’Ndrangheta, la polizia cerca Paula e trova l’uomo di fiducia di Pasquino nell’appartamento degli Assisi
A San Paolo Christian Sambati spiega agli agenti che è stata la moglie di Patrick a dargli l’alloggio. Il racconto dell’ex broker ora pentito sull’invito a «continuare il lavoro con gli Assisi»
LAMEZIA TERME Quando la Polizia federale brasiliana entra nell’appartamento di San Paolo, Paula Simoes Assisi non c’è. Dentro trova a sorpresa Christian Sambati (1996), l’uomo che Vincenzo Pasquino descriverà ai magistrati come una persona della quale si fidava «ciecamente». È il 24 marzo 2022 e, mentre un’altra perquisizione raggiunge la villa di Itupeva dove si trova la moglie di Patrick Assisi, gli agenti controllano anche l’alloggio di Rua Alvorada. Sambati spiega di essere lì con l’autorizzazione di Paula. Un episodio ricostruito negli atti brasiliani acquisiti nell’inchiesta Samba e ripreso nell’informativa dei carabinieri del Ros di Torino. L’appartamento, secondo gli investigatori italiani, era nella disponibilità degli Assisi e aveva ospitato anche la moglie di Pasquino. Un luogo che permette di ricostruire i rapporti tra Paula, la famiglia del futuro collaboratore e il suo uomo di fiducia, poi condannato in primo grado a dodici anni di reclusione nel processo abbreviato Samba.
Chi è Paula Simoes e perché il suo nome torna nelle indagini
Paula Simoes Assisi è la moglie di Patrick Assisi, arrestato in Brasile nel luglio 2019 insieme al padre Nicola. Dopo la cattura dei due, gli investigatori hanno cercato di ricostruire chi avesse mantenuto i contatti con i fornitori brasiliani. È in questo passaggio che il nome di Paula entra già nelle carte di Samba perché la donna, secondo l’accusa, «avrebbe seguito dal Brasile le indicazioni del marito detenuto, tenuto i rapporti con fornitori e creditori e contribuito a proseguire i traffici per conto della famiglia». Il suo nome è tornato d’attualità nel settembre 2026, quando è stata arrestata in Brasile nell’operazione Eredità, l’inchiesta che punta a ricostruire come siano proseguite le spedizioni di cocaina verso l’Europa dopo l’arresto degli Assisi. Già quattro anni prima, però, la polizia brasiliana aveva documentato un rapporto che sarebbe riaffiorato negli interrogatori di Pasquino: quello tra Paula e Christian Sambati, l’uomo di sua fiducia ospitato nell’appartamento di San Paolo.

La perquisizione e i dispositivi sequestrati
L’accesso rientra nell’operazione brasiliana Retis. Il rapporto indica Paula come destinataria dell’attività di ricerca, precisando però che non risiedeva nell’alloggio e che lo aveva concesso a Sambati. Nel riepilogo del Ros si legge che quest’ultimo, nel giustificare la propria presenza, riferisce anche di non conoscere l’indirizzo in cui la donna dimorava. Gli agenti nel corso del blitz trovano e sequestrano quattro telefoni cellulari, un iPad e un MacBook. Sambati, però, non fornisce le password di sblocco. Una circostanza che, secondo il verbale, impedisce nell’immediato di ricavare ulteriori informazioni dai dispositivi. Durante il sopralluogo vengono fotografati anche fogli con annotazioni e riferimenti ad account iCloud, ritenuti potenzialmente utili alle successive verifiche. Ma c’è un dettaglio ancora più rilevante. Già perché il rapporto contiene una conclusione precisa e cioè che gli accertamenti compiuti in quella occasione non consentono alla squadra di accertare la commissione del reato ipotizzato. È il limite di quella specifica attività, da tenere distinto sia dagli sviluppi dell’indagine sia dalle responsabilità successivamente riconosciute a Sambati nel processo italiano.
L’appartamento utilizzato da Paula
Nell’informativa, infatti, il Ros torna sull’immobile nel capitolo dedicato alle disponibilità immobiliari. Attraverso le conversazioni WhatsApp di Paula, gli investigatori lo riconducono alla famiglia Assisi e ne descrivono l’utilizzo per ospitare Morena Maggiore, moglie di Pasquino, durante il soggiorno in Brasile finalizzato a fare visita al marito detenuto. La presenza di Sambati, accertata il giorno della perquisizione, si inserisce dunque in una rete di rapporti già ricostruita attraverso i messaggi. Il Ros riferisce inoltre del sequestro dell’immobile da parte delle autorità brasiliane. La disponibilità dell’alloggio e la proprietà formale restano in ogni caso su piani differenti secondo gli inquirenti perché le carte descrivono soprattutto chi poteva utilizzarlo e chi vi veniva ospitato. È su questo terreno che emerge il ruolo di Paula, capace di assicurare una sistemazione a persone vicine a Pasquino.
«Era il mio uomo di fiducia»
A spiegare il rapporto con Sambati sarà poi lo stesso Vincenzo Pasquino (cl. ’91) ex “re” dei broker nel narcotraffico internazionale, legato alla ‘ndrangheta, ormai collaboratore di giustizia. E nelle dichiarazioni riportate nelle motivazioni della sentenza Samba, l’ex latitante catturato insieme a Rocco Morabito in Brasile, spiega tutto. «Chiedevo a Cristian Sambati di venire ad aiutarmi perché lui era il mio ragazzo, era il mio uomo di fiducia», racconta. E aggiunge: «Lui non è affiliato, ma di lui mi fidavo ciecamente». Il collaboratore gli attribuisce un coinvolgimento nei traffici, compresa la vicenda dei 440 chili di cocaina destinati a Malaga, e riferisce dell’aiuto ricevuto per imballare lo stupefacente. Ma descrive anche l’assistenza alla propria famiglia dopo il suo arresto in Brasile: Sambati avrebbe raggiunto la moglie per darle una mano. È in questa fase che, secondo il racconto, interviene Paula. «Nel periodo di Natale Paula Assisi ha invitato mia moglie ad andare San Paolo da loro», dichiara Pasquino. L’invito viene esteso a Sambati con una finalità che il collaboratore indica esplicitamente: «Presentargli delle persone e consentirgli di continuare il lavoro con gli Assisi, proseguendo nella strada aperta da Patrick». La perquisizione documenta la presenza di Sambati nell’appartamento messo a disposizione da Paula. Le finalità legate alla prosecuzione degli affari sono invece quelle riferite da Pasquino: elementi da leggere insieme, mantenendone distinta la provenienza.
I contatti nella scheda telefonica
Un ulteriore dettaglio compare nell’annotazione del Ros del 21 settembre 2023, dedicata all’analisi di cinque copie forensi di schede telefoniche trasmesse dalle autorità brasiliane. In una delle schede, contrassegnata “Christian (Paula)”, sono memorizzati il contatto “Paula”, associato dagli investigatori all’utenza della donna, e un altro numero ricondotto a Morena Maggiore. Sono dati di rubrica, non conversazioni che dimostrino operazioni di narcotraffico. Documentano però anche sul piano telefonico i collegamenti personali descritti negli altri atti.
La condanna di Sambati
Il ruolo di Sambati nell’organizzazione è stato affrontato dal gup di Torino Giovanna Di Maria, che nella sentenza del 10 marzo 2026 lo ha ritenuto partecipe del sodalizio, descrivendolo come il braccio destro di Pasquino. La condanna a dodici anni, pronunciata con rito abbreviato, riguarda le condotte giudicate nel procedimento italiano. La più recente operazione Eredità, scattata in Brasile il 17 settembre 2026, si colloca nel percorso investigativo sviluppato attraverso Retis e Spiderweb e proseguito con Samba e Mafiusi. Secondo la Polizia federale, al centro degli accertamenti vi è una struttura transnazionale dedita all’invio di cocaina verso l’Europa e alla movimentazione e all’occultamento dei proventi. (g.curcio@corrierecal.it)
In copertina: il condominio al 303 di Rua Alvorada, a San Paolo. Qui, nell’appartamento 44, il 24 marzo 2022 la Polizia federale brasiliana trovò Christian Sambati. Fonte: Google Street View.
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