Calabria in bilico (come tutto il Bel Paese), fra tutela e distruzione del paesaggio
Dalla stagione dei pionieri dell’escursionismo al boom dei Cammini
Ho guidato, nella mia ormai lunga esperienza di camminatore e giornalista, sin dai primi anni Novanta, tanti gruppi di escursionisti in Calabria, una regione di incomparabile bellezza. Ho ricordi meravigliosi del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte quando ancora non erano divenuti parchi nazionali. Ad accompagnarmi erano, già in quegli anni che sembrano così lontani, le pagine intense e appassionate di Francesco Bevilacqua. I ricordi sono tantissimi e mi riportano alla memoria una Calabria caratterizzata da paesaggi montani fra i più vari ed affascinanti che avessi visto, che custodiscono una ricchezza di biodiversità vegetale e animale unica. Come uniche erano le nostre avventure a contatto con storie che profumavano d’antico, mentre alcuni giovani appassionati provavano a vivere in e di montagna ed hanno poi realizzato i loro sogni ridando dignità a storie, tradizioni, luoghi che sembravano perduti. Come non pensare alla traversata da mare a mare a cavallo tra Basilicata e Calabria per assaporare il fascino discreto dell’Orsomarso e dei crinali del Pollino? Viaggio indimenticabile che mi fece conoscere Carmelo Propato e la moglie Rossana, giovani e appassionati gestori del rifugio De Gasperi. Erano anni in cui l’escursionismo, soprattutto al Sud, era ancora agli albori e la cultura della conservazione muoveva i primi passi in mezzo a tante difficoltà. I parchi naturali provavano a fare capolino tra mille ostacoli istituzionali e le opposizioni delle popolazioni locali: storia comune a tante altre aree della Penisola. Nessuno parlava di Cammini e di turismo lento e non c’erano le folle domenicali lungo i sentieri. I “pionieri” dell’escursionismo potevano tornare a casa con gli occhi lucidi di gioia per aver ammirato panorami mozzafiato con immersione di corpo e anima in una natura incontaminata. Da circa un decennio c’è stata una trasformazione antropologica profonda, anche a seguito dell’Anno Nazionale dei Cammini indetto dall’allora ministro della Cultura Franceschini. La Penisola ha visto sbocciare itinerari culturali o pseudo-religiosi in ogni dove e anche in Calabria si sono realizzati progetti molto interessanti. Ci tengo a sottolineare, tra i tanti meritevoli d’attenzione, il Kalabria Coast to Coast, il Cammino più breve che collega due mari. Camminare lungo questo itinerario di soli 58 km, più qualche piccola variante, è un’esperienza immersiva unica. Gli ideatori hanno lavorato sodo per rendere tutto il Cammino accessibile e attento ad un’ospitalità che mi piace definire avvolgente. Ebbene, proprio lungo questo itinerario dai paesaggi variegati e unici si è previsto il posizionamento dell’ennesimo grande impianto eolico calabrese. Domenica primo novembre con una importante iniziativa dal titolo “Incendi e parchi eolici: la distruzione del territorio in Calabria”, in cui lo scrittore Francesco Bevilacqua dialogherà con importanti rappresentanti delle associazioni impegnate nella difesa della natura, presso l’Antico Mulino delle fate di Lamezia Terme. Ecco il paradosso di questa nostra strana contemporaneità, proprio in un presente segnato da un’attenzione particolare verso il cosiddetto turismo lento ed esperienziale che dovrebbe nutrirsi di bellezza, si moltiplicano interventi ad altissimo impatto come i mega impianti eolici di cui la Calabria è ormai piena in ogni dove. Sarebbe da domandarsi seriamente, su quale modello di sviluppo e di promozione sociale economica e culturale vuole puntare una Regione che nel binomio natura-cultura poteva e può finalmente trovare una profonda rigenerazione e costruire un inatteso futuro. Tutto questo nel quadro complessivo delle politiche paesaggistiche dell’intero Bel Paese che da Nord a Sud rischia di essere sommerso da una valanga di manomissioni del territorio in nome di una modernità fraintesa.
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