Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 16:44
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

le motivazioni

“Overture”, per la Corte d’appello Alfonsino Falbo riveste «una posizione di assoluta preminenza»

L’imputato in appello è stato condannato a 17 anni e 6 mesi. Per i giudici ha assunto un «ruolo direttivo nella gestione delle cessioni di droga»

Pubblicato il: 30/07/2026 – 16:20
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

COSENZA All’esito del processo d’appello per gli imputati condannati in primo grado nel procedimento scaturito dall’inchiesta denominata “Overture“ – legata a presunte estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni e spaccio di droga commessi a Cosenza e nei comuni dell’hinterland – era emersa la presenza del gruppo criminale guidato da Alfonsino Falbo. Nella sentenza d’appello, i giudici avevano confermato la ricostruzione proposta dall’accusa sull’esistenza di un assetto organizzativo della consorteria, individuandone i ruoli, le modalità operative e il programma criminoso (Qui la sentenza del processo d’appello).

La figura chiave

Come ricostruito dall’accusa, dopo la pax mafiosa siglata tra i vertici dei vari gruppi criminali della città di Cosenza, gli stessi si sarebbero organizzati in merito alle attività illecite: dallo spaccio, al rifornimento di droga, fini alla spartizione delle zone per estorcere le imprese. Un patto di non belligeranza sugellato dalla costituzione di una bacinella comune nella quale fare confluire una “rata” delle attività illecite. Figura cardine di questo ingrannaggio sarebbe Alfonsino Falbo per il quale in appello è arrivata la condanna a 17 anni e 6 mesi di reclusione.

Il ruolo nel traffico di droga

La difesa dell’imputato, con il primo motivo di impugnazione, ha contestato l’affermazione di responsabilità di Falbo in relazione al capo associativo, «deducendo l’inesistenza di una struttura organizzata stabile e dotata di effettiva operatività criminale». Sempre la difesa di Falbo, ha contestato anche l’esistenza di rapporti illeciti con altri soggetti coinvolti nella medesima inchiesta e il ruolo presunto del suo assistito nel traffico di droga. Circostanze ritenute non condivisibili dalla Corte d’Appello. Che nelle 140 pagine di motivazioni, allegate alla sentenza, ha cristallizzato i motivi della decisione e della pena inflitta. «L’insieme delle conversazioni richiamate dimostra in modo univoco l’esistenza di un consolidato rapporto di fornitura tra Imbrogno e Fusaro, avente ad oggetto cocaina e hashish destinati alla successiva attività di spaccio. Parimenti dimostrata risulta la diretta riferibilità di tali cessioni anche a Falbo», osserva la Corte. Che prosegue. «Le emergenze probatorie delineano, infatti, il ruolo di quest’ultimo quale stabile referente dell’organizzazione è principale gestore dell’attività di approvvigionamento e distribuzione della sostanza (…) in tale prospettiva assumono particolare rilievo (…) il fatto che il corrispettivo delle forniture fosse destinato proprio a Falbo». ln buona sostanza, per i giudici, sarebbero chiari gli elementi che riportano al «ruolo direttivo svolto da Falbo nella gestione delle cessioni e consentono di ricondurre anche a lui, senza margini di dubbio, le forniture di sostanza stupefacente effettuate da Imbrogno in favore di Fusaro».

Falbo e la realtà associativa

Le annotazioni dei giudici sono sufficienti nel ritenere pienamente dimostrata «la responsabilità di Falbo quale promotore, organizzatore e dirigente dell’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L’insieme delle emergenze probatorie delinea una struttura organizzata nella quale Falbo riveste una posizione di assoluta preminenza». Ed ancora, sempre a parere dei giudici, «è il soggetto che cura gli approvvigionamentid elle partite di stupefacente, organizza la rete distributiva, individua i luoghi di custodia della droga, dirige l’attività dei sodali e gestisce i rapporti economici con fornitori e acquirenti».
C’è un episodio che trova spazio nelle motivazioni, che consente di rafforzare la tesi della Corte che sottolinea «l’arresto di Laurato del 23 novembre 2017, avvenuto immediatamente dopo l’uscita dal magazzino con un quantitativo di hashish». A tal proposito, «il ruolo direttivo di Falbo emerge con particolare evidenza proprio nelle conversazioni successive a tale arresto (…) manifesta forte irritazione per non essere stato tempestivamente informato dell’accaduto, rivendicando espressamente il proprio ruolo di referente dell’organizzazione e affermando che, per qualsiasi problema, gli altri avrebbero dovuto rivolgersi direttamente a lui». (f.benincasa@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x