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L'aula bunker di Reggio trasformata in "forno" bunker. La denuncia di Chizzoniti

REGGIO CALABRIA Giudici che si sventolano – stoici – con fogli a4, cartellette, agende, e quanto di utile capiti a tiro; legali e pm che muoiono di caldo sotto la toga, imputati chiusi nelle gabbie…

Pubblicato il: 30/06/2014 – 16:11
L'aula bunker di Reggio trasformata in "forno" bunker. La denuncia di Chizzoniti

REGGIO CALABRIA Giudici che si sventolano – stoici – con fogli a4, cartellette, agende, e quanto di utile capiti a tiro; legali e pm che muoiono di caldo sotto la toga, imputati chiusi nelle gabbie; poliziotti della penitenziaria, vigilantes e carabinieri soffrono le temperature ormai superiori ai 30 gradi. Che la giustizia sia in Italia un lungo e sudato calvario è dato assodato, ma i disservizi che hanno fatto fuori i condizionatori d’aria all’aula bunker di Reggio Calabria hanno trasformato una trita metafora in appiccicosa realtà. Con l’arrivo dell’estate, l’ordinaria amministrazione della giustizia nell’aula bunker della città si è trasformata in una prova di resistenza che ha seriamente messo alla prova i più integerrimi dei giudici e dei pm e i più determinati fra i legali.
Ormai dall’anno scorso, l’impianto di aria condizionata è fuori uso e l’edificio, costruito appositamente per essere assolutamente isolato dall’esterno, con aule – come da prescrizione – prive di finestre o lucernari che assicurino un ricambio di aria, si è convertito in una gigantesca scatola di metallo e cemento che accumula calore a livelli pressoché insopportabili. Le aule sono piccoli forni in cui giudici, pm, forze dell’ordine, imputati, parenti e legali, soffocano, in stanzette ovviamente isolate dall’esterno e con temperature da savana. Una situazione quasi emergenziale che non è sfuggita al presidente della commissione regionale di Vigilanza Aurelio Chizzoniti, oggi in aula in qualità di difensore di parte civile, che al termine dell’udienza – indignato – ha preso carta e penna per denunciare «l’assoluto degrado in cui versa la struttura al cui interno si raggiungono temperature elevatissime per il pessimo funzionamento dei condizionatori d’aria».
Non a caso – si legge nella missiva che il legale ha inviato alla triade commissariale che governa la città, formata da Gaetano Chiusolo, Giuseppe Castaldo, Carmelo La Paglia commissari, al presidente Corte di Appello, Giovanbattista Macrì, procuratore generale della Corte di Appello, Salvatore Di Landro, all’avvocato generale della Corte di Appello, Francesco Scuderi, al presidente del Tribunale, Luciano Gerardis presidente Ordine degli avvocati, Alberto Panuccio – qualche settimana fa la presidente della Corte ha disposto la sospensione dell’udienza a causa delle invivibili condizioni delle aule, già più volte messe a verbale l’anno scorso dal giudice Olga Tarzia, all’epoca presidente di collegio al procedimento “Alta tensione”.
«È incredibile la disattenzione riservata, a diversi livelli istituzionali, al pianeta Giustizia che, fra l’altro, subisce in questi giorni l’espulsione di circa 500 magistrati frettolosamente esodati – rectius – sacrificati sull’altare del risparmio mentre manager pubblici riscuotono stipendi e liquidazioni miliardari nel cui contesto, a Reggio, si sfratta anche la struttura di ristoro all’interno del Cedir fruita da migliaia di persone al giorno», scrive Chizzoniti nella sua nota.
«Invito formalmente i signori commissari a rispettare il nobile popolo reggino in tutte le accezioni risolvendo urgentissimamente il ripristino della piena agibilità dell’aula bunker, rammentando a me stesso che se ciò fosse accaduto in quella meneghina di Opera ci sarebbero state non le cinque ma le cinquanta giornate di Milano! Mentre da queste parti tutto viene assorbito da regole spettrali gelide e reticenti che trasformano sacrosanti diritti in benevole concessioni delle sempre più bizantineggianti proiezioni periferiche dello Stato. Se poi i signori commissari volessero attribuire un senso alla perdurante presenza in città dovrebbero ricordarsi che sono qua per sostituire il sindaco e in tale veste, visto che indossano spesso la sciarpa tricolore che simboleggia lo status di primo cittadino, farebbero cosa buona e giusta a partecipare alle manifestazioni coralmente organizzate per difendere un fondamentale presidio di legalità quale è la sopprimenda sezione decentrata del Tar. Riscattando un’agnostica presenza scandita da superbo, supponente e glaciale distacco». (0050)

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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