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La posta in gioco

di Paolo Pollichieni      In Calabria non si può perdere, perché è qui che si gioca, paradossalmente, la partita del rilancio economico dell’Italia. Anzi per meglio dire la si gioca …

Pubblicato il: 30/08/2014 – 10:15

di Paolo Pollichieni 

 

 

In Calabria non si può perdere, perché è qui che si gioca, paradossalmente, la partita del rilancio economico dell’Italia. Anzi per meglio dire la si gioca nel triangolo Gioia Tauro-Catanzaro-Lamezia Terme. I quaranta miliardi che Renzi punta a recuperare dai fondi comunitari persi, ci saranno solo se spesi in due regioni: Calabria e Campania. Ogni intervento strutturale e ogni attività di ripresa imprenditoriale, produce a queste latitudini effetti sul Pil (Prodotto interno lordo) nazionale dieci volte superiore a quelli che produrrebbe (ammesso che ve ne fossero le risorse economiche). In questa ottica Renzi ha bloccato le dismissioni di quelle aziende che i suoi predecessori erano pronti a regalare ai francesi e ai tedeschi (Ansaldo Breda, Ansaldo energia, eccetera) togliendole dalla disponibilità della holding di Finmeccanica e affidandole nelle più sicure mani della Cassa depositi e prestiti. In questa ottica ha fatto ripartire le commesse per le Omeca di Reggio Calabria (con buona pace delle distrazioni, colpose o dolose che siano, di Cgil e Confindustria) e in questa ottica mette il rilancio dell’area industriale di Lamezia Terme. Gioia Tauro, poi, non è solo il più grande porto del Mediterraneo ma è anche l’unico grande porto europeo che non ha alle spalle una metropoli e quindi può espandere le sue attività oltre il “fronte del porto”. I fondi strutturali dovranno mettere in rete queste realtà e soprattutto dovranno toglierle dall’isolamento in cui versano attualmente o, meglio, in cui sono state cinicamente poste da interessi transazionali inconfessabili. Per farlo servono due cose: restituire competitività al porto, togliendolo dalla condizione attuale di totale asservimento ad un’unica compagnia che opera solo un segmento di transhipment; realizzare l’alta velocità fino a Reggio Calabria e attrezzare l’area industriale che circonda quella portuale. Di giorno i Frecciarossa per il servizio passeggeri, la notte convogli ferroviari di ultima generazione (li faranno le Omeca?) che in 9 ore raggiungono il centro dell’Europa. E c’è altro ancora, perché Gioia Tauro deve essere attrezzata prima che dal Mozambico cominci ad arrivare il gas che gli accordi, sottoscritti da Renzi nel giugno scorso, mettano a disposizione del nostro Paese a prezzi più che competitivi, affrancandolo dai rischi geopolitici di Libia e Russia. Ma il gas dal Mozambico arriverà per nave, servono i rigassificatori, soprattutto serve quello abbandonato sulla carta a Gioia Tauro. E riparte anche il discorso sulla piattaforma del freddo. Dovrebbero bastare, questi accenni, per far capire l’importanza della posta in gioco. Questa volta il Pd, che vede sotto lo stesso cappello sia il suo leader che il capo del governo, non starà a guardare. Non ci sarà un’altra Delianuova, dove alle primarie Bersani prende 500 voti e alle elezioni regionali, subito dopo, il centrosinistra ne conterà poco più di quaranta. Non ci saranno candidati che stravincono le primarie e perdono le elezioni, come vogliamo chiamarle, “regolamentari”. È, forse, l’unica certezza che abbiamo davanti in questo scenario odierno. Vediamo di farcela bastare. (0050)

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