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«Grati al maresciallo che ha svelato la vicenda di Oppido»

REGGIO CALABRIA La delegazione della Commissione parlamentare antimafia si è recata a Oppido Mamertina dove ha incontrato il comandante della stazione dei carabinieri, maresciallo Andrea Marino, ch…

Pubblicato il: 09/08/2014 – 17:09
«Grati al maresciallo che ha svelato la vicenda di Oppido»

REGGIO CALABRIA La delegazione della Commissione parlamentare antimafia si è recata a Oppido Mamertina dove ha incontrato il comandante della stazione dei carabinieri, maresciallo Andrea Marino, che ha portato alla luce la vicenda dell’inchino alla casa di un boss della ‘ndrangheta durante la processione della Madonna. La Presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, ha affermato che «oggi è stata una giornata molto edificante. Abbiamo prima reso omaggio al giudice Antonino Scopelliti e poi abbiamo espresso gratitudine al maresciallo della stazione dei carabinieri di Oppido Mamertina il quale ci ha detto di aver fatto solo il proprio dovere. Ma quel gesto ha parlato a tutto il paese soprattutto dopo le parole del Papa. La religione, la fede, la pietà popolare così radicata in questa terra non può essere strumentalizzata è usata dagli ndranghetisti per legittimarsi ed affermare il loro dovere il loro potere».
«Quindi – ha concluso Bindi – vanno prese le distanze come cristiani e come cittadini e come istituzioni. Il maresciallo è stato chiaro e lo ha fatto in modo chiaro e visibile a tutti. Ed è giusto che questo venga sottolineato. Il paese deve esprimere gratitudine».

 

LA SOLIDARIETÀ A MICHELE ALBANESE
«Al giornalista Michele Albanese ho avuto la possibilità di rinnovare la mia solidarietà, la mia stima perché il tema dell’informazione resta cruciale per la lotta alle mafie». Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, dopo la visita fatta oggi a Michele Albanese, giornalista del Quotidiano del Sud e collaboratore dell’Ansa, costretto a muoversi con la scorta perché minacciato dalla ‘ndrangheta. «Albanese – ha aggiunto Bindi – non è l’unico giornalista minacciato. Sono molti coloro che sono stati uccisi per avere fatto un’operazione di verità attraverso la loro informazione. Così come è giusto sottolineare il fatto che, se c’è chi lavora sotto la pressione del rischio della propria vita per responsabilità dei poteri mafiosi, c’è anche chi opera per affermare questo potere, con una informazione compiacente. Come Commissione nazionale antimafia vogliamo esprimere solidarietà ai giornalisti che per fare seriamente il proprio lavoro, devono vivere sotto scorta e, al tempo stesso, scoprire le trame di chi usa l’informazione per affermare il potere delle mafie».

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