La sanità nella manovra. Il “miraggio” dei 5 miliardi in più chiesto dalle Regioni e l’allarme che arriva dalla Calabria
Sia pure con toni diversi, tutti i governatori lamentano l’esiguità delle risorse. Occhiuto sollecita anche un diverso riparto del fondo sanitario nazionale
CATANZARO Un “solco” da quasi 5 miliardi. E’ questa la cifra che al momento divide il governo e le Regioni, di tutti i “colori” politici in tema di sanità. La manovra di bilancio approvata dal Cdm nei giorni scorsi non piace ai governatori che lamentano l’esiguità delle risorse messe a disposizione per il comparto più delicato della pubblica amministrazione. Ovviamente le critiche e la “rivolta” dei territori hanno diverse gradazioni, nel senso che mentre i presidenti di Regione che fanno parte del blocco progressista di centrosinistra attaccano frontalmente la manovra, i presidenti di Regione di centrodestra come il governatore della Calabria Roberto Occhiuto mantengono una linea istituzionale meno “barricadera”. Ma al tirar delle somme le rivendicazioni delle Regioni sono comuni. Se ne è fatto portavoce del resto, sia pure con toni non belligeranti, proprio lo stesso Occhiuto insieme ad altri colleghi nel corso del Festival delle Regioni che si è tenuto a Firenze nei giorni scorsi, prima che il governo approvasse la manovra di bilancio per il 2027, chiaramente non tenendo in considerazione le richieste dei territori nonostante la mediazione del ministro della Salute Orazio Schillaci. Il risultato è una manovra che per la sanità in totale stanzia 2,4 miliardi, ben al di sotto delle cifre sollecitate attraverso la loro Conferenza dalle Regioni che “speravano” in un plafond pari a 6,8 miliardi per il 2027 nell’ambito di un piano triennale da 18 miliardi. Fondi chiaramente insufficienti forse anche per coprire le spese fisse, è la critica quasi corale del governatori regionali, che temono di non poter dare risposte soddisfacenti in termini di assistenza sanitaria ai cittadini.
La posizione della Conferenza delle Regioni
Ci si aspetta ora qualche risultato in più in se di analisi e discussione della manovra di bilancio in parlamento, ma intanto la posizione delle Regioni, di centrodestra come di centrosinistra, resta quella espressa Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta da Massimiliano Fedriga (Lega, presidente del Friuli-Venezia Giulia). Due i punti. Il primo è la richiesta di risorse strutturali: le Regioni hanno presentato un prospetto finanziario compatto al Ministero dell’Economia e della Salute evidenziando la necessità di almeno 5,5 – 6,8 miliardi aggiuntivi per garantire la tenuta dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) e sostenere le assunzioni del personale sanitario. Il secondo riguarda l’insufficienza dei fondi previsti: a fronte dell’incremento effettivo di circa 2,4 miliardi (che diventano 3,4 miliardi con un miliardo aggiuntivo della manovra dell’anno scorso) destinati al Fondo sanitario nazionale in manovra, la nota delle Regioni rileva come la gran parte di questi fondi rischi di venire completamente assorbita dall’adeguamento delle spese di gestione (energia, farmaci, dispositivi) e dai contratti collettivi, lasciando spazio nullo per l’abbattimento effettivo delle liste d’attesa e il potenziamento dei servizi territoriali.
La “specificità” Calabria
In tutto questa situazione c’è poi la “specificità” Calabria, espressa da Occhiuto in più occasioni di recente con la esplicita richiesta di un’integrazione delle risorse per la sanità, un elemento decisivo soprattutto per una regione qual è la Calabria uscita dal commissariamento ma ancora alle prese con un piano di rientro estremamente rigido, al punto da non lasciare praticamente spazi di azione per gli investimenti nel comparto. La “sfida” di Occhiuto, che ovviamente resta fortemente legato al governo Meloni, è duplice, peraltro: quella con il governo nazionale con riferimento alla necessità di più fondi per la sanità e quella con le altre Regioni con riferimento al riparto del Fondo sanitario, un riparto che ancora penalizza la Calabria e in generale le Regioni del Mezzogiorno, più deboli sotto tutti i punti di vista, a partire da quello finanziario (e con un rischio ancora maggiore se dovesse andare avanti l’autonomia differenziata ultraleghista). Questa in pratica la posizione di Occhiuto illustrata al Festival delle Regioni: «Abbiamo fatto una discussione al nostro interno e abbiamo condiviso la necessità di chiedere al governo una integrazione delle risorse da investire sulla sanità, riconoscendo che questo governo – ha specificato Occhiuto – è quello che in questi quattro anni ha invertito la tendenza rispetto al passato, nel senso che ogni anno c’è stato un incremento del fondo sanitario. Poi c’è una discussione aperta sul riparto del fondo sanitario nazionale tra le regioni. Noi – ha poi aggiunto Occhiuto – chiediamo più risorse in ragione del tasso di deprivazione sociale. Dove c’è un tasso di deprivazione sociale più alto spesso il costo per l’assistenza sanitario è più alto. Abbiamo chiesto di rivalutare il tema della mobilità sanitaria per evitare, sostanzialmente, il turismo sanitario». Accanto a questa “partita”, comunque intrecciata con la questione generale, c’è poi il tema delle regole dei piani di rientro, che per Occhiuto vanno riformate in quanto ancora troppo ancorate a criteri ragionieristici e del tutto insoddisfacenti perché non si prevedono meccanismi e tempi di uscita certi (la Calabria è in piano di rientro dal 2009): sulla stessa linea nei giorni scorsi si sono attestati anche altri governatori come il presidente del Lazio Rocca e quello dell’Abruzzo Marsilio, entrambi di centrodestra. (a. cant.)
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