Omicidi, pax e il filo diretto con il Crimine di Cirò. La Dda ricostruisce la nuova geografia criminale della Sibaritide
La presenza della criminalità organizzata continua a mostrare il proprio volto più cruento: una ‘ndrangheta non solo imprenditoriale
CORIGLIANO ROSSANO La presenza della criminalità organizzata nella Sibaritide continua a mostrare il proprio volto più cruento: il segno di una ‘ndrangheta non solo imprenditoriale ma anche e soprattutto criminale. La Sibaritide è diventata un’emergenza, anche sul piano dell’ordine pubblico. La domanda che muove l’azione della Dda di Catanzaro che negli ultimi anni ha coordinato decine di operazioni resta sempre la medesima: come si combatte una cosca dotata di un assetto militare?
Da Cirillo a Carelli, il primo locale ‘ndranghetistico
Erano gli anni ’80 quando Giuseppe Cirillo, per tutti “don Peppe”, imprenditore originario del salernitano, si trasferisce in Calabria dove, con il beneplacito dei cirotani, costituisce il locale di Sibari radunando «tutte le ‘ndrine, comprese quelle dei centri più importanti come quella di Corigliano Calabro di Santo Carelli, Rossano e Cassano allo Ionio».
La “Galassia” degli Abbruzzese e dei Forastefano
L’operazione “Galassia“, nel 1995, rompe gli equilibri criminali. Giuseppe Cirillo, nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia, con le confessioni rese ai magistrati contribuisce alla conclusione di una inchiesta che assesta un duro colpo alla mala coriglianese. Gli arresti mettono in ginocchio le cosche, le nuove leve si fanno spazio, sullo scacchiere criminale fanno capolino le famiglie Abbruzzese e Forastefano. Tra il 1999 ed il 2004, le due famiglie si contendono il controllo delle attività illecite nella piana di Sibari, superano qualsiasi ipotesi non belligerante e risolvono i dissidi a colpi d’arma da fuoco. Franco Abbruzzese alias “Dentuzzo” è la «figura di riferimento per tutto il crimine organizzato della Sibaritide». Tra i fedelissimi, annovera Nicola Acri, alias “occhi di ghiaccio”, un killer spietato, poi diventato collaboratore di giustizia. Sono le sue rivelazioni a consentire ai magistrati di ricostruire i dettagli di alcuni omicidi di ‘ndrangheta e sono sempre le sue confessioni a fornire un quadro aggiornato della geografia criminale della Piana. “Dentuzzo” guida le ambizioni criminali degli Zingari sul territorio, lo spaccio degli stupefacenti è il core business della cosca, e chi prova ad opporsi paga con il sangue. Il 6 gennaio 1999, nel centro abitato di Lauropoli vengono uccisi Biagio Nucerito e Giuseppe Cristaldi, il 10 luglio la stessa sorte tocca a Giovanbattista Atene. In una estate particolarmente rovente, cade in un agguato anche Giuseppe Romeo Un dominio incontrastato e incontrastabile quello del clan di etnia rom, almeno fino ai primi anni 2000, quando sulla scena criminale compare la famiglia Forastefano. La ferocia del “nuovo” clan sorprende gli Zingari piegati da due delitti eccellenti: il 3 ottobre 2002, Antonio Forastefano uccide Eduardo Pepe e Fioravante Abbruzzese. La mattanza prosegue, l’8 giugno 2003, nel mirino delal mala finisce Nicola Abbruzzese, che nel frattempo aveva assunto la guida del locale. Seguiranno altri fatti di sangue, ma – nel 2007 – l’operazione “Omnia” porterà alla disarticolazione della cosca. Il blitz avrà effetti devastanti, i vertici vengono decapitati, alcuni fedelissimi saltano il fosso e collaborano con la magistratura.
La pax
I tempi sono maturi per firmare un patto di non belligerenza, il sangue versato sulle strade ha soddisfatto solo la sete di vendetta, i morti ammazzati attirano le forze dell’ordine e i business ne risentono. Una circostanza, come spesso accade, che anche nella Sibaritide convince le fazioni contrapposte a seppellire l’ascia di guerra ed a trovare un compromesso. E’ un episodio, narrato nel corso della requisitoria dle processo “Athena” dal pm della Dda di Catanzaro Alessandro Riello a svelare l’alleanza tra il clan di etnia rom e i Forastefano. L’episodio riguarda una tentata estorsione che assume rilevanza e valore «sul piano della ricostruzione della geografia criminale della Sibaritide, perché commessa in concorso tra Luigi Abbruzzese e Pasquale Forastefano».
Per Riello, non ci sono dubbi, «abbiamo nei fatti, oltre che nei reati commessi, nelle intercettazioni, nel narrato dei collaboratori, la prova di questa pace siglata sull’altare delle cointeressenze criminali tra la cosca Abbruzzese e la cosca Forastefano».
La cosca Acri e i rapporti con il Crimine di Cirò
Nel quadro della criminalità organizzata della Sibaritide, un ruolo centrale è attribuito alla cosca rossanese riconducibile a Nicola Acri. La sua esistenza e operatività sono state oggetto di diversi procedimenti, a partire dall’indagine “Ombra”, che aveva ricostruito l’attività di un’associazione armata dedita al traffico di cocaina nel centro storico di Rossano e nei comuni limitrofi. Il successivo procedimento “Stop”, culminato nell’esecuzione di misure cautelari il 19 giugno 2013, rappresentò un ulteriore passaggio decisivo. L’indagine contestava a diversi soggetti, a vario titolo, di avere diretto, organizzato o partecipato a un’associazione di stampo ’ndranghetistico operante a Rossano e nei comuni vicini.
Le vicende legate alla cosca Acri non possono essere analizzate senza tener conto delle realtà criminali del Crotonese. Le ricostruzioni investigative richiamano, infatti, i rapporti con il locale di Cirò. Nel procedimento “Galassia”, la procura ricostruisce la trasformazione del gruppo cirotano in una struttura autonoma e gerarchicamente organizzata. Altri procedimenti, tra cui “Bellerofonte”, hanno svelato il peso della locale nell’area dell’alto Ionio Cosentino e i suoi rapporti con le organizzazioni della Sibaritide. Secondo gli elementi richiamati nella recente inchiesta “Ginestra“, il gruppo rossanese sarebbe rimasto legato al Crimine di Cirò anche durante la reggenza di Nicola Acri. Un tempo affiliato al gruppo degli Abbruzzese, il pentito ha poi assunto la guida dell’articolazione rossanese con l’avallo dei vertici cirotani. I rapporti sono proseguiti anche attraverso le affiliazioni formali di alcuni esponenti del gruppo, con il coinvolgimento di figure di vertice del locale del Crotonese. A tal proposito, gli investigatori hanno intercettato – nel corso degli anni – una serie di incontri tra esponenti del clan rossanese e soggetti ritenuti appartenenti all’organizzazione cirotana. (f.benincasa@corrierecal.it)
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