Reggio, la Cattedrale verso i cento anni: appalto assegnato, l’ostacolo è sotto terra
Il Duomo festeggerà il centenario il 2 settembre 2028. A dare nuova luce alle fiancate sarà l’impresa Greco, ma sotto il sagrato c’è una massa d’acqua
REGGIO CALABRIA Quando fu consacrata, il 2 settembre 1928, la Cattedrale di Reggio era ancora un cantiere da rifinire. Tra meno di due anni, nel giorno del centenario, dovrà presentarsi all’appuntamento con la storia senza una sola impalcatura. Il conto alla rovescia è già partito: l’impresa Greco di Cosenza si è aggiudicata i lavori sulle facciate laterali, finanziati dal Ministero della Cultura con 1,3 milioni di euro, e il cantiere dovrebbe aprire entro novembre. Erano otto le imprese specializzate in restauro e architettura monumentale che avevano risposto al bando. Quella bruzia è stata giudicata la migliore. A rendere possibile il traguardo è stata una squadra istituzionale: Soprintendenza, Segretariato regionale del Ministero e Arcidiocesi, che hanno rimesso in moto un iter rimasto a lungo fermo. Ai fondi del piano strategico «Grandi Progetti Beni Culturali» si aggiungono circa 395 mila euro di risorse residue.
Cosa cambia
Il restauro riguarderà le fiancate e il retro del Duomo. La facciata principale, rifatta nel 2014, è in buone condizioni e resta fuori. Dentro, invece, è prevista una pulizia generale: marmi, pavimenti, soffitto, altare e monumenti funebri. Sono undici, dedicati ad altrettanti arcivescovi, e attraversano oltre quattro secoli di storia della diocesi: dal sepolcro di Gaspare Ricciullo Del Fosso, del 1588, l’opera più antica della Cattedrale, a quelli secenteschi di De Gennaro e D’Afflitto, provenienti dall’antica chiesa e ricomposti nel 1939. Poi le tombe dei presuli dell’Otto e Novecento: Converti, Portanova, Rousset, Pujia, Montalbetti, Lanza, Ferro e Sorrentino. La cappella funeraria della navata destra, dove riposano cinque di loro, era stata risistemata nel 1997 su progetto dell’architetto Renato Laganà, oggi alla guida del progetto di restauro. La Cattedrale, che padre Carmelo Angiolini progettò dopo la distruzione e i danni causati dal terremoto del 28 dicembre 1908, è il primo edificio monumentale della città costruito in calcestruzzo, è il simbolo della rinascita dopo il terremoto e per questo il centenario pesa. L’edificio che si restaura ha quasi cento anni, ma le sue radici sono molto più antiche. La tradizione le fa risalire al passaggio di San Paolo, che in viaggio verso Roma si sarebbe fermato a Reggio: dal prodigio di una colonna avvolta dalle fiamme sarebbe nata la prima comunità cristiana, e un resto di quella colonna è ancora conservato in una cappella. Nei secoli la chiesa è stata colpita e rifatta più volte, tra incendi, razzie dei Turchi e terremoti, fino alla ricostruzione dopo il sisma del 1908. Il 21 giugno 1978 un decreto di papa Paolo VI le conferì il titolo di basilica minore, riconoscendole un ruolo di primo piano tra le chiese calabresi.
La piattaforma elevatrice
Il Quadro della Madonna della Consolazione è in Cattedrale dalla discesa di settembre, collocato sopra l’altare maggiore con un nuovo meccanismo di posizionamento messo a punto dalla Soprintendenza. Ci resterà ancora per poco più di tre settimane: domenica 22 novembre, ancora in processione, sulle spalle dei portatori, risalirà all’Eremo, proprio nel periodo in cui dovrebbe aprire il cantiere del restauro delle facciate laterali. A rendere meno gravosa la fatica dei portatori c’è ora un montacarichi, realizzato nella zona dell’abside. Si tratta di una piattaforma elevatrice che agevola gli spostamenti verticali della Vara, in particolare durante la discesa, e che mette in sicurezza il Quadro e chi lo solleva, come si fa da secoli. A costruirlo è stata la Febert, azienda reggina, scelta nell’estate 2025 con un affidamento diretto da 75.185 euro.
Sotto il sagrato, una falda
Il primo problema del cantiere non si vede. Sta sei metri sotto terra, lungo il lato che si affaccia tra via Crocifisso e via Gaspare del Fosso, ed è stato scoperto quasi per caso. Nei sopralluoghi preliminari al restauro, un salto di quota nel terreno ha fatto drizzare le antenne a Renato Laganà, l’architetto reggino a cui la gestione del progetto è stata affidata già nel novembre 2024: c’è una perdita che risale a circa dieci anni fa e avrebbe origine in una vecchia condotta antincendio dismessa, ultimo anello di una rete di tubature (acqua, fogne) stesa subito dopo il terremoto, quando via Crocifisso era appena stata aperta. L’autunno scorso i primi riempimenti hanno messo in sicurezza il terreno e le scale, in parte sopra l’accumulo, ma era solo una pezza. Adesso il restauro e consolidamento devono procedere in parallelo a essere in gioco è la sicurezza dell’edificio e, soprattutto, di chi ci lavora. “Probabilmente i lavori inizieranno subito dopo che la Sacra Effigie lascerà il Duomo per rientrare all’Eremo, – spiega al Corriere della Calabria l’architetto Laganà – a giorni ci sarà una riunione operativa per decidere il procedere”.
Il Comune e l’ora dei conti
Sul fronte economico, il cantiere principale e la messa in sicurezza viaggiano su binari distinti. Il restauro è coperto dal Ministero, l’intervento sul sottosuolo, invece, toccherà al Comune: una perizia stima la spesa in circa 180 mila euro. Resta da capire con che velocità si muoverà la macchina. Del resto, il tempo è poco: tra il cantiere, le opere sotto i gradini e la pulizia dell’interno ci sono due anni scarsi per presentarsi al 2 settembre 2028. Diocesi e amministrazione comunale hanno promesso che i reggini potranno seguire l’avanzamento dei lavori, con un calendario reso pubblico fino alla consegna. L’obiettivo è chiudere entro il 2028, in tempo per il centenario della Basilica, a cui l’arcivescovo Morrone si prepara a invitare anche Papa Leone XIV. (p.suraci@corrierecal.it)
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