Bancarotta, chiesto il processo per Pittelli. Il terreno di Stalettì e il milione dovuto alla Regione
La Procura di Catanzaro chiede il rinvio a giudizio dell’ex parlamentare e di altre sei persone. Udienza aggiornata al 20 gennaio
CATANZARO Un terreno a Stalettì, il progetto mai realizzato di una struttura turistica a Copanello e un debito nei confronti della Regione Calabria superiore al milione di euro. Sono gli elementi attorno ai quali ruota l’inchiesta per bancarotta fraudolenta che vede coinvolto Giancarlo Pittelli (1953), avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia, per il quale la Procura di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio insieme ad altre sei persone. La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Irene Crea al termine dell’udienza preliminare celebrata davanti al gup Mario Santoemma, che ha respinto le eccezioni difensive relative alla modifica del capo d’imputazione. Resta invece ancora da definire la questione dell’utilizzabilità delle intercettazioni, sollevata dalle difese. Il giudice ha aggiornato l’udienza al 20 gennaio 2027, quando proseguirà l’esame delle questioni processuali.
Il terreno di Copanello e il debito con la Regione
La vicenda affonda le radici nella gestione della AT Alberghiera Turistica Srl, società costituita nel 1989 e successivamente posta in liquidazione. L’obiettivo imprenditoriale era la realizzazione di una struttura ricettiva nell’area di Copanello, un progetto per il quale erano stati ottenuti finanziamenti pubblici e che, tuttavia, non venne mai portato a compimento. Al centro delle contestazioni c’è il rapporto tra la AT Alberghiera Turistica e la Sarusi Srl, costituita nel 2018 e anch’essa ritenuta dagli investigatori riconducibile a Pittelli. Secondo l’ipotesi accusatoria, nonostante un’esposizione debitoria verso la Regione Calabria quantificata in 1.043.852,97 euro, il 29 ottobre 2018 sarebbe stata realizzata un’operazione societaria che avrebbe sottratto ai creditori il principale bene patrimoniale della AT Alberghiera: un terreno adibito a uliveto, con un manufatto, situato in località Sarusi, nel territorio di Stalettì. La compravendita tra le due società venne formalizzata per 650mila euro. Il punto contestato dalla Procura riguarda però la destinazione del corrispettivo, che non avrebbe effettivamente incrementato le disponibilità della società venditrice.
I 650mila euro e le operazioni societarie
La ricostruzione degli inquirenti distingue due destinazioni delle somme previste per l’acquisto del terreno. Una prima quota di 250mila euro sarebbe stata utilizzata per liquidare la partecipazione della società Immar, precedentemente uscita dalla compagine della AT Alberghiera Turistica. Gli altri 400mila euro sarebbero invece serviti a estinguere un’ipoteca gravante sull’immobile, costituita a garanzia di un debito della Cromar Immobiliare. Per l’accusa, l’operazione avrebbe avuto l’effetto di privare la società in liquidazione del terreno e del relativo valore economico, pregiudicando le garanzie dei creditori, tra i quali figurava la Regione Calabria. Un meccanismo già ricostruito dal Corriere della Calabria nel novembre 2023 attraverso l’esame dell’ordinanza cautelare e delle conversazioni intercettate dagli investigatori. Proprio quelle conversazioni, emerse nell’ambito delle attività investigative di «Rinascita-Scott», avevano consentito di ricostruire le interlocuzioni sulla liquidazione della società e sul trasferimento del terreno.
Il credito di oltre 824mila euro mai recuperato
C’è poi un secondo aspetto dell’inchiesta, relativo a un finanziamento infruttifero concesso nel 2005 dalla AT Alberghiera Turistica alla Cromar Immobiliare. La società avrebbe vantato un credito di 824.404,54 euro, ma, secondo la Procura, non sarebbero state intraprese iniziative per ottenerne la restituzione. Né sarebbe stata avanzata una richiesta di ammissione al passivo dopo il fallimento della società debitrice. Una condotta che, nell’ipotesi accusatoria, avrebbe ulteriormente compromesso le possibilità di soddisfare i creditori della AT Alberghiera Turistica. Nel procedimento viene inoltre contestata, a vario titolo, la presunta sottrazione o distruzione di documentazione contabile, che avrebbe impedito una completa ricostruzione delle condizioni patrimoniali e dei movimenti economici della società.
Le sette posizioni e il capitolo dell’Iva
Oltre a Pittelli, la richiesta di rinvio a giudizio riguarda il commercialista Francesco Saverio Nitti (1968), Salvatore Domenico Galati (1967), già amministratore della AT Alberghiera Turistica, Caterina Concolino (1959), moglie dell’ex parlamentare e anch’essa già amministratrice della società, Rita Tirinato (1961), amministratrice della Sarusi, Antonio Marchio (1989), liquidatore della AT Alberghiera Turistica, e il notaio Sebastiano Panzarella (1969). Le contestazioni riguardano, con differenti posizioni individuali, ipotesi di bancarotta fraudolenta. Per Marchio si aggiunge l’accusa di accesso abusivo al sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate. Secondo gli investigatori, attraverso operazioni telematiche e una fusione societaria che sarebbe stata fatta risultare falsamente, avrebbe consentito una compensazione indebita di un debito Iva di circa 76.700 euro. (redazione@corrierecal.it)
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