«Un suicidio questa Linea»*
«Cosa vuole sapere? Se sto all’opposizione del centrodestra? Certo». Alt. Calma. Facciamo un passo alla volta. Alleanza per l’Italia dove si colloca in consiglio regionale? «Api e? un partito di oppo…
«Cosa vuole sapere? Se sto all’opposizione del centrodestra? Certo».
Alt. Calma. Facciamo un passo alla volta. Alleanza per l’Italia dove si colloca in consiglio regionale?
«Api e? un partito di opposizione e minoranza. Non concede sconti alla giunta regionale. E la mia non e? una presa di posizione premeditata ma e? il frutto di una non condivisione dell’azione amministrativa portata avanti finora dal governo re- gionale».
Troppo generico…
«Scopelliti e la sua giunta non hanno portato a termine nessuna delle riforme promesse. Sugli enti sub-regionali mi sa dire cosa e? stato fatto?».
Rosario Mirabelli, consigliere regionale eletto nel movimento loieriano di “Autonomia e diritti” e transitato sulle sponde rutelliane, vanta un record: quello di essere tra gli stakanovisti di Palazzo Campanella. Non c’e? riunione di commissione o di Consiglio che non veda la sua presenza. «Non ci vedo – aggiunge – nulla di straordinario».
Torniamo sul punto centrale ovvero sulla scelta fatta dal suo partito di consegnarsi nelle mani del Pdl e del governatore Scopelliti…
«E? una domanda che non deve rivolgere a me. Non so quali sono le finalita? che stanno dietro questa scelta. Tra l’altro quella scelta e? una decisione in antitesi rispetto all’impostazione data a livello na- zionale da Rutelli e dai suoi collaboratori e che ci vede impegnati nella costruzione di un’area moderata e alternativa ai blocchi tradizionali».
Tra i corridoi del Palazzo, pero?, si vocifera che non abbia fatto il salto in maggioranza solo perche? per lei non era pronta una buona ricompensa…
«Sono falsita?. Glielo scandisco meglio: fal- si-ta?. Come potrei accettare incarichi da Scopelliti se non condivido nulla di quello che ha fatto finora? E poi, anche volendo, non credo che il presidente abbia interesse a coinvolgermi nella maggioranza. Puo? contare su una coalizione solida, almeno apparentemente, e del mio voto non avrebbe nessun bisogno».
Che rapporti ci sono, politicamente parlando, con il segretario regionale del suo partito Franco Bruno?
«E? da tre mesi che non lo sento e non lo vedo. Ho preso le distanze dal momento in cui lui ha deciso di avvicinarsi al Pdl. Una cosa inspiegabile, insomma. Tale da spingermi a invitare i miei amici a non partecipare ai congressi che il partito ha celebrato finora. Ho disertato tutte le riunioni di gruppo di queste ultime settimane. Se non si fosse ancora capito, sono in dissenso totale con questa nuova linea politica».
Scusi, ma allora perche? non va via?
«Sto mantenendo un’interlocuzione con il deputato Donato Mosella e attraverso lui aspetto di sapere che cosa vuole il partito in Calabria. Ma non attendero? molto, giusto qualche settimana».
Dentro o fuori…
«Esatto. E d’altronde come si fa a giustificare certe piroette? Prendiamo il caso delle amministrative di Cosenza: il partito, almeno in una prima fase, ha appoggiato il candidato scelto dal Pd di Bersani. Poi al ballottaggio ha scelto di sostenere quello del Pdl. Da qui, considerato questo atteggiamento incomprensibile, e? nato il mio invito a votare al ballottaggio il rappresentante del centrosinistra».
La tendenza di andare dove c’e? il Pdl e? stata confermata anche a Catanzaro…
«Nel capoluogo calabrese e? stato fatto un percorso politico al limite del ridicolo. Non sosteniamo il candidato dell’area di centro a cui diciamo di appartenere per confluire nella coalizione capitanata dai berlusconiani».
Passiamo alla questioni amministrative. Lei si e? fatto notare per essere uno dei rappresentanti piu? tenaci contro la chiusura dei piccoli ospedali. Ma se il Piano di rientro impone tagli dolorosi, da qualche parte si dovra? pure iniziare…
«Da alcuni giorni, solo nella provincia di Cosenza, sono stati chiusi i presi?di ospeda- lieri di San Marco Argentano, Mormanno, Lungro, Trebisacce, Cariati, Praia a Mare e sono stati depotenziati quelli di San Gio- vanni in Fiore e Acri. Tutto cio? e? avvenuto senza che ai servizi erogati da questi pre- si?di siano stati sostituiti, contestualmente, altrettanti servizi sanitari alternativi terri- toriali. Anche nella prevista trasformazione degli ospedali dismessi in Capt (Centri assistenza primaria territoriale) non c’e? alcuna traccia delle risorse umane, finanziarie e tecnologiche necessarie. Cio? ci induce a pensare che la loro operativita? e? ancora assai lontana dall’essere realizzata. Tutto questo si verifica, tra l’altro, in un contesto nel quale anche gli ospedali Spoke (sono quelli periferici con meno funzioni rispetto agli Hub) di Castrovillari, Corigliano-Rossano, Cetraro-Paola, che oggi hanno una disponibilita? di 630 posti letto, avrebbero dovuto avere, in base al decreto del com- missario Scopelliti, 733 posti letto».
Ne sta facendo una questione di campanile. Si taglia a Cosenza per dare alle altre province… «Assolutamente no, ma sulla salute dei cittadini non si puo? giocare allo scaricabarile. Sto mettendo in evidenza un gap che e? sotto gli occhi di tutti. Una serie di carenze che si aggravano anche in riferimento alla mancata stabilizzazione del personale precario medico e paramedico, all’impossibi- lita? di attivare le dovute e necessariedei piccoli ospedali.
Ma se il Piano di rientro impone tagli dolorosi, da qualche parte si dovra? pure iniziare…
«Da alcuni giorni, solo nella provincia di Cosenza, sono stati chiusi i presi?di ospeda- lieri di San Marco Argentano, Mormanno, Lungro, Trebisacce, Cariati, Praia a Mare e sono stati depotenziati quelli di San Gio- vanni in Fiore e Acri. Tutto cio? e? avvenuto senza che ai servizi erogati da questi pre- si?di siano stati sostituiti, contestualmente, altrettanti servizi sanitari alternativi terri- toriali. Anche nella prevista trasformazione degli ospedali dismessi in Capt (Centri asassunzioni, soprattutto di medici specialisti nelle varie unita? operative ospedaliere di cui la provincia di Cosenza e? completa- mente sguarnita (urologia chirurgica, chi- rurgia vascolare, chirurgia maxillo-facciale, chirurgia ortopedica, emodinamisti). Oltre 100 posti letto, pertanto, rimangono solo sulla carta, anche per mancanza di spazi e di risorse umane ed economiche. E? evidente, insomma, che ci troviamo di fronte ad una situazione di fatto in cui, da una parte si dismettono i presidi ospedalieri e, dall’altra, non si realizzano le strutture sanitarie territoriali alternative previste (Capt) e non si potenziano gli ospedali Hub e Spoke, per come stabilito dallo stesso Piano di rientro. Cio? costituisce una grave minaccia per la salute dei cittadini della provincia di Cosenza, poiche? e? a rischio altissimo l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e la stessa continuita? assistenziale».
* E` l`intervista che Antonio Ricchio ha fatto a Mirabelli per il numero 43 del Corriere della Calabria
