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la ricostruzione

Prima due tentativi falliti, poi l’agguato mortale. Così è stato ucciso Francesco Madera

Il 55enne di Campana è stato ritrovato privo di vita il 19 novembre 2019. Sul delitto ha riacceso i riflettori la Dda di Catanzaro

Pubblicato il: 08/11/2026 – 6:58
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COSENZA Prima un colpo d’arma da fuoco, poi una serie di bastonate sul corpo. Quelle letali le ha ricevute in testa. E’ morto così Francesco Madera, 55enne di Campana piccolo comune nel Cosentino, il cui corpo è stato ritrovato privo di vita nella giornata di martedì 19 novembre 2019. A distanza di sette anni, una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia – eseguita dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cosenza – ha fatto luce sul delitto. La violenza dell’agguato e l’accanimento sul corpo della vittima furono elementi che colpirono immediatamente gli investigatori, facendo ipotizzare un movente che andasse oltre un semplice regolamento di conti.

Le confessioni di Maestri

A contribuire alla ricostruzione investigativa sono state anche le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Gianluca Maestri. Davanti al pm della Dda di Catanzaro, Alessandro Riello, il presunto esecutore materiale avrebbe raccontato le fasi della pianificazione, il ruolo dei partecipanti e soprattutto il movente dell’agguato. E rivelato che, prima dell’uccisione, erano già stati organizzati due tentativi per eliminare Madera, entrambi falliti.

Il motivo dell’agguato mortale

Dietro al delitto ci sarebbe la volonta di vendicare l’assassinio di Bernardo Rossano, compiuto dallo stesso Madera nel 2009. L’omicidio sarebbe stato pianificato con il benestare del boss Nicola Abbruzzese detto “Semiasse”, considerato il reggente dell’omonima famiglia mafiosa di Cassano allo Ionio. Il 6 febbraio 2009, Bernardo Rossano – imprenditore nel settore boschivo – viene raggiunto e ucciso da due colpi di fucile al culmine di un litigio legato a contrasti per questioni fondiarie e a un carico di legname. Dopo l’omicidio, Madera si presenta spontaneamente ai carabinieri: il procedimento giudiziario si conclude con una condanna definitiva a sei anni e otto mesi di reclusione. Per portare a termine l’esecuzione sarebbe stato incaricato proprio il pentito Gianluca Maestri, cosentino, all’epoca già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati alle rapine e ritenuto un killer operativo tra la Sibaritide e l’area bruzia. Renato Rossano avrebbe inoltre coinvolto un amico, Carmine Dennis Rocca, chiedendogli collaborazione per attirare la vittima in una trappola. Il piano sarebbe stato attuato attraverso un pretesto: Rocca avrebbe fissato un appuntamento con Madera, conducendolo così nel luogo in cui sarebbe stato assassinato. La Dda di Catanzaro, nei giorni scorsi, ha disposto il fermo di Renato Rossano e Carmine Dennis Rocca, mentre Gianluca Maestri e Nicola Abbruzzese sono stati iscritti nel registro degli indagati, i due sono già detenuti per altre vicende giudiziarie. (f.b.)

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