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le decisioni del gip

Inchiesta “Ginestra”, non solo Stasi. Revocata la misura a Pietro Lucisano e altri indagati

Il consigliere comunale di Corigliano Rossano, dopo il blitz, aveva rassegnato le dimissioni. Revoca anche per Mingrone, Curia e Matalone

Pubblicato il: 05/11/2026 – 18:40
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CORIGLIANO ROSSANO Non solo il sindaco di Corigliano Flavio Stasi, il gip di Catanzaro Fabiana Giacchetti ha deciso di revocare la misura cautelare emessa nei confronti di Vincenzo Curia e Annibale Matalone (resta in carcere perché detenuto per altri reati) nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Ginestra“. Nella vicenda che vede coinvolti i tre imputati: Annibale Matalone, Vincenzo Curia e Flavio Stasi, poi risultato vincitore delle elezioni comunali del 2024, il primo – secondo l’accusa – tramite Curia «si sarebbe impegnato ad effettuare la campagna elettorale in favore di Stasi in cambio della promessa, da parte di quest’ultimo, dell’assunzione di Matalone e dei familiari in comune, nel cimitero o comunque presso enti collegati vall’istituzione comunale».
Nell’inchiesta sono stati coinvolti anche il consigliere comunale Pietro Lucisano, poi dimessosi, e Antonio Mingrone. La revoca della misura nei loro confronti riguarda il capo 8, l’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso. Lucisano è difeso dall’avvocato Aldo Zagarese, Mingrone dall’avvocato Francesco Nicoletti. Per il consigliere comunale il giudice ha disposto la liberazione. L’intercettazione ritenuta rielvante dagli investigatori e al centro dell’accusa mossa nei confronti di Lucisano e Matalone parte da una richiesta del candidato: «Tu dammi una mano». «Io ti dico sezione e tutto», risponde il suo interlocutore. È il 20 maggio 2024 e si discute di voti, rappresentanti di lista e di un posto di lavoro. Il luogo, però, è quello della sede elettorale di Pietro Lucisano e la conversazione, secondo la Dda di Catanzaro, documenterebbe un accordo di scambio elettorale politico-mafioso tra l’allora candidato al Consiglio comunale di Corigliano-Rossano e Antonio Mingrone, ritenuto dagli investigatori vicino alla cosca rossanese. Poi, a distanza di alcuni mesi, l’uomo che avrebbe garantito il sostegno elettorale ottiene effettivamente un’assunzione a tempo indeterminato. Non nell’azienda inizialmente indicata nelle conversazioni, ma presso un’impresa edile. (f.b.)

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