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Le "caste calabre" e la società civile silente

AMANTEA «A volte, davanti a certe notizie, ci chiediamo: “È possibile?”. E la risposta è sempre la stessa: “Sì, è possibile”». Quella di martedì sera ad Amantea (per la rassegna “Calavecchia incontri…

Pubblicato il: 08/08/2012 – 12:04
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AMANTEA «A volte, davanti a certe notizie, ci chiediamo: “È possibile?”. E la risposta è sempre la stessa: “Sì, è possibile”». Quella di martedì sera ad Amantea (per la rassegna “Calavecchia incontri 2012”) non è stata solo un`occasione per presentare “Casta Calabra”, il libro del direttore del “Corriere della Calabria”, Paolo Pollichieni (scritto insieme con i giornalisti del settimanale Eugenio Furia, Giampaolo Latella, Pablo Petrasso e Antonio Ricchio). Si è trattato di un appuntamento per fare il punto e ribadire un concetto: il volume, edito a dicembre 2011, potrebbe essere riscritto e aggiornato alla luce degli atti prodotti dal consiglio regionale (e non solo) quasi quotidianamente. Stimolato dalle domande di Adriano Mollo, caposervizio delle pagine regionali del Quotidiano della Calabria, Pollichieni ha rievocato vicende già raccontate nelle pagine del libro ed è andato oltre. Non si è fermato alla politica: «Ci sono dei dirigenti che sono dei veri campioni. Una, che secondo la Corte costituzionale non ha i titoli per stare alla Regione, è stata addirittura promossa a vice direttore generale vicario. Un altro, che già gode di un distacco per lavorare a Catanzaro, ne ha ottenuto altri due per insegnare all`università». Spaziando tra politica e libertà di stampa, Mollo ha ricordato l`invito di Agazio Loiero «a non collaborare con i grandi inviati dei giornali nazionali, che, secondo l`ex governatore, avevano un pregiudizio nei confronti della Calabria». Un modo per ricordare l`esordio di “Casta Calabra”, un dialogo surreale (così lo ha definito Antonio Chiappetta, moderatore dell`incontro e addetto stampa del Comune di Amantea) in consiglio regionale. «Si discuteva – ha spiegato il direttore del “Corriere della Calabria” – di una mozione contro i servizi giornalistici di Riccardo Iacona. Bene, è stato il dibattito più lungo nell`aula di Palazzo Campanella, come se Iacona fosse il principale problema di questa regione. E si è concluso con un mostro giuridico: la sospensione della mozione. In sostanza, non sappiamo ancora come sia finita».
Di abuso in abuso, di delibera in delibera («chissà perché il materiale di cancelleria del Corecom costa cinque volte quello della Staziona unica appaltante?»), si arriva a una riflessione amara sulla società civile. Sono i recenti fatti accaduti all`Università della Calabria a indignare di più: «Mi indigno – dice Pollichieni – perché, davanti a una notizia gravissima, come quella della figlia di un boss latitante che prende un trenta senza sostenere l`esame, ma semplicemente presentandosi nello studio di un docente con il libretto, nessuno dice nulla. Non si è aperto un dibattito, non è sceso in piazza neanche uno studente, nessuno ha chiesto di discuterne. E ciò che è peggio è che quell`esame ottenuto in un minuto, senza alcuna discussione, per l`Università della Calabria è ancora valido. Con queste premesse, è inutile parlare di rientro dei cervelli. Sarebbe già tanto cercare di non far fuggire quelli che sono rimasti».

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