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Quagliariello "spinge" Scopelliti

REGGIO CALABRIA Definisce la cabina di regia sulla Calabria istituita ieri a Palazzo Chigi «un autogol». Non risparmia critiche a Matteo Renzi e quando qualcuno gli fa notare che in fondo lui è pu…

Pubblicato il: 22/05/2014 – 22:00
Quagliariello "spinge" Scopelliti

REGGIO CALABRIA Definisce la cabina di regia sulla Calabria istituita ieri a Palazzo Chigi «un autogol». Non risparmia critiche a Matteo Renzi e quando qualcuno gli fa notare che in fondo lui è pur sempre uno dei maggiori azionisti di un partito che sostiene l’esecutivo in carica, non si scompone e rilancia: «Siamo davanti a un organo di cui avremmo fatto volentieri a meno visto che i primi due impegni che si sono prefissati erano già in agenda. Il tribunale di Reggio Calabria è già un impegno del governo e di certo i fondi non dovevamo reperirli noi come abbiamo fatto per il Museo. Magorno enfatizza tanto questi provvedimenti, ma di cosa stiamo parlando? Io ricordo i veri finanziamenti, quelli stanziati dai governi Berlusconi-Fini. Se questa cabina di regia non vede la presenza della Regione come interlocutore rischia di essere da subito qualcosa di monco che non ha la percezione dei bisogni della comunità». 
Botta secca, quella di Peppe Scopelliti. Arriva in quella che sarebbe dovuta essere una conferenza stampa e che invece si è trasformata – more solito – in un raduno di fedelissimi e militanti. L’ex governatore traccia il consuntivo della sua campagna elettorale ma rimanda per i toni forti al comizio di chiusura in piazza Duomo. Al suo fianco c’è Gaetano Quagliariello, il coordinatore nazionale di Nuovo centrodestra, e con lui i tre senatori reggini – Bilardi, Caridi e D’Ascola – che lasciarono lo scorso autunno Berlusconi per abbracciare la causa alfaniana. Manca Tonino Gentile ma Scopelliti specifica che l’assenza è giustificata. Nel frattempo l’ex ministro per le Riforme deve ricorrere a tutta la sua ars oratoria per schivare le domande “scomode” su un partito nato da poco ma già falcidiato da arresti e condanne per i suoi principali esponenti. E quando a Quagliariello viene chiesto dell’opportunità di inserire in lista un condannato in primo grado per abuso e falso d’ufficio, nella sala “Levato” di Palazzo Campanella sono attimi di gelo: «Scopelliti ha scelto di presentarsi al giudizio degli elettori in una competizione durissima, senza lista bloccata, senza alcuna certezza, ma sia chiaro che nessun verdetto popolare può sostituire quello dei giudici, nel rispetto dei principi della nostra Costituzione dove sono contemplate chiaramente tutte le garanzie per la persona». Un modo articolato per far capire che «il garantismo non equivale all’impunità». 
Quagliariello cita Scopelliti come esempio di una candidato capace di condurre una campagna elettorale corretta, «in cui non ha fatto un solo attacco alla magistratura». Il non detto è che l’ex governatore non ha emulato Berlusconi nelle critiche alle toghe. Scopelliti incassa senza battere ciglio e, svestiti i panni del barricadero segretario nazionale del Fronte della gioventù, va addirittura oltre: «Bisogna recuperare il senso dello Stato altrimenti questo Paese va alla deriva. Assistiamo a uno scontro permanente, a un premier che definisce “buffone” il suo principale competitor». Ma è solo una parentesi. Perché le radici non si dimenticano. Anzi, sono gli altri che non le dimenticano. «La cosa più bella di queste settimane – dice Scopelliti – è stata ritrovare gente cresciuta assieme a me nella destra in ruoli decisionali importanti». Quanto al risultato delle europee, c’è l’ambizione di superare ampiamente la soglia di sbarramento fissata al 4%. L’ex governatore spera di fare il pieno nella “sua” Reggio ma non fissa asticelle da superare. 
L’orizzonte di Ncd, semmai, viene fissato da Quagliariello: «Attendiamo un grande contributo dalla Calabria, c’è un calabrese in particolare che può rappresentare questa regione in Europa». Al resto dei partiti fondatori del Ppe vengono fatti recapitare alcuni messaggi: «L’Ue sia di esempio e chiuda una delle due sedi o Bruxelles o a Strasburgo». Per quanto riguarda la Bce «deve avere i poteri di una banca centrale». Sulle frontiere «ci deve essere equiparazione del costo del denaro per avere mercato e concorrenza senza alcuna penalizzazione». A proposito delle politiche migratorie «o si attivano tutti o da soli non possiamo affrontare più il problema. Il Mediterraneo diventi frontiera europea, l’Ue si occupi della sicurezza del continente, su questo aspetto abbiamo già il sostegno dell’Ump francese». 
Sull’Udc e sul progetto di un partito comune nemmeno una parola. Ogni ipotesi di lavoro è stata rimandata a dopo il 26 maggio. Perché saranno le urne a indicare se gli elettori hanno davvero voglia di un partito unico dei moderati italiani. (0040)

an. ri.

 

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