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La precaria Assunta

«Parteciperà Assunta Fama». È stato quando nella locandina di un convegno hanno inserito il nome del suo personaggio (Assunta Buonavolontà) al posto dei suoi veri riferimenti anagrafici che Maria A…

Pubblicato il: 07/04/2012 – 20:43
La precaria Assunta

«Parteciperà Assunta Fama». È stato quando nella locandina di un convegno hanno inserito il nome del suo personaggio (Assunta Buonavolontà) al posto dei suoi veri riferimenti anagrafici che Maria Antonia Fama ha avuto un sospetto: forse la fiction sta invadendo il campo della realtà? Non che le due entità – la precaria e aspirante attrice Assunta, meridionale, e l`attrice Maria Antonia, calabrese – siano in conflitto. Tutt`altro: «È la mia vita – spiega – e c`è molta Calabria in quello che racconto, esperienze vissute in prima persona ma anche altre che mi vengono riferite…». Ed è proprio questo tocco di “vissuto” uno dei motivi per cui il format ideato dalla 30enne di Rogliano, traghettato dalla radio al teatro (e la tv? «Non lo escludo, anzi me lo auguro…»), ha raccolto sempre più consensi e da qualche settimana è approdato in libreria: il “Diario di un precario (sentimentale)”, edito da Eds, sarà l`esordio letterario per Maria Antonia. Il titolo è ispirato al romanzo di Luìs Sepulveda “Diario di un killer sentimentale”. Nel volume in uscita non poteva mancare?il cd con la registrazione del radiodramma.  
Laureata in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo e diplomata in recitazione, nel 2001 la Fama ha lasciato la Calabria. Dal 2008 lavora a Radio Articolo 1, come autrice e conduttrice della rubrica culturale Ellecult e, dal 2009, del radiodramma “Diario di un precario (sentimentale)”. Un genere glorioso, il radiodramma, e all`apparenza fuori moda riportato agli antichi fasti e tonificato grazie a una bella iniezione di attualità, temi sociali universali trattati – il che non guasta – senza musonismo o retorica, con la giusta dote di ironia e disillusione. In onda tutte le settimane sul network della Cgil e proposto anche in forma di rubrica sulle pagine di Rassegna Sindacale, il periodico della sigla della Camusso, a giugno 2010 il “Diario” approda sulle frequenze Rai, dove vince il premio Massimo Billi come migliore format nella trasmissione «Il Cantiere di Radio 3». A ottobre dello stesso anno arriva l`invito a partecipare al prestigioso Premio Volponi. Lo scorso marzo è diventato una pièce proposta al teatro Studio 1 di Roma, e ad ottobre è stato proposto a piazza del Popolo nel corso della campagna “Ricostruiamo la cultura”. Intanto si pensa anche a un tour nelle scuole.   
«Il teatro e la radio – racconta Maria Antonia – sono i miei due grandi sogni, e posso dire di averli realizzati entrambi. Ora si aggiunge la scommessa del libro… L`idea del radiodramma mi è venuta nel 2009, è stata una sfida: fare teatro alla radio». Di lì Assunta, classica “sfigata” tanto per dirla col sottosegretario Martone, eterna single dalla vita tragicomica, ha iniziato ad avere una identità autonoma, per quanto i suoi connotati siano paradigmatici. «Dopo una replica a teatro, una ragazza, anche lei precaria e impiegata in un call center, è venuta a ringraziarmi. Mi ha detto di aver riso e pianto, di aver provato una sensazione di amarezza. Quando tocchi alcuni nervi e il tuo messaggio arriva al cuore, hai raggiunto il tuo scopo».
I temi sono rodati e colpiscono soprattutto la generazione X descritta da Douglas Coupland, che oggi è diventata Neet (Not in education, employment or training), l`esercito di venti-trentenni rassegnati che non lavora e non studia; ma la forma del “Diario” in meno di tre anni è cambiata. L`esito ne risentirà? «Beh certo, in radio il “Diario” è in continua evoluzione. Persino nel testo teatrale si possono apportare modifiche. Il libro è di fatto una storia conclusa ma permette di raggiungere una platea potenzialmente vastissima».
Nelle prossime settimane il volume potrebbe essere presentato a Cosenza. Maria Antonia Fama ha le idee chiare sulla sua regione: «Credo che in Calabria accada in modo estremo ciò che succede nel resto del Paese, niente di più. Mi riferisco soprattutto all`accesso al lavoro. Il precariato è la norma, non solo nel Sud». Il suo rapporto con la Calabria risponde al più classico “odi et amo”: «Il cervello è qui a Roma ma le viscere sono lì… Provo un senso di colpa per non essere rimasta e ho sempre voglia di tornare. Poi, quando sono in Calabria, non sono soddisfatta della mia terra, eppure mi piacerebbe tanto lavorare dove sono nata, se ne avessi l`occasione».

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