Campanella, Falzea: «La situazione materiale oggi non è cambiata»
CATANZARO «Mi sarebbe piaciuto venire stamattina e dire che si riprendono tutte le attività, ma al di là degli accordi presi ieri, importantissimi, la situazione materiale oggi non è cambiata». Lo af…

CATANZARO «Mi sarebbe piaciuto venire stamattina e dire che si riprendono tutte le attività, ma al di là degli accordi presi ieri, importantissimi, la situazione materiale oggi non è cambiata». Lo afferma Paolo Falzea, presidente della fondazione Campanella, dopo le decisioni prese nella giornata di mercoledì durante la riunione in Prefettura tra tutti gli esponenti istituzionali coinvolti nella fondazione. «La decisione di costituire una società in house – ha sottolineato Falzea –, risolve solo una parte del problema. Questa operazione verrà fatta entro il 30 di ottobre, ma fino ad allora il costo dei lavoratori grava sulla fondazione che ha risorse appena sufficienti per pagare un quarto dei dipendenti. Si fa presto a dire che i soldi si trovano, tutti concordano su questo. Ognuno però la pensa in modo diverso, certamente Pezzi ritiene che questi non si trovino nel capitolo Sanità». «Abbiamo – aggiunge – un disequilibrio economico serio, debiti nei confronti dei fornitori e non solo, di cui ieri non si è parlato. Ho provato più volte a introdurre l`argomento, ma poi mi sono reso conto che questo minava l`accordo e non ho proseguito». Oggi, all`interno della fondazione «i pazienti stanno effettuando le cure a cui si sono sottoposti anche ieri. Non è cambiato nulla», spiega il dottor Ubaldo Prati, direttore sanitario della fondazione. «Non è che noi prima non prestassimo più cure – prosegue Prati –, ma siamo stati costretti a indirizzare i malati in eccesso ad altri centri oncologici, grazie ad una rete importante che si è creata. Se non ci sono i soldi per pagare i fornitori le terapie in fondazione sono a rischio». Tutto questo, «però – conclude Falzea – è possibile fino a che abbiamo i farmaci. Dopo? Ho sospeso questa attività non per fare pressione, ma perché era necessario per la salvaguardia dei pazienti. Altrimenti rischiamo tutti. Allora, dico io, fermiamoci un attimo, quando siamo in condizioni di ripartire lo facciamo. Oggi non ho in cassa ciò che mi consente di far lavorare la struttura in sicurezza con i pazienti. Devono metterci in condizione di tornare ad essere una struttura seria». (0050)