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GINESTRA

’Ndrangheta, la caccia ai voti per Lucisano e il posto fisso dopo le urne per Mingrone. «Ci conto compà!»

Le intercettazioni, i soldi per la campagna, le minacce a un elettore e l’assunzione a tempo indeterminato di Mingrone nell’ottobre 2024

Pubblicato il: 28/10/2026 – 10:05
di Giorgio Curcio
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CORIGLIANO ROSSANO «Tu dammi una mano», chiede il candidato. «Io ti dico sezione e tutto», risponde il suo interlocutore. È il 20 maggio 2024 e si discute di voti, rappresentanti di lista e di un posto di lavoro. Il luogo, però, è quello della sede elettorale di Pietro Lucisano e la conversazione, secondo la Dda di Catanzaro, documenterebbe un accordo di scambio elettorale politico-mafioso tra l’allora candidato al Consiglio comunale di Corigliano-Rossano e Antonio Mingrone, ritenuto dagli investigatori vicino alla cosca rossanese. Poi, a distanza di alcuni mesi, l’uomo che avrebbe garantito il sostegno elettorale ottiene effettivamente un’assunzione a tempo indeterminato. Non nell’azienda inizialmente indicata nelle conversazioni, ma presso un’impresa edile. È uno degli elementi emersi dalla corposa inchiesta “Ginestra” della Dda di Catanzaro, culminata all’alba di oggi nell’esecuzione di 41 misure cautelari nella Sibaritide. Tra loro anche Pietro Lucisano (cl. ‘76), eletto consigliere comunale nel giugno 2024, ma anche Antonio Mingrone (cl. ‘94), entrambi finiti ai domiciliari con braccialetto elettronico. Nei loro confronti il gip ha riconosciuto la gravità indiziaria in relazione all’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso.

«Vuole il voto». L’incontro al bar e la richiesta di lavoro

I primi contatti documentati dagli investigatori risalgono all’aprile 2024. Mingrone, come riporta il gip Fabiana Giacchetti nell’ordinanza, avrebbe parlato di Lucisano con Annibale Matalone (cl. ’66) finito in carcere, manifestando «l’intenzione di ottenere un impiego, anche soltanto per i mesi estivi». Poi, il 6 maggio, i due interlocutori si sarebbero incontrati al bar Ambra di Rossano, dopo essersi accordati telefonicamente. Al rientro, Mingrone racconta a Matalone quanto sarebbe accaduto: «Quello là di stamattina, viene subito quando lo chiamo perché vuole il voto». Poi riferisce di aver avanzato una richiesta precisa: «Fammi fare almeno due al mare quest’estate… all’Ecoross». La prospettiva è quella di un’assunzione, anche temporanea, nella società che si occupa della raccolta dei rifiuti.

I soldi per la campagna e il controllo dei voti

Il passaggio decisivo è stato individuato dagli inquirenti nel corso dell’incontro del 20 maggio 2024, all’interno della sede elettorale di Lucisano. Il colloquio, intercettato dagli investigatori, avrebbe riguardato l’organizzazione della campagna e le operazioni di scrutinio previste per il 10 giugno. «Trovami qualche ragazzo», chiede Lucisano. L’obiettivo, secondo quanto emerge dalla conversazione, è avere persone che annotino i risultati delle singole sezioni elettorali. Il candidato promette loro anche un «regalino». Nel corso dell’incontro, Lucisano avrebbe consegnato a Mingrone una somma di denaro, il cui importo non è quantificato nell’ordinanza, accompagnando il gesto con una frase: «Ecco… tieni questi, offrici qualche caffè a qualcuno per questa campagna elettorale e dopo che poi votiamo, poi…». Per il gip quel riferimento al periodo successivo alle elezioni rappresenta un ulteriore elemento a sostegno dell’ipotesi accusatoria e cioè la promessa di interessarsi all’assunzione di Mingrone. «Ci conto compà!», aggiunge Lucisano. La risposta arriva immediatamente: «Io scrivo tutto». E ancora: «Tu puoi andare tranquillo, io ti dico sezione e tutto».

Le minacce prima del voto: «Altrimenti lo picchio»

L’attività di Mingrone non si sarebbe limitata ai contatti con il candidato. Le intercettazioni dei giorni successivi documentano, secondo la Dda e come riportato nell’ordinanza firmata dal gip, «un’intensa ricerca di consensi accompagnata anche da atteggiamenti intimidatori». Il 7 giugno 2024, alla vigilia dell’apertura delle urne, Mingrone avrebbe «consegnato a un conoscente un volantino elettorale, chiedendogli di recapitarlo a un’altra persona e di informarsi sulla sezione nella quale avrebbe votato» si legge ancora nell’ordinanza. «Così deve fare, come c’è qua deve fare», dice, prima di aggiungere: «Altrimenti a questo lo picchio poi… diglielo». La minaccia viene ripetuta nel corso dello stesso colloquio. Sempre secondo la ricostruzione investigativa, il conoscente avrebbe poi confermato attraverso WhatsApp di aver consegnato il materiale, indicando anche la zona nella quale l’elettore avrebbe votato. Un’attività di propaganda che, secondo il gip, assume rilievo anche per le modalità aggressive con cui sarebbe stata esercitata. Il 10 giugno, durante lo spoglio, Mingrone risulta impiegato come rappresentante di lista ed è inserito in un gruppo WhatsApp creato da Lucisano per raccogliere i risultati delle sezioni. In una conversazione rivendica il lavoro svolto: «Tutta Rossano sopra l’ho fatta votare Lucisano», aggiungendo di aver raccolto consensi anche a Corigliano.

Dopo le elezioni, la ricerca del posto di lavoro

Lucisano viene eletto consigliere comunale, ma per Mingrone la questione dell’impiego rimane aperta. Il 13 giugno 2024, appena tre giorni dopo lo scrutinio, l’uomo racconta di doversi recare nello studio del neoeletto consigliere per «firmare una carta» annota il gip nell’ordinanza. Poi, in serata, gli avrebbe inviato anche l’immagine di un annuncio pubblicato su Facebook relativo alla ricerca di trenta operatori ecologici da parte di Ecoross. Il messaggio che accompagna la fotografia è eloquente: «Vedi ora inizia zio Piè». Le settimane trascorrono e Mingrone torna a sollecitare il consigliere. Il 27 agosto gli scrive di trovarsi in una situazione personale difficile: «Sono in mezzo a una strada e non ci posso stare più così». Poi aggiunge: «La situazione ora è tragica che ho 30 anni». Il 16 settembre i due si incontrano nuovamente. È un colloquio particolarmente significativo nella ricostruzione della Dda perché Lucisano avrebbe chiesto a Mingrone se avesse carichi pendenti o condanne penali e l’interlocutore risponde di essere «pulito» manifestando la disponibilità ad accettare qualsiasi lavoro, anche di pochi mesi. «Dammi due o tre giorni che vedo quello che devo fare», replica il consigliere, prospettando la possibilità di presentare una nuova domanda di assunzione e seguirne personalmente l’iter. Lucisano aggiunge anche una precisazione: «Io ora siccome per telefono non te lo potevo dire».

L’assunzione a tempo indeterminato del 2 ottobre

Gli investigatori sono convinti di aver individuato un riscontro documentale alle conversazioni quando il 24 settembre 2024 Mingrone viene indirizzato presso l’agenzia per il lavoro “Imforma”, a Rossano. Qui, infatti, avrebbe incontrato il personale incaricato e compila la documentazione necessaria per l’assunzione. Il 2 ottobre 2024 Antonio Mingrone viene assunto con contratto a tempo indeterminato, come manovale edile. Il 9 ottobre, parlando con un altro uomo, Mingrone racconta di aver rifiutato una proposta trimestrale di Ecoross e di aver preferito il nuovo impiego stabile. «Io sono indeterminato», afferma. Poi aggiunge: «Mi ha proprio salvato, non aspettavo altro che questa assunzione». È la conclusione di un percorso che, nella lettura della Dda e del gip, avrebbe avuto origine durante la campagna elettorale. Dalle richieste di sostegno e dalle promesse di lavoro si arriva all’effettiva stipulazione di un contratto, elemento che il giudice considera particolarmente significativo per la ricostruzione del presunto scambio politico-mafioso. (g.curcio@corrierecal.it)

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