoli, dalla vigna alla cantina».

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