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EUROPEE | Fine di un leader

LAMEZIA TERME Stavolta non ce l’ha fatta. Stavolta non ci sono applausi, né incoronazioni. Scopelliti è out, fuori, battuto. Per la prima volta nella sua lunga (malgrado la “giovane” età)…

Pubblicato il: 25/05/2014 – 22:00
EUROPEE | Fine di un leader

LAMEZIA TERME Stavolta non ce l’ha fatta. Stavolta non ci sono applausi, né incoronazioni. Scopelliti è out, fuori, battuto. Per la prima volta nella sua lunga (malgrado la “giovane” età) carriera politica, il condottiero dalle mille battaglie depone l’ascia, sconfitto dalla sfida forse meno eccitante e importante della sua vita, comunque l’ultima àncora di salvezza dopo la fine dell’esperienza da governatore.
E ancora: stavolta a determinare la caduta dell’ex enfant prodige della destra calabrese non è una sentenza di tribunale, non è l’astio di un giudice, non è un complotto paragiudiziario, una manovra delle lobby occulte. La condanna a 6 anni di reclusione nel processo Fallara ha provocato la sua sospensione dall’incarico di presidente della giunta e le sue dimissioni volontarie. Ma ora è diverso: a “mandarlo a casa” è una sentenza politica, il voto degli elettori. Che hanno scelto di non dargli fiducia, perlomeno non tutta quella di cui Scopelliti aveva bisogno per volare a Bruxelles.
E qualche domanda è obbligatoria. Nasce dall’analisi dei dati: il politico calabrese più votato è Mario Maiolo, capace di ottenere 44.734 preferenze in tutta la regione, contro le 31.776 dell’ex governatore. La differenza è che Scopelliti è da più di 15 anni sulla cresta dell’onda, con la possibilità di gestire un potere immenso, prima al Comune di Reggio, poi alla Regione. Maiolo, che di potere ne ha gestito davvero poco al confronto, è riuscito a surclassarlo con uno scarto di 13mila voti. Un dato su cui l’entourage di Scopelliti non potrà fare a meno di riflettere nei prossimi giorni.
Se con i 15mila voti conquistati in provincia di Reggio in qualche modo Scopelliti ha tenuto botta, è nelle altre zone calde che ha perso ogni possibilità di sorridere. I 5.700 voti ottenuti nel Cosentino e i 4.458 guadagnati nel Catanzarese dimostrano che l’ex presidente della Regione e padre padrone del centrodestra in Calabria è stato abbandonato dai suoi. Dai fratelli Gentile, in primis, che – secondo i bene informati – nella loro zona d’influenza riescono a muovere qualcosa come 20mila voti; poi dai vari Piero Aiello, Claudio Parente, Sinibaldo Esposito, per restare nel capoluogo.
La debacle è frutto di un ammutinamento corale, un “voltagabbanesimo” orchestrato per togliere dalla scena – forse definitivamente – il leader che nel tempo aveva assommato su di sé poteri immensi. Una congiura politica che in molti, tra i fedelissimi di Scopelliti, avevano subodorato, ma forse nessuno pensava sarebbe stata così cruenta. Adesso l’ex governatore è al tappeto, e senza alcuna nuova battaglia all’orizzonte. D’altronde l’esercito è andato via. 
È probabilmente la chiusura di un cerchio, il percorso naturale di una parabola politica pur grandiosa. Iniziata con la militanza vera nella destra sociale reggina. Scopelliti diventa prima consigliere circoscrizionale dell’Msi a Reggio. Nel ’91 è segretario provinciale del Fronte della gioventù. Due anni dopo, a Rieti, ne diventa il segretario nazionale. Sempre con la Fiamma approda come consigliere comunale a Palazzo San Giorgio. A soli 29 anni si candida alla Regione e diventa presidente del Consiglio. Subito dopo, il governatore Chiaravalloti lo vuole come assessore nella sua giunta. Arriva il 2002: il grande salto come sindaco di Reggio. Si ripete 5 anni dopo, con il 57% delle preferenze, un plebiscito confermato anche dai sondaggi successivi, che lo incoronano come primo cittadino più amato d’Italia. Infine la scalata alla Regione, nel 2010, quando batte un centrosinistra malmesso e con una guida delegittimata dalla sua stessa base, Agazio Loiero. 
C’è anche un precedente. Nel ’94, esattamente 20 anni fa, Scopelliti aveva già tentato di guadagnare uno scranno in Europa. Tra le fila di An risulta come il primo dei non eletti nel collegio meridionale, con 34mila preferenze. Ieri ne ha ottenute 41.758, solo 7mila in più, malgrado i lunghi anni passati nelle stanze dei bottoni; a muovere le leve del potere; a tirare i fili della vita politica cittadina e regionale; a dare imprimatur a nomine nella sanità, negli enti pubblici, nelle fondazioni; a gestire i bilanci, a distribuirne i fondi. Tutto questo non è bastato a farlo vincere, a superare in consensi Lorenzo Cesa e Filippo Piccone, due che il potere di Scopelliti forse non l’hanno mai avuto. 
Poco male, perdere un’elezione non è la fine del mondo. L’ex governatore, finalmente libero da impegni istituzionali, potrà tornare a fare quello che faceva prima di entrare in politica. Già, ma che faceva?
È laureato in Economia e commercio, ma non ha mai esercitato la professione. Era un tifoso della Reggina ma, dopo la caduta negli inferi della C nell’anno del centenario, è improbabile che Scopelliti decida di tornare a fare a tempo pieno il capo-ultrà. Era un discreto giocatore di basket, ma a 47 anni il fisico non è più quello di una volta e forse anche questa velleità dovrà essere riposta in un cassetto. C’è sempre un’ultima possibilità: rivestire i panni del dj, gli stessi indossati quando Reggio ospitò le serate di Rtl sul suo Lungomare. La radio negli ultimi tempi è stata lambita da un’inchiesta della Dda perché una delle sue società satellite aveva alle sue dipendenze un presunto boss. Niente di grave, in fondo. Scopelliti sembrava davvero a proprio agio nei panni di “Peppe dj”. Potrebbe essere un’idea. 

 

Pietro Bellantoni

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