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Scopelliti, le dimissioni e gli attacchi degli "amici" alla magistratura

Peppe Scopelliti ha fatto la cosa giusta e, fin quando ha resistito agli attacchi di paranoia, l`ha anche motivata bene. Ha rassegnato le dimissioni, provocando così l`anticipato scioglimento del c…

Pubblicato il: 28/03/2014 – 19:08
Scopelliti, le dimissioni e gli attacchi degli "amici" alla magistratura

Peppe Scopelliti ha fatto la cosa giusta e, fin quando ha resistito agli attacchi di paranoia, l`ha anche motivata bene. Ha rassegnato le dimissioni, provocando così l`anticipato scioglimento del consiglio regionale e l`avvio delle procedure per un ritorno al voto.
Nel comunicare tali decisioni ha detto tre cose incontestabilmente vere:
1) «La Calabria ha bisogno di un governo legittimato».
2) «Abbiamo di fronte a noi una responsabilità grande e abbiamo dentro di noi, e io dentro di me, la grande responsabilità di dire che, dopo questa vicenda, è arrivato il momento di rassegnare le dimissioni».
3) «Non gioisca la sinistra, perché oggi non vince certo la politica».
Le cose che invece sanno di arroganza, e sono intrise di ripugnante rigetto della sacralità delle istituzioni democratiche, le lascia dire a un comunicato stampa della sua giunta che si spinge fino ad usare termini eversivi per denunciare un supposto «comportamento ostile e illegittimo del Tribunale» che ha osato giudicare il “capo”.
Dimenticano, gli ex assessori della ex giunta Scopelliti – che pure si riempiono spesso la bocca di termini come «democrazia», «civiltà» e «educazione alla legalità» –, che quei tre magistrati del Tribunale di Reggio Calabria hanno letto una sentenza e che per volere della Costituzione le sentenze, tutte le sentenze, sia che assolvano o che condannino, iniziano con queste precise parole: «In nome del popolo italiano, il Tribunale, visti gli articoli…».
La sentenza che condanna Giuseppe Scopelliti non fa eccezione. Né può farla, solo perché manda a casa, come atto conseguenziale, i firmatari della livorosa nota.
È una sentenza emessa «in nome del popolo italiano».
Abbiano la decenza di rispettare sia la sentenza, sia chi la emette, sia il «popolo italiano». Quel popolo che in Calabria oggi si ritrova in coda ad ogni classifica sulla qualità della vita, sull`affidabilità dei servizi, sulla trasparenza della pubblica amministrazione.
Le sentenze possono essere sbagliate? Certamente, ma non lo stabiliscono certo Caligiuri o la Stasi, Trematerra o Fedele, Dattolo o Salerno, Tallini o Gentile o Pugliano. E men che meno lo può stabilire Demetrio Arena, che altra sentenza, emessa sempre nel nome del «popolo italiano», sancisce essere «incandidabile» per avere avuto responsabilità oggettive nello scioglimento per «contiguità con la `ndrangheta» del Comune di Reggio Calabria di cui era sindaco. E in questo caso la sentenza di primo grado è stata confermata anche in Appello.
Se una sentenza è sbagliata lo dovrà stabilire un`altra Corte con un`altra sentenza e, se non basta ad avere certezze, il nostro ordinamento prevede persino un terzo livello di giudizio.
Cos`è, quindi questa indegna cagnara attorno alla sentenza che condanna Giuseppe Scopelliti e ne sancisce l`interdizione dai pubblici uffici? E come mai solo oggi che Scopelliti manda tutti a casa, con una mossa che sorprende per primi i suoi non sempre affidabili “amici”, scatta il livore e la rabbia della «giunta regionale»? Gli stessi che oggi vomitano insulti contro il Tribunale, fino a ieri si accapigliavano per contendersi la poltrona lasciata vuota da Scopelliti. Nessuno di loro che annunciasse schifato le dimissioni perché non era giusto che solo Scopelliti rotolasse nella polvere. Niente di tutto questo ma solo veleni e vecchi merletti, per capire se il reggente doveva essere Salerno o la Stasi, Gentile o il redivivo Chiappetta.
Ma poi Scopelliti capita che faccia uno scatto di reni imprevisto e parli di Calabria che ha diritto a un «governo legittimato», il che significa anche il contrario: quello che doveva restare in sella senza di lui non sarebbe stato un «governo legittimato» e allora ecco la bile trasformarsi in livore, riempire il calice e tracimare sotto forma di vomitevole vilipendio verso quelle incontaminate toghe che hanno “osato” interrogare solo le carte, i fatti e le proprie coscienze.
Non sarebbe male se la politica, quella politica che giustamente Scopelliti definisce sconfitta dalla sentenza che lo riguarda, decidesse di prendere le distanze pubblicamente dalla nota della giunta regionale, esprimendo incondizionata solidarietà alla magistratura vilipesa.
A proposito di solidarietà ad assetto cangiante verso la magistratura, è assordante in queste ore il silenzio dell`antimafia danzante e saltellante, quell`antimafia munita di partita iva che si indigna a comando e batte cassa per aver finanziati osservatori e marce, comparsate televisive e marchette bipartisan. Dove sono gli educatori alla legalità con gettone di presenza ora che un Tribunale viene assalito e insultato per aver osato giudicare il potere?
«Bacia la mano che ruppe il tuo naso perché gli chiedevi un boccone»: il testamento di Tito è sempre attuale da queste parti.  (0030)

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