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Le armi per la faida arrivano dalla Svizzera

Una coppia di anziani coniugi svizzeri importava armi per conto della `ndrangheta. È quanto emerso nell`indagine dei carabinieri di Varese su una organizzazione legata alla cosca dei Ferrazzo. Otto l…

Pubblicato il: 13/09/2012 – 11:08
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Le armi per la faida arrivano dalla Svizzera

Una coppia di anziani coniugi svizzeri importava armi per conto della `ndrangheta. È quanto emerso nell`indagine dei carabinieri di Varese su una organizzazione legata alla cosca dei Ferrazzo. Otto le persone arrestate per traffico internazionale di armi e di stupefacenti. Il provvedimento è stato emesso dal gip di Milano Donatella Banci Buonamici, su richiesta del pm della Dda Mario Venditti. In carcere anche Eugenio Ferrazzo, figlio del boss Felice. Secondo le ipotesi degli investigatori è possibile che le armi importate dalla Svizzera venissero utilizzate nella sanguinosa faida che dopo la scissione del `96 oppone la cosca Ferrazzo contro il gruppo capeggiato da Mario Donato. Il capocosca Felice Ferrazzo fu arrestato il 22 luglio 2011 a Termoli e all`interno di una vettura custodita in un garage a lui riconducibile era stato trovato un arsenale costituito da circa 50 armi di vario genere. La particolare violenza della faida, sottolineano i militari è testimoniata anche dal tentativo di omicidio nell`estate del 2000 nella località Campizzi di Mesoraca (Crotone), quando Felice e Eugenio Ferrazzo furono raggiunti da una serie di colpi d`arma da fuoco e si salvarono miracolosamente grazie alla blindatura della vettura. I grossi quantitativi di armi che Eugenio Ferrazzo era riuscito a procurarsi secondo il pm Venditti «farebbero presupporre il pericolo di una guerra imminente» all`interno della cosca anche a causa a causa delle condizioni di salute di Mario Donato, costretto su una sedia a rotelle.  
Se le armi arrivavano dalla Svizzera nascoste nell`auto di due insospettabili coniugi elevetici, la droga, invece, arrivava dalla Colombia. Dall`aeroporto di Ginevra era trasportata in Italia attraverso i valichi al confine con le province di Varese e di Como, per quantitativi fino a 200 chilogrammi. Nell`abitazione di uno degli arrestati, Mirco de Notaris, è stato sequestrato anche un apparecchio utilizzato per disturbare le frequenze degli apparecchi di  egistrazione. Nelle conversazioni telefoniche, intercettate dagli investigatori, gli arrestati utilizzavano un linguaggio in codice, indicando le armi come “motorini” o “marmitte” e la droga come “litri di olio” e “donne”.  Le indagini sono partite nel gennaio del 2010 quando erano state ritrovate in un cascinale a Sale, in provincia di Alessandria, vicino alla casa del pregiudicato Francesco Schicchitano, quattro pistole, munizioni e passamontagna. Tra gli indagati Scicchitano, 63 anni, avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario tra il canale svizzero d`importazione delle armi e i vari acquirenti, tra i quali vi era Eugenio Ferrazzo, originario di Mesoraca, anch`egli arrestato dai carabinieri.
«Questa operazione – ha spiegato il procuratore di Varese Maurizio Grigo – dimostra la grande penetrazione delle organizzazioni criminali nel territorio varesino, una forza che spesso rimane silente perché ha interesse a fare affari».

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