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Calabrian gigolò

Lui è così, lo fa per hobby. Fa l’amore a chiamata, quasi su ordinazione. Per divertimento, per curiosità. Mai per soldi. I regali, quelli sì, li accetta («a volte insistono, non posso dire di no»)…

Pubblicato il: 19/04/2014 – 17:08
Calabrian gigolò

Lui è così, lo fa per hobby. Fa l’amore a chiamata, quasi su ordinazione. Per divertimento, per curiosità. Mai per soldi. I regali, quelli sì, li accetta («a volte insistono, non posso dire di no»), ma il denaro no, non è la conditio sine qua non per l’amplesso. L’importante è il piacere, da dare e da ricevere. Sergio (il nome è di fantasia) non sa dire se anche i gigolò calabresi adottino la sua stessa filosofia. Lui ha comunque le idee abbastanza chiare sull’argomento: «Non mi faccio pagare, non avrebbe alcun senso. Io non andrei mai a prostitute, non vedo perché una donna dovrebbe tirar fuori i soldi per fare sesso con me».
Non si sente un dipendente autonomo dell’industria della libidine, quanto una specie di avventuriero a cui interessa solo la mutua soddisfazione corporea, l’appagamento reciproco degli istinti. Senza magnacci (esistono anche per gli uomini) che proteggono, tariffe da rispettare o nausee da reprimere per senso del dovere professionale. Si copula solo a determinate condizioni.
Sergio ha 40 anni, una casa nella Locride e un lavoro regolare e ben retribuito. Non ha bisogno di entrate extra. Vuole piuttosto spassarsela, scoprire il mondo delle perversioni, del vizio diffuso al di sotto delle convenzioni più bacchettone e universalmente riconosciute.
Il suo annuncio su internet lo ha pubblicato solo pochi mesi fa, ma ha già capito molto di quello che succede nel sottobosco della morale comune, dove la voglia di trasgressione pulsa sotto gli abiti del perbenismo, irrompe nella placida monogamia della società, squassa la sacralità del talamo per erompere nella promiscuità dei rapporti che si concretizza grazie a un tizio beccato in una bacheca online.
«Vengo contattato soprattutto dalle coppie. Il marito chiama e chiede se posso soddisfare la moglie. Poi lui decide se assistere o partecipare». Chi sono? «Persone normalissime, distinte. Professionisti. Non so perché lo facciano, hanno dei vizi, qualcosa di strano c’è di sicuro». Il “Richard Gere” della costa jonica non ha troppe risposte. Alcune domande, però, le pone in maniera preventiva. «Quando inizia la trattativa telefonica, cerco di prima di capire cos’è che vogliono fare. Voglio evitare di finire in cose strane…». Significa che in quel salace rassemblement tutto deve rimanere nell’alveo dell’eterosessualità. «Ci sono mariti che hanno desideri un po’ troppo particolari…». Una costante, in questo ambiente, è la diversificazione territoriale. Mai fissare appuntamenti vicino casa. «Le persone che mi chiamano vivono a non meno di 40 chilometri da qui». Donne e coppie di Catanzaro cercano meretricio tax free a Reggio, quelle di Cosenza a Crotone, quelle di Vibo nella Piana, e così via. Un modo semplice ed efficace per mantenere la necessaria riservatezza. «Quando scoprono che abito dalle loro parti, riattaccano subito». Sergio non è disposto a tutto, ma a sentir lui potrebbe fare molti soldi. Soprattutto se acconsentisse alle avance dei gay: «La maggior parte delle chiamate arriva da loro. Spesso mi offrono un mucchio di denaro, ma io rifiuto sempre. Ognuno ha i suoi limiti». Non è così per tutti: «Altri “colleghi” probabilmente lo fanno, anche se non lo ammettono facilmente».
Le richieste – sia delle donne che degli uomini – sono tante, «in media posso ricevere 7-8 chiamate la settimana». Quanto alle motivazioni che spingono verso l’insolito hobby, non ce n’è una in particolare. «Mi sono detto: “I miei amici hanno messo l’annuncio, perché non posso farlo anch’io?” E allora ho deciso di farlo. Sbaglia chi pensa di essere l’unico in circolazione, il web è pieno di offerte di questo tipo. Personalmente è un modo per divertirmi, lo faccio per curiosità. A volte capitano delle gnocche pazzesche, e va bene, altre volte delle vecchie. Ed è allora che ti chiedi: “Ma chi me l’ha fatta fare?”».
In realtà le arzille venerande fanno capolino di rado, contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare. «Le donne che vogliono incontrarmi non sono nemmeno giovanissime. Diciamo che vanno per lo più dai 30 ai 45 anni. Ma in Calabria sono poche quelle che decidono di farsi avanti. Gli appuntamenti avvengono soprattutto con le coppie. Per lavoro sono spesso fuori e così ho messo annunci anche in altre regioni. Lì le donne single sono molto più intraprendenti».
Essere sempre all’altezza della situazione non è facile. Sergio finora è stato fortunato: «Non mi è mai capitata una brutta. E comunque cerco di capire com’è fin dalla telefonata». Tanto per evitare spiacevoli sorprese. Se poi il desiderio prorompe nelle 70enni, il più delle volte dice: «Vai a trovarti un altro».
I limiti, appunto, proprio perché non è di una “occupazione” che si tratta. Il dovere non esiste, è solo una questione di libere scelte. Anche se qualche escamotage è necessario. «Nei miei annunci faccio capire che per me è un lavoro vero e proprio. Le donne si tranquillizzano se sanno che non c’è possibilità di implicazioni sentimentali, se hanno la certezza che l’uomo con cui stanno andando a letto non si può innamorare di loro». Quella parentesi è dedicata al sesso, il resto va fuori dalla porta. O dalla portiera. Sergio non riceve mai a casa («preferisco farmi ospitare») e così spesso l’atto viene consumato in auto, come tradizione da marciapiede insegna.
Per stuzzicare i desideri, poi, non serve nemmeno essere adoni alla Julian Kay (il personaggio di Gere in “American gigolò”), basta solo curarsi il giusto. «Vado spesso in palestra, ma non sono muscolosissimo. Ho un fisico asciutto, di poco superiore alla media».
A volte il suo sembra il “mestiere” più entusiasmante del mondo, quando capitano donne «belle proprio». Sexy ma perdute, disperate? «No, lo fanno per puro piacere, come fosse una cosa normale. Nessuno può immaginare le cose che succedono davvero là fuori, tutti i giorni. Una mia amica, conosciuta grazie all’annuncio su internet, fa parte di un gruppo di persone che organizzano continuamente feste e cenette. Incontri tra signore e signori educati, della buona società. Solo che poi a un certo punto partono gli scambi, le orge. Oppure capita che uno dei mariti quella sera sia troppo stanco e decida di andare a letto prima, ma permette che la moglie resti a divertirsi. Molti preferiscono sapere, piuttosto che essere traditi di nascosto».
Sfere pubbliche che si alternano a sfere privatissime e inconfessabili. Rispetto apparente delle convenzioni sociali, che poi sbocca nell’irrefrenabilità delle pulsioni. La prostituzione propagandata sul web garantisce l’anonimato, quello di chi chiede e quello di chi si offre. I tanti gagà calabresi, a sentire Sergio, decidono di prestare il loro corpo per placare anzitutto le proprie voglie. «I ragazzi cercano sesso a tutti i costi, spesso anche in modo esagerato. Si rivolge al web soprattutto chi non sa “acchiappare” una ragazza in altri modi e pensa che quella sia la strada più facile. È una sorta di ultima spiaggia. Ovviamente non basta, bisogna saperci fare. Non ci si può presentare a una donna così come capita e dirsi disposti a fare sesso. Bisogna conquistarla, anche grazie ad annunci fatti per bene. Io ne ho uno molto esplicito e un altro più romantico. Ma la regola fondamentale è far capire che sei in grado di soddisfare qualsiasi esigenza». Dove per «esigenze» si può intendere di tutto, dato che il campionario dei pruriti è praticamente infinito: «Io non ho ancora visto niente, ma la gente è veramente fuori di testa».
Quando quella soglia del pudore viene varcata, quando i panni pubblici vengono smessi per assecondare le trasgressioni più segrete, i bisogni possono essere i più diversi: «Chi gode ad essere umiliata, chi ama il dolore, chi vuole dominare…». Sergio in quella sfera parallela ci sta bene, ma ha ancora lo sguardo incantato dei novizi, di chi non ha sperimentato la stanchezza dell’eccesso. Non ha ancora fatto il callo definitivo alle depravazioni, tanto stigmatizzate quan
to comuni. La malizia potrà perderla col tempo, anche perché non ha nessuna intenzione di smettere. «Per adesso mi sto divertendo molto. In alcuni periodi non ho rinnovato l’annuncio, poi l’ho rimesso. E se anche mi dovessero scoprire, non me ne frega niente. Sono padrone della mia vita». È divorziato, non è neppure fidanzato, vive da solo. I parenti ignorano il suo passatempo. «Forse lo sa solo mio fratello, che è amico di un mio “collega”…». Poco male, non cambia nulla, l’hobby può essere coltivato ancora. Sempre con accortezza, con prudenza obbligatoria: «Mai dare il numero personale. Una volta una donna si è innamorata di me, per togliermela di dosso ho faticato. È sempre meglio mantenere distinti i due ambiti». Anche qui, le sfere che si compenetrano ma restano separate.
Gli uomini che scelgono la sua strada non si annoiano mai, ma devono pure avere una gran pazienza. «Le delusioni sono frequenti. Chiamano persone che si fingono interessate, altre che addirittura chiedono soldi a me». È un microcosmo pruriginoso e imprevedibile, dove non esistono regole. E lo si impara presto. (0040)

(Il servizio “Il sesso? Il mio hobby” è stato pubblicato sul Corriere della Calabria lo scorso 20 febbraio)

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