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Taglio ai costi della politica, un pacchetto di buone intenzioni

REGGIO CALABRIA Rischia di restare un manifesto di “buone intenzioni” il pacchetto dei tagli ai costi della politica approvato questo pomeriggio dalla conferenza dei capigruppo del consiglio region…

Pubblicato il: 23/08/2011 – 19:16
Taglio ai costi della politica, un pacchetto di buone intenzioni

REGGIO CALABRIA Rischia di restare un manifesto di “buone intenzioni” il pacchetto dei tagli ai costi della politica approvato questo pomeriggio dalla conferenza dei capigruppo del consiglio regionale. Quasi quattro ore di confronto nella stanza del presidente Franco Talarico (off-limits per i giornalisti dell’ufficio stampa e per i dirigenti tranne il plenipotenziario del governatore, Franco Zoccali) sono servite per mettere a punto una serie di misure che entreranno quasi tutte in vigore a partire dall’inizio della prossima legislatura ovvero dal 2015.
Non sono mancati i momenti di tensione perché diversi esponenti della stessa maggioranza di centrodestra hanno mal digerito (anche se il malcontento è stato celato dietro un’unità di facciata) l’atteggiamento di Zoccali e Scopelliti troppo propensi a “tagliare” i rami secchi del consiglio regionale, salvaguardando quelli della giunta. Nessun cenno, infatti, è stato fatto ai dirigenti esterni della giunta e ai direttori generali della giunta con stipendi da capogiro.
Le bozza di riforma non verrà portata in Aula il 30 agosto per come inizialmente programmato ma solo il 19 settembre per consentire di limare qua e là e fare qualche ulteriore “aggiustamento”. Prima si vuole capire che piega prenderà la manovra economica appena approdata in Parlamento considerato che molte delle misure da adottare su scala calabrese (ad esempio la riduzione del numero dei consiglieri regionali da 50 a 40) sono legate a quelle che saranno prese a Roma. Sulle indennità percepite dai consiglieri si punta a una riduzione della percentuale (attualmente pari al 95%) che le determina in riferimento al compenso incassato mensilmente dai parlamentari.
Si ritorna alle origini per quanto riguarda la figura degli assessori regionali “esterni”. Potranno essere al massimo due e, comunque, non più quattro per come stabilito dopo l’ultima modifica dello Statuto varata dalla maggioranza di centrosinistra all’inizio del 2010. Sparirà (ma su queste modifiche allo Statuto servirà il voto del consiglio regionale in doppia lettura e comunque andrà in vigore sempre tra quattro anni) la figura del sottosegretario istituita dall’ex governatore Agazio Loiero. In ogni caso, la giunta regionale dovrebbe subire un taglio di tre poltrone per come stabilito dalla manovra varata dal governo e quindi potrà essere formata da un massimo di otto assessori a cui va aggiunto il presidente.
Altre novità sul fronte della costituzione dei gruppi e, quindi, dell`elargizione di tutti i benefit connessi ad essi. Per costituire una nuova formazione in consiglio regionale serviranno 5 e non più 3 componenti e il cambio delle regole partirà dal 1 gennaio 2012 ma si applicherà solo ai gruppi che vengono creati dopo tale data. Tradotto significa che per questa legislatura un gruppo come “Progetto Democratico” (formato da tre consiglieri) potrà tranquillamente restare in vita.
Una sforbiciata concreta viene data alle commissioni consiliari che passeranno da dieci a sei nel momento in cui (trenta mesi dopo l’inizio della legislatura) si procederà pure al rinnovo dell’Ufficio di presidenza. Gli organismi destinati a scomparire sono la commissione “Riforme e decentramento”, quella “Affari europei”, il Comitato di controllo contabile e il Comitato per la qualità e fattibilità delle leggi.
Sui vitalizi, materia che è stato oggetto di un lungo confronto, si è deciso in maniera “pilatesca” di rinviare anche qui tutto alla prossima legislatura e di armonizzare tutto alle decisioni che saranno prese dal Parlamento. E poi ancora diminuzione dei finanziamenti ai gruppi, tagli alle consulenze per giunta e Consiglio e la riduzione del numero dei componenti delle strutture speciali.
Nessun cenno viene fatto agli enti subregionali (se non un generica delega che viene data alla giunta per arrivare a una loro riforma) che sono delle vere e proprie macchine “mangiasoldi” non sempre rispondenti ai criteri dell’efficienza e dell’utilità così come, almeno ufficialmente, nessuna cifra viene fornita sull’ipotetico risparmio derivante dalla riforma che ora passa all’esame del consiglio regionale.
Si può insomma dire che se questo è il “cambio di passo” tanto annunciato, non c’è proprio da stare allegri.

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