Omicidio Luca Bruni, condanna a 30 anni per Marco e Luigi Abbruzzese nel processo d’appello bis
La procura aveva invocato l’ergastolo per i due imputati. Bruni fu ucciso il 3 gennaio 2012. Del corpo non si seppe nulla fino al 2014
COSENZA La Corte d’appello di Catanzaro ha emesso la sentenza nei confronti Marco e Luigi Abbruzzese condannati a 30 anni di reclusione, imputati per l’omicidio di Luca Bruni detto “Bella Bella“, ucciso il 3 gennaio 2012. Del corpo non si seppe nulla fino al 2014, poi la svolta e il ritrovamento nelle campagne della città di Castrolibero, in località Orto Matera, grazie alle confessioni rese dal pentito Adolfo Foggetti. A sparare fu uno dei migliori amici della vittima, Daniele Lamanna, oggi collaboratore di giustizia. «L’ho sparato in testa con la 7.65, la pistola si è inceppata e Adolfo Foggetti mi ha passato la 38. L’ho colpito, ho buttato l’arma e sono andato via». Sul delitto sono stati costruiti cinque processi, imbastiti per individuare tutti i responsabili di quell’omicidio. zaro rappresentata da Raffaella Sforza aveva invocato – all’esito della requisitoria – la pena dell’ergastolo per entrambi.
I tentativi falliti di uccidere Luca Bruni
L’uccisione del rampollo del clan dei “Bella Bella” ha segnato uno spartiacque nella storia della criminalità organizzata cosentina. «Doveva essere Marco Abruzzese – avrà modo di racconrare Foggetti – a sparare a Luca Bruni nel corso di un agguato organizzato nella villetta di Sant’Agostino a Rende». «”Lo Struzzo” si appostò dietro una siepe», ma il colpo sfumò così come un altro tentativo organizzato e che si sarebbe dovuto consumare in via Panebianco. Foggetti racconta di almeno tre tentativi di far fuori Bruni a cavallo tra i giorni antecedenti la vigilia di Natale del 2011 e il 3 gennaio 2012 (giorno in cui poi venne ucciso).
Le riunioni e il movente
Il delitto fu studiato a tavolino. «Si tennero due riunioni, una in agosto e una in autunno del 2011 – racconta Foggetti – alla prima parteciparono lo stesso pentito e poi Franco Bruzzese e Maurizio Rango», alla seconda in via degli Stadi «Maurizio Rango, Ernesto Foggetti, Roberto Porcaro e Francesco Patitucci». Per il collaboratore di giustizia, «bisognava evitare che prendesse in mano i business di suo fratello Michele» (morto di tumore quando si trovava in carcere). Ma c’è di più. Il collaboratore di giustizia aggiunge una seconda motivazione e cita alcune intercettazioni «riferite al procedimento Telesis» in cui emergerebbe chiara «la volontà di Michele Bruni di iniziare a collaborare con la giustizia». Quanto al coinvolgimento dei fratelli “Banana” nel delitto, si sarebbero macchiati le mani di sangue per guadagnare spazio nel mercato dello stupefacente cosentino. (f.benincasa@corrierecal.it)
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