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La verità del "gabbiano assassinato"

LAMEZIA TERME «Il balletto delle primarie ha fatto perdere credibilità al Pd». La critica arriva direttamente da Tonino Gentile, coordinatore regionale di un partito, Ncd, che a Roma è alleato del …

Pubblicato il: 30/08/2014 – 10:27
La verità del "gabbiano assassinato"

LAMEZIA TERME «Il balletto delle primarie ha fatto perdere credibilità al Pd». La critica arriva direttamente da Tonino Gentile, coordinatore regionale di un partito, Ncd, che a Roma è alleato del governo Renzi e che anche in Calabria ha avviato una trattativa sotterranea in vista di una possibile alleanza. Il senatore cosentino non teme l’accusa di incoerenza politica e spiega di non voler «intervenire su vicende private e interne di partito». E però: «Lo strumento delle primarie è il metodo migliore per scegliere un candidato, ma quando esce un quadro di lacerazione così profonda si finisce per capire che la classe dirigente impegnata a “scannarsi” utilizzerebbe la Regione solo come merce di compensazione». Gentile entra a piedi uniti nelle beghe che in queste ore stanno interessando i democratici e ne sottolinea la presunta “impreparazione” programmatica. «Io – spiega – non sono un “nuovo” anche se ho un’anzianità istituzionale di 13 anni, ma credo che confrontarsi tra vecchi e nuovi senza mettere in mezzo le idee sia un grave errore. Significa pensare che i calabresi non danno alcuna importanza alla sostanza e alle idee».

 

LE RICHIESTE AGLI ALLEATI
Gentile parla poi delle richieste che Ncd farà agli alleati. Per prima cosa il tetto massimo per i dirigenti: «Nessuno può guadagnare più del presidente della Regione, invece abbiamo visto, nella scorsa e nell’attuale legislatura, che persone senza titoli e addirittura figure nemmeno dirigenziali avrebbero guadagnato quanto il presidente della Repubblica. Ma stiamo scherzando ? Si può ancora, dopo i rilievi del Mef, (e questo riguarda tutte le forze politiche) deliberare la corresponsione di 3,5 milioni di euro ai dirigenti del consiglio regionale?».

 

GENTILE COME KEYNES
L’ex sottosegretario, dimessosi dall’incarico dopo lo scoppio dell'”Oragate” nel quale fu accomunato all’immagine del “cinghiale ferito che ammazza tutti”, dimostra di essere anche un fine economista. Infatti predica l’utilizzo dei risparmi per «una politica keynesiana». «Non sono – continua – un friedmaniano e l’economia oggi va verso la deflazione: il che significa che non c’è più domanda. La povertà regna incontrastata e la Regione deve essere lo strumento di riequilibrio delle disuguaglianze, con atti clamorosi. Anche sfondando il patto di stabilità se è necessario. Senza il coraggio della impopolarità non si va da nessuna parte».

 

CONTRO LA MAFIA
È un Gentile davvero a tutto campo. Sulla legalità dice che «assisteremo in campagna elettorale a dichiarazioni pompose di persone che diranno di non volere i voti della mafia. E questo basta? Basta tutto questo per vivere nella legalità o invece bisogna dare un esempio concreto utilizzando con oculatezza le risorse pubbliche?». E ancora proposte su una Regione nuova, che «dia poteri di spesa ai grandi Comuni, oltre ai capoluogo, alle macrocittà come Paola, Lamezia Terme, Rossano, Castrovillari, Corigliano Calabro, Gioia Tauro, Locri, Palmi: la Regione deve essere ente di indirizzo e basta e l’assemblea legislativa deve riunirsi come una vera e propria Camera, settimanalmente».

 

IL CAVALLO DI BATTAGLIA: LA SANITA’
La sanità è da sempre il pallino del senatore. Soprattutto il suo precariato: «La nostra legge è stata bocciata dalla Consulta per alcuni ritardi della Regione attribuibili a discrasie con l’ufficio del commissario per il Piano di rientro: a Bruno Zito, che è direttore del dipartimento Salute in carica, dico che sin da ora è obbligatorio dare spazio a chi aveva i requisiti della legge 296 ed è rimasto fuori negli anni in cui la sanità era stata trasformata (e parlo del 2009) in vergognosi centri di partito politico».

 

CONTRO IL TRASFORMISMO

Infine, il politico che in passato è stato socialista, socialdemocratico, simpatizzante dei repubblicani, berlusconiano e oggi è tra gli alfaniani convinti manda un messaggio chiaro agli alleati e agli altri partiti politici: «Chi ha avuto incarichi istituzionali in una coalizione non venga accettato e candidato nell’altra. Solo così possiamo bloccare il trasformismo».
Non poteva mancare un riferimento al caso che portò allo stop delle pubblicazioni de L’Ora della Calabria, in seguito alle “pressioni” dello stampatore Umberto De Rose che esortava l’editore del giornale, Alfredo Citrigno, a non pubblicare una notizia su un’indagine a carico di Andrea Gentile, figlio del senatore. «Sono rimasto per molti “il cinghiale ferito”, quando in realtà sono stato un “gabbiano assassinato”. Non sono mai entrato nell’inchiesta sull’Oragate, mio figlio è stato prosciolto, eppure mi sono dimesso da sottosegretario due giorni dopo. Quanti hanno fatto una cosa del genere nella storia del governo e delle istituzioni?».

 

IL COMMISSARIO CHE NON C’È
L’ultima chiosa è dedicata al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che non ha ancora indicato il successore di Peppe Scopelliti sulla poltrona di commissario alla Sanità. «La stimo, ma ha sbagliato a farsi porre veti incrociati dal Pd. E deve dirlo pubblicamente. Il commissario andava nominato da tempo. Renzi aveva promesso di farlo ieri. Perché non lo ha fatto?».

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it

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