Taurianova, lei malata di Sla e lui di tumore: «Lo Stato ci ha abbandonati»
Sergio Carrozza denuncia: fondi tagliati, cure palliative interrotte e il confronto impietoso con le altre Regioni: “Non chiedo carità, chiedo giustizia”
TAURIANOVA Un fondo vitale revocato senza spiegazioni convincenti. Cure palliative interrotte da un giorno all’altro, proprio mentre il marito era fuori regione per curarsi. Un piano assistenziale mai attivato, nonostante fosse dovuto. È il quadro drammatico che emerge dalla lettera pubblica con cui Sergio Carrozza, residente a Taurianova, torna a denunciare — non per la prima volta — le condizioni in cui la sua famiglia è costretta a sopravvivere. Ad affrontare i disagi della burocrazia, insieme a lui, è la moglie Sabina Radu, completamente immobilizzata dalla Sla e incapace di respirare autonomamente, mentre lo stesso Carrozza combatte in parallelo contro un tumore. “Chi di competenza si metta una mano sulla coscienza”, scrive nella lettera, affidata ai giornali “affinché diventi la voce di chi non ha più fiato per gridare”. “Siamo due malati gravi sotto lo stesso tetto — scrive Carrozza — ma per lo Stato italiano e per la burocrazia locale, questo non sembra essere sufficiente a meritare dignità”.
Il taglio del Fondo non autosufficienze
Fino a qualche tempo fa la famiglia percepiva il contributo del Fondo nazionale per le non autosufficienze (Fna), sostegno che Carrozza definisce “vitale” per garantire alla moglie una parvenza di assistenza. Il fondo è stato però revocato improvvisamente, con una motivazione che l’uomo definisce assurda: una presunta incompatibilità con altri servizi assistenziali già percepiti dalla famiglia. Una “logica perversa”, scrive, “secondo cui gli aiuti non si sommano in base alla gravità del bisogno, ma si escludono a vicenda”, lasciando i coniugi con meno tutele di prima.
Le cure palliative interrotte senza preavviso
Il punto più grave denunciato dalla lettera riguarda però l’interruzione, un mese fa, delle cure palliative che l’Asp garantiva a Sabina Radu, con la presenza di un infermiere e di un operatore sociosanitario (Oss). Lo stop, secondo Carrozza, sarebbe avvenuto “di colpo e senza preavviso”, proprio mentre lui si trovava al Nord per cure oncologiche urgenti e il figlio della coppia veniva sottoposto a un intervento al setto nasale a Bologna. “I servizi sociali, interrompendo un servizio di tale urgenza terapeutica ed esistenziale, hanno compiuto un atto gravissimo — scrive — a mio avviso un vero e proprio reato di abbandono”. Secondo la denuncia, non sarebbe mai stato attivato nemmeno il Pai, il Piano assistenziale individualizzato, che pure sarebbe spettato di diritto alla donna. Nella lettera, Carrozza descrive nel dettaglio le difficoltà quotidiane della famiglia. L’assistenza pubblica copre appena 8 ore al giorno per 6 giorni a settimana, mentre le ore restanti e la domenica la famiglia è costretta a pagare di tasca propria una badante, un onere che l’uomo definisce ormai insostenibile ora che è malato e invalido anche lui. A pesare è anche la scarsità delle risorse economiche: l’invalidità di Sabina Radu ammonta a circa 850 euro al mese, con cui la coppia deve mantenere anche un figlio a carico. A questo si aggiungono, secondo Carrozza, calcoli errati da parte degli uffici competenti nell’erogazione del programma Home Care Premium, che porterebbero la famiglia a ricevere una cifra nettamente inferiore a quella dovuta. Infine, i servizi sociali hanno affiancato alla famiglia un amministratore di sostegno, le cui spese legali e d’onorario, denuncia l’uomo, ricadono paradossalmente sulle già misere risorse della famiglia stessa.
Il confronto tra le Regioni
Nella lettera non manca un ringraziamento pubblico al sindaco di Taurianova, Domenico Romeo, che secondo Carrozza “sta facendo l’impossibile” per stare vicino alla famiglia, con visite dirette a casa: un atteggiamento che l’uomo contrappone a quello che definisce il silenzio della precedente amministrazione comunale. Il cuore politico della denuncia riguarda però le disparità regionali nell’assistenza ai malati di Sla. Carrozza cita, a confronto con la Calabria — dove le delibere per la disabilità gravissima fisserebbero tetti che faticano a superare i 600-1.000 euro mensili — la Sicilia, dove l’assegno di cura arriverebbe fino a 1.200 euro al mese, la Sardegna, dove il programma “Ritornare a casa Plus” garantirebbe oltre 1.330 euro mensili più il bonus specifico “Mi prendo cura”, le Marche, con assegni fino a 1.800 euro mensili per l’assistenza h24, e l‘Emilia-Romagna, dove l’assistenza sulla ventilazione meccanica sarebbe coperta con 45 euro al giorno, oltre 1.350 euro al mese. “Perché la vita di mia moglie in Calabria deve valere la metà rispetto a quella di un cittadino sardo o siciliano?”, si chiede Carrozza nella lettera. “Non chiedo carità, chiedo giustizia”, scrive nelle righe conclusive, rivolgendosi direttamente ad Asp, Servizi sociali e Regione Calabria: chiede lo sblocco immediato dei fondi Fna, il ripristino delle cure palliative e il ricalcolo corretto dei sostegni economici. “Non abbiamo più tempo per i vostri cavilli — conclude —. La burocrazia non può uccidere più della malattia“.
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