Così la ‘ndrangheta continua a condizionare la Sibaritide
Dalle guerre tra gli Abbruzzese e i Forastefano alle nuove infiltrazioni nel comparto agroalimentare, la capacità delle cosche di rigenerarsi continua a mettere sotto pressione l’economia del territo…
Come può una terra bellissima che produce ricchezza continuare a essere ostaggio della ‘ndrangheta? È una domanda che torna al centro della cronaca giudiziaria dopo l’ultima inchiesta della distrettuale antimafia di Catanzaro, che con 41 misure cautelari ha ricostruito presenze e alleanze delle organizzazioni criminali tra Cassano allo Ionio, Sibari e Corigliano-Rossano, decapitate ma non sconfitte. Una successione di equilibri e rotture che ha ridisegnato più volte la geografia criminale senza mai segnare la fine del potere delle cosche.
Una storia criminale lunga più di quarant’anni, scandita da faide, agguati e omicidi eccellenti, che ha finito per imporre alla Sibaritide una difficile convivenza con il potere della ‘ndrangheta. Il periodo più cruento si consuma alla fine degli anni novanta con lo scontro tra gli Abbruzzese e i Forastefano che lascia sul territorio una lunga scia di omicidi a Cassano allo Ionio, Lauropoli e Marina di Sibari. Una guerra che non risparmia neppure gli stessi ambienti criminali con regolamenti di conti e casi di lupara bianca, i cui destini vengono ricostruiti solo a distanza di anni dalle rivelazioni dei pentiti.
È una delle aree a più alta vocazione agricola della Calabria dove si concentrano alcune delle principali realtà del comparto agroalimentare regionale con una rete diffusa di imprese, estesi agrumeti e uliveti e un consistente fabbisogno di manodopera stagionale. Una ricchezza legata alla straordinaria fertilità della pianura che, già ai tempi della Magna Grecia, aveva fatto di Sibari una delle città più ricche e potenti del Mediterraneo. Oggi, a distanza di duemila anni, continua a produrre ricchezza, attirando le mire della ’ndrangheta, interessata a nuovi flussi di denaro e occasioni di profitto.
Lo dimostra il filone investigativo sulle presunte frodi ai danni dell’INPS, realizzate attraverso cooperative e aziende agricole di comodo, utilizzate per simulare rapporti di lavoro e ottenere indebitamente prestazioni previdenziali. Un modus operandi che avrebbe favorito l’ingresso di cittadini stranieri in Italia con false assunzioni e pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno. Condotte che, se confermate, restituirebbero il quadro di un sistema di condizionamento capace di alterare le regole del mercato, penalizzare le imprese sane, intercettando ingenti risorse pubbliche. A dare la misura della dimensione del fenomeno è anche una stima del CNR-ISMed del giugno 2026, che quantifica tra 11 e 12 mila i lavoratori agricoli impiegati in Calabria, indicando tra le aree maggiormente interessate della provincia di Cosenza proprio Corigliano, Rossano, Sibari e Cassano Jonio.
Il potere della ‘ndrangheta però non si misura soltanto negli affari che riesce a concludere, ma anche nelle opportunità di sviluppo che il territorio finisce per perdere. In un’area che avrebbe tutte le condizioni per attrarre capitali, rafforzare il sistema produttivo e creare occupazione qualificata, la pressione criminale continua a rappresentare un freno allo sviluppo economico del territorio, come emerge anche dagli studi della Banca d’Italia, secondo cui la penetrazione della ‘ndrangheta nell’economia altera gli equilibri del mercato, distorce la competitività a danno delle imprese sane e finisce per comprometterne le prospettive di sviluppo.
La questione evidentemente non riguarda soltanto la capacità di arrestare boss e gregari e disarticolare le organizzazioni criminali, ma anche quella di impedirne la riorganizzazione. Gli strumenti per seguire il denaro, ricostruire i rapporti societari, individuare i prestanome e monitorare gli appalti non mancano, ma il nodo resta nella difficoltà di far dialogare questi sistemi in tempo reale, consentendo ai clan di anticipare le verifiche. L’obiettivo è anche impedire che la ‘ndrangheta continui a intercettare le risorse destinate alla Sibaritide e alla Calabria e che le imprese condizionate dalla mafia operino sul mercato a danno di quelle che rispettano le regole. (paola.militano@corrierecal.it)
*Direttore del Corriere della Calabria
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