Da Milano alla Calabria, la scelta controcorrente di Roberta e Christian
«Qui abbiamo ritrovato il senso della vita»
CATANZARO È bastata una vacanza estiva in un piccolo paese adagiato sulla costa ionica catanzarese per capire che una città come Milano non era più il posto giusto dove fermarsi. E che lontano da una realtà che corre tra scadenze e un senso di costante urgenza, c’è la possibilità di fare e restare in movimento senza sentirsi nel circuito di una corsa a ostacoli.
È stato così per Roberta Freni, 30 anni, e Christian Pagin, 25 anni quando nell’agosto dello scorso anno si sono ritrovati a ripensare alla propria vita ribaltando il punto d’osservazione sulle cosiddette opportunità. «Nessuno può negare che quel contesto offre occasioni di ogni genere. Per noi però era diventato un posto che ci stava alienando. Una città che va troppo veloce, ti paralizza. Proprio perché ci sono troppe cose da fare e a un certo punto ti fermi e le persone che lì restano ferme sono davvero tante. Quello che ci mancava di più era comunicare con le persone, avere un rapporto diretto. Ci sembrava di aver perso la dimensione umana e di mandare avanti soltanto una macchina di lavoro», racconta Roberta al Corriere della Calabria, cercando di trovare le parole più giuste per motivare una scelta che non tutti hanno compreso. «A livello lavorativo, a me hanno sconsigliato tantissimo di trasferirmi in Calabria. Sono un’attrice e, fin dall’inizio, le persone del mio settore mi hanno detto che avrei dovuto scegliere Roma, piuttosto che venire qui. Io, però, ho deciso di non ascoltare il loro parere e non me ne pento», aggiunge Roberta che un appiglio con il Sud lo ha sempre avuto grazie alle origini della sua famiglia materna, emigrata al Nord assecondando il comune destino dei calabresi in cerca di un’occupazione stabile. Nel frattempo Roberta ha fatto la sua scelta in autonomia, senza aspettare che fossero le condizioni ideali a renderlo possibile. E se la strada più convenzionale per un’attrice sarebbe stata quella di avvicinarsi ai centri in cui si concentra maggiormente l’industria cinematografica, lei ha preferito invece seguire un’altra direzione, senza rinunciare alla propria formazione e alla possibilità di continuare a lavorare nel mondo dell’arte. Potrebbe anche essere solo una tappa di passaggio, ma con la consapevolezza che la Calabria «ci ha dato la possibilità di ritrovarci, riscoprirci e conoscerci meglio», aggiunge Roberta.
Quando cambiare prospettiva diventa un nuovo punto di partenza
Per comprendere però fino in fondo il significato di questa storia bisogna ascoltare anche Christian, da due anni compagno di vita di Roberta. Nato e cresciuto a Milano, dove ha maturato la propria formazione attoriale dopo il diploma e un percorso accademico in ambito cinematografico, oggi coltiva l’aspirazione di diventare regista. La Calabria, prima di incontrare Roberta e di arrivarci con lei, non faceva parte del suo orizzonte. La sua è stata una scelta di scoperta, ma soprattutto di riconoscimento. Nel 2025 aveva trovato un lavoro che, almeno sulla carta, sembrava offrirgli una prospettiva rassicurante. Faceva il venditore in un franchising all’ingrosso di strumenti, apparecchiature e materiali destinati soprattutto ai lavori manuali, ai cantieri e al settore elettrico. Un’occupazione che gli garantiva una certa stabilità economica e che, di lì a poco, avrebbe potuto trasformarsi in un contratto a tempo indeterminato. Eppure qualcosa non tornava. «Avevo trovato una sicurezza economica, ma non quella mentale. Sentivo che mancava qualcosa». Il viaggio in Calabria, durante una vacanza di sette giorni trascorsa con Roberta sulla costa ionica, ha cambiato la prospettiva. A Santa Caterina dello Ionio, nella zona di Torre Sant’Antonio, Christian racconta di aver avvertito una sensazione difficile da tradurre in parole. Non la semplice piacevolezza di trovarsi in un posto bello, né la malinconia di chi vorrebbe prolungare una vacanza. «Mi sono sentito in connessione con la terra. È strano da dire, perché è una cosa più astratta, più di energia che concreta e materiale. Ho dimenticato di essere in ferie. Mi sentivo come se appartenessi già a quel posto, come se dovessi viverci».
Il ritorno a Milano, al contrario, è stato tutt’altro che semplice. Christian racconta di aver attraversato alcuni giorni di forte difficoltà, durante i quali non riusciva neppure a uscire di casa o a riprendere regolarmente il lavoro. È stata Roberta ad aiutarlo a ritrovare un equilibrio e a rimettere ordine in quelle sensazioni. Ma quell’esperienza aveva fatto emergere una consapevolezza che non poteva più essere accantonata: la vita che stavano conducendo non corrispondeva più a ciò che desideravano. Entrambi, nonostante il percorso di formazione e la passione per il cinema, si sentivano progressivamente lontani dalla propria dimensione artistica. «Ci sentivamo annullati a livello creativo, perché l’ambiente non ci stava più dando stimoli o connessioni». Anche Christian, dunque, ha dovuto fare i conti con una decisione tutt’altro che priva di rischi. Lasciare un lavoro stabile, proprio quando si profilava la possibilità di un contratto a tempo indeterminato, per trasferirsi in una regione che non conosceva e nella quale non aveva ancora costruito alcuna rete professionale. Non c’era una garanzia economica ad aspettarlo, né un percorso già definito. C’era la volontà di provare a trasformare una passione in un mestiere e la convinzione che, per farlo, fosse necessario prima di tutto ritrovare uno spazio in cui sentirsi liberi di creare.
La scelta definitiva è arrivata nel giro di poche settimane. Da settembre a gennaio sono trascorsi alcuni mesi di riflessione, durante i quali la coppia ha iniziato a immaginare concretamente il trasferimento. L’idea iniziale era quella di scendere già a novembre, ma alla fine il trasloco è stato organizzato per gennaio 2026. La destinazione è stata Soverato, anche grazie alla presenza di uno zio di Roberta, tornato a vivere in Calabria circa tre anni prima. Una figura importante per conoscere meglio il territorio, comprenderne le dinamiche e avere un primo riferimento. Non una sistemazione già pronta, però: Roberta e Christian hanno trovato autonomamente una casa e iniziato a costruire la propria quotidianità. «Non avevamo un piano preciso. Siamo venuti perché sentivamo che questo poteva essere un posto in grado di restituirci qualcosa», spiegano. Una scelta che non ha significato rinunciare alle “comodità” della città, ma imparare a distinguere ciò che è davvero necessario da ciò che, nel tempo, era diventato soltanto un’abitudine. «Per fare venti chilometri a Milano potevi impiegare anche 45 minuti o un’ora. Qui li percorri in 25 minuti. Quando ci hanno detto che a Catanzaro c’è traffico ci siamo messi a ridere», racconta Christian.
Rallentare non significa fermarsi
Non si descrivono come persone particolarmente esigenti. Hanno uno stile di vita semplice, amano viaggiare, conoscere i luoghi e vivere anche il tempo degli spostamenti. Le differenze nell’offerta commerciale o nei servizi rispetto a una grande città esistono, ma non sono diventate un ostacolo insormontabile. «Rispetto alle necessità primarie non manca niente. E poi oggi c’è internet». La questione, per loro, non è avere tutto a portata di mano, ma poter scegliere come utilizzare il proprio tempo. Una dimensione che sembra aver restituito anche la possibilità di dedicarsi a ciò che prima faticava a trovare spazio: la creatività. Ed è proprio sul terreno professionale che il loro trasferimento comincia ad assumere un significato che va oltre la ricerca di una migliore qualità della vita. Roberta e Christian non sono arrivati in Calabria per mettere da parte il cinema, il teatro o le proprie aspirazioni artistiche. Al contrario, l’obiettivo è trovare il modo di farne il centro della propria attività, contribuendo a creare occasioni che sul territorio sono ancora poco diffuse. Nei primi mesi hanno cercato di mantenere un contatto costante con le realtà culturali e teatrali della zona. È nata così una collaborazione con il Teatro del Grillo di Soverato. Successivamente è arrivato l’incontro con Spazio Scenico, un’altra realtà teatrale del territorio, con cui hanno avviato un’esperienza nuova: un laboratorio di recitazione cinematografica, il primo nel suo genere in provincia di Catanzaro. Un progetto che ha incontrato un interesse superiore alle aspettative iniziali. Dai primi quattro o cinque partecipanti si è arrivati a circa trenta persone, tra bambini, ragazzi e adulti. Un percorso breve, ma capace di intercettare una domanda evidentemente presente e alla quale mancava un’offerta specifica. A colpire Roberta e Christian è stata soprattutto la provenienza dei partecipanti. Non soltanto persone di Soverato e dei centri vicini, ma anche adesioni da Serra San Bruno e Gioia Tauro e molti altri luoghi della Calabria. Un segnale che ha rafforzato la loro idea di non dover limitare le iniziative a un singolo paese o a un territorio circoscritto. «Ci piacerebbe che questa possibilità si aprisse a tutta la regione. Ci sono tante realtà e tante persone che possono entrare in contatto tra loro», spiegano manifestando la volontà di mettersi a disposizione, sperimentare e costruire occasioni di scambio. Portare le proprie competenze, ma anche lasciarsi contaminare da un contesto che, proprio perché meno strutturato rispetto ai grandi centri della produzione culturale, può offrire spazi di sperimentazione inediti.
La Calabria, raccontano, non è una terra priva di contraddizioni. In questi mesi hanno conosciuto tanto le sue zone d’ombra quanto quelle di luce. Hanno incontrato persone aperte, disponibili, capaci di accogliere le idee e di mettersi in gioco, ma anche situazioni in cui collaborare è risultato più difficile. Spesso hanno riscontrato la tendenza «a manifestare problemi già abbastanza evidenti, più che provare a individuare una soluzione. Eppure questa mentalità si può sbloccare. Si potrebbe investire più energie nel proporre soluzioni che nell’esporre continuamente le difficoltà». Una riflessione che si intreccia con un’altra osservazione: «Abbiamo notato che i calabresi che sono usciti, anche solo per pochi anni, e poi sono rientrati sembrano aver aperto un terzo occhio. Riescono a percepire veramente il valore e il potenziale di questa regione».

L’incompiuto come possibilità
Non è una lettura ingenua, né la convinzione romantica che basti trasferirsi al Sud per trovare tutto ciò che altrove manca. Roberta e Christian sanno di essere ancora all’inizio di un percorso, che richiederà tempo, relazioni, opportunità e la capacità di rendere sostenibile il proprio progetto professionale. Ma proprio nella possibilità di inventare e sperimentare riconoscono una delle risorse più importanti della Calabria. «Ci sono menti brillanti, persone che hanno idee e che, magari proprio perché ci sono meno occasioni, devono reinventarsi e creare. Nella nostra esperienza creativa abbiamo trovato elementi ancora da valorizzare, idee originali che altrove sono già state sviluppate in tanti modi». Il loro auspicio è che questa ricchezza possa trovare maggiori occasioni di incontro, superando le divisioni tra paesi, le rivalità e la difficoltà a fare rete. Perché una proposta culturale non dovrebbe fermarsi ai confini di un comune e un laboratorio non dovrebbe essere considerato un’opportunità riservata soltanto a chi vive nelle immediate vicinanze.
Roberta e Christian hanno scelto di investire su ciò che sanno fare e sulla possibilità di trasmetterlo a una comunità che, a loro avviso, ha ancora molto da esprimere. La loro non è soltanto una storia di emigrazione al contrario, ma il racconto di due giovani che hanno deciso di costruire qualcosa di nuovo attraverso le proprie capacità, dando fiducia a una terra in cui anche gli spazi ancora «incompiuti» possono trasformarsi in luoghi di possibilità, capaci di aprire nuove prospettive e immaginare il futuro. Senza la pretesa di aver trovato una risposta a tutto, ma con la voglia di continuare a cercarla.
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