’Ndrangheta, il posto alla centrale Enel per il figlio del boss. Le pressioni e la denuncia del dirigente
Le intercettazioni sull’assunzione di Antonio Galluzzi nella società di vigilanza, il ruolo dei sindacalisti e il peso del padre Salvatore. Il responsabile dell’impianto si presentò ai carabinieri
CORIGLIANO ROSSANO «Ma se no vengo a parlare io dentro!». È il 5 maggio 2022 quando Marco Pacenza, sindacalista della Uiltec Calabria, racconta a un conoscente le parole che gli avrebbe rivolto Salvatore Galluzzi (classe 1976), finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta «Ginestra» perché ritenuto dagli investigatori il capo della cosca di ’ndrangheta di Rossano. Il problema riguarda il figlio Antonio, in attesa di un’assunzione alla portineria della centrale Enel. Le settimane passano, il contratto non arriva e il padre, secondo quanto riferito dal sindacalista nella conversazione intercettata, avrebbe prospettato la possibilità di presentarsi personalmente dai dirigenti dell’impianto. Un intervento che, nel racconto di Pacenza, avrebbe potuto intimorire gli interlocutori: «Si spaventano». È questo uno dei passaggi significativi dell’inchiesta “Ginestra”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che nell’ordinanza firmata dal gip Fabiana Giacchetti dedica un intero capitolo alle ingerenze nelle assunzioni presso la centrale termoelettrica di Rossano. Una vicenda ricostruita attraverso telefonate, incontri, intercettazioni e verifiche documentali, conclusasi con l’effettiva assunzione di Antonio Galluzzi da parte della società Cosmopol Vigilanza, incaricata del servizio di portineria e sicurezza del sito industriale.
Ma c’è un altro elemento. Il 26 ottobre 2022, Filippo Lo Nigro, responsabile dell’impianto Enel di Rossano, si presenta spontaneamente ai carabinieri per riferire una serie di accadimenti relativi proprio a quella assunzione. Una storia nella quale, secondo gli investigatori, le normali rivendicazioni occupazionali si intrecciano con la forza intimidatoria attribuita a una delle famiglie di primo piano della criminalità rossanese.
La centrale Enel e gli interessi della cosca
La centrale termoelettrica di Rossano, in località Cutura, è stata per decenni uno dei principali poli industriali della Sibaritide. Con la riduzione della produzione energetica e l’avvio delle attività di dismissione e bonifica, numerose imprese esterne hanno operato nell’impianto. Nelle carte dell’inchiesta gli investigatori rilevano che alcune aziende avevano assunto lavoratori legati da rapporti familiari o personali a esponenti della criminalità organizzata locale. Tra i nomi riportati figurano familiari di appartenenti ai gruppi Arturi, Esposito, Manzi, Morfò e Galluzzi. Rapporti di parentela che, naturalmente, non dimostrano di per sé responsabilità penali dei lavoratori. Il 9 novembre 2021 un furgone della società Armofer, impegnata nello smantellamento della centrale, viene incendiato a Rossano. Il responsabile del cantiere dichiara di non avere sospetti sugli autori e nega di aver ricevuto minacce o richieste estorsive. L’episodio spinge tuttavia i carabinieri ad approfondire anche il tema delle assunzioni nelle imprese operanti presso l’impianto. Nell’ambito degli accertamenti vengono monitorate le conversazioni dei sindacalisti Marco Pacenza, già dipendente Enel e segretario regionale della Uiltec Calabria, e Luciano Campilongo, pensionato e coordinatore Uil di Corigliano-Rossano. I due, non destinatari di misure cautelari nell’inchiesta «Ginestra», compaiono ripetutamente nelle intercettazioni relative all’assunzione del figlio di Galluzzi.
«Non so più cosa dirgli»
Antonio Galluzzi aveva già lavorato per alcune imprese impegnate nella dismissione della centrale. Tra il 2021 e il 2022 cerca una nuova occupazione, questa volta nella portineria affidata a Cosmopol Vigilanza. Nelle riunioni documentate dagli investigatori, Campilongo espone il caso del lavoratore, spiegando che non sarebbe più stato nelle condizioni di svolgere mansioni sui ponteggi e che avrebbe preferito un impiego meno gravoso. Il sindacalista propone inizialmente un inserimento anche a tempo parziale, in attesa che si liberi un posto per il pensionamento di un dipendente del servizio. Campilongo precisa che Galluzzi non è neppure un suo iscritto, ma sostiene che il sindacato debba occuparsi di tutti i lavoratori. Poi introduce un altro argomento: racconta di averlo più volte dissuaso dall’incatenarsi ai cancelli della centrale per protestare contro la mancata assunzione. «Ho cercato di evitare che questo venisse a incatenare qua più volte!», riferisce durante una riunione. Una dirigente Enel osserva che il protocollo sul riassorbimento dei lavoratori riguardava le attività di demolizione, non il servizio di portineria, dove un nuovo ingresso avrebbe potuto ridurre gli straordinari degli addetti già occupati. Il confronto si irrigidisce. Campilongo lascia intendere di non poter più garantire che il lavoratore rinunci a iniziative di protesta: «Poi non vi meravigliate che quello venga qua! Io mi tiro fuori, così evitiamo problemi».
Il pensionamento che avrebbe liberato il posto
Nel marzo 2022 l’attenzione si concentra sul dipendente prossimo al pensionamento. Il 22 marzo Campilongo riferisce ad Antonio Galluzzi di aver contattato il responsabile delle relazioni industriali di Cosmopol e fa riferimento alla possibilità che l’azienda interrompa il rapporto di lavoro con l’anziano dipendente, prossimo ai 68 anni, per sbloccare la nuova assunzione. Galluzzi, a sua volta, suggerisce di far presente ai responsabili della società che l’eventuale mancato intervento potrebbe esporli a una denuncia. Il giorno successivo, 23 marzo, una telecamera registra l’arrivo di Salvatore Galluzzi e del figlio Antonio al Vanity Caffè di Rossano. Antonio telefona a Campilongo per conoscere gli sviluppi della vicenda. Il padre ascolta la conversazione e a un certo punto interviene, suggerendo al figlio di riferire che, in caso di ulteriori difficoltà, sarebbe potuto andare lui a parlare con gli interlocutori. «Che se no gli va a parlare papà», dice. Le conversazioni proseguono nelle settimane successive, tra rassicurazioni e nuovi rinvii.
«Lui ha lo spessore. E deve andare a lavorare»
Un’altra intercettazione significativa è quella del 28 aprile 2022, quando Pacenza conversa con Filippo Lo Nigro, da poco diventato responsabile dell’impianto Enel di Rossano. Il dirigente chiede informazioni sulle assunzioni in portineria e il sindacalista spiega che i lavoratori interessati sono due, tra cui Antonio Galluzzi. Pacenza rivendica di essersi personalmente interessato alla sua posizione. Sottolinea che Antonio è incensurato, ma fa anche riferimento alla reputazione criminale della famiglia di provenienza. «Adesso purtroppo lui ha lo spessore […] e lui deve andare a lavorare», afferma. Il riferimento allo «spessore» viene interpretato dagli investigatori come un’allusione alla caratura criminale del padre. Il sindacalista parla anche delle resistenze dei lavoratori già presenti nella portineria, preoccupati per una possibile riduzione degli straordinari. E osserva che, qualora fosse arrivato Galluzzi, nessuno avrebbe protestato. «I portieri sanno che se viene Galluzzi non diranno “A”, non la aprono la bocca». Parole che, secondo la ricostruzione investigativa, mostrerebbero quanto il peso del cognome fosse considerato rilevante anche nei rapporti di lavoro.
«Ma se no vengo a parlare io dentro!»
Il 5 maggio 2022 Pacenza racconta a un conoscente un precedente colloquio con Salvatore Galluzzi. Il presunto capo della cosca, secondo il suo racconto, si sarebbe lamentato dei continui rinvii, prospettando un intervento diretto presso la centrale. «Stanno giocando all’Enel!», avrebbe detto. Pacenza riferisce di averlo rassicurato, spiegandogli che entro la metà di giugno il figlio avrebbe probabilmente ottenuto il posto. «Il ragazzo entra! Devi stare calmo calmo!», sostiene di avergli risposto. Ma Galluzzi avrebbe insistito sulla possibilità di presentarsi personalmente nell’impianto: «Ma se no vengo a parlare io dentro!». Il sindacalista, nel riferire l’episodio, richiama anche il timore che quella presenza avrebbe potuto suscitare. Sostiene quindi di aver cercato di dissuadere Galluzzi, spiegandogli che le procedure per le assunzioni coinvolgevano più interlocutori.
Il contratto e la sede indicata a Potenza
La situazione si sblocca nell’estate del 2022. Il 4 luglio Campilongo comunica ad Antonio Galluzzi che il dipendente prossimo al pensionamento avrebbe lasciato il servizio dal primo agosto. Il 12 agosto 2022 Galluzzi viene convocato da Cosmopol per la firma del contratto. C’è però un dettaglio da sistemare: nel documento la sede di lavoro indicata risulta essere Potenza, e non Rossano. Galluzzi contatta Campilongo, gli trasmette il contratto e riceve rassicurazioni sul fatto che la questione sarebbe stata risolta. Gli accertamenti dell’Inps, riportati nell’ordinanza, confermano che Antonio Galluzzi viene assunto dalla Cosmopol Vigilanza con decorrenza dal 13 agosto 2022. Il rapporto di lavoro conosce inizialmente alcune difficoltà: il 22 agosto Galluzzi viene allontanato dalla portineria per problematiche riferite nelle intercettazioni, tra cui la mancanza di certificazioni mediche e della divisa. Secondo le conversazioni acquisite, riprenderà a lavorare dal 15 settembre.
Il dirigente Enel che si presentò dai carabinieri
Il passaggio conclusivo arriva il 26 ottobre 2022. Quel giorno Filippo Lo Nigro, Assets Manager del gruppo Enel e responsabile della centrale di Rossano, si presenta spontaneamente al Reparto territoriale dei carabinieri di Corigliano-Rossano. Il dirigente riferisce una serie di accadimenti relativi alle assunzioni e descrive le insistenze di diversi rappresentanti sindacali, tra i quali Pacenza e Campilongo, per favorire l’inserimento di Antonio Galluzzi nella portineria affidata a Cosmopol. Lo Nigro fa anche riferimento alla notorietà del cognome dell’aspirante dipendente: «Il suo cognome lo avevo già sentito in relazione al panorama criminale del territorio, che è cosa notoria», dichiara secondo quanto riportato dal gip. Nell’esposto viene ricordato che il servizio di portineria garantiva un impiego stabile e che l’assunzione, nonostante le sospensioni, risultava confermata fino a quel momento. L’iniziativa del dirigente si aggiunge così alle intercettazioni e agli accertamenti amministrativi nella ricostruzione delle presunte ingerenze della criminalità organizzata nelle dinamiche occupazionali del territorio. Una vicenda nella quale il peso attribuito a un cognome mafioso avrebbe finito per condizionare anche i rapporti legati al lavoro. (g.curcio@corrierecal.it)
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