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Inciucio a Vibo, Mirabello a Guerini: «Il problema non sono io»

VIBO VALENTIA «Il problema non sono io». Dopo la lettera in cui il vicesegretario del Pd Guerini disconosce le liste del Pd per le Provinciali di Vibo, arriva a stretto giro la replica di Michele M…

Pubblicato il: 21/09/2014 – 13:14
Inciucio a Vibo, Mirabello a Guerini: «Il problema non sono io»

VIBO VALENTIA «Il problema non sono io». Dopo la lettera in cui il vicesegretario del Pd Guerini disconosce le liste del Pd per le Provinciali di Vibo, arriva a stretto giro la replica di Michele Mirabello, segretario della federazione provinciale finito al centro delle polemiche. «Mi pare prima di tutto opportuno chiarire – scrive Mirabello a Guerini – che il sottoscritto, presentando la lista del Pd per le elezioni provinciali, non ha fatto altro che dare pedissequa esecuzione a un deliberato della direzione provinciale di sabato 6 settembre, assunto alla presenza del delegato del segretario regionale e al culmine di un percorso in cui mai ci siamo discostati dalle indicazioni del partito regionale. Inoltre, diversamente da quanto ritenuto nella missiva inoltratami, il sottoscritto è stato ampiamente ai patti lavorando fino a tarda notte di domenica 7 in costante contatto con Ernesto Magorno».
«Il segretario regionale – continua Mirabello –, in effetti, non può non averti riferito di aver appreso in viva voce dell’esito della riunione finale, e della decisione unilaterale di una parte del partito di abbandonare la riunione, rappresentando le difficoltà a tornare indietro dagli impegni già assunti con altri non meglio precisati soggetti politici e rifiutando tutte le proposte per una lista unitaria, che peraltro ho formulato in perfetta conformità ai dettami di un intercorso contatto telefonico che ho personalmente avuto con te. Lo stesso segretario regionale non mi ha mai comunicato (e mai avrebbe del resto potuto farlo) né formalmente né informalmente, all’esito della suddetta riunione, in cui un’area ben definita del partito ha di fatto sconfessato le indicazioni del nazionale e del regionale, optando per un accordo di potere con dirigenti di primissimo piano ed esponenti istituzionali della destra provinciale e regionale, alcuna interdizione all’utilizzo del simbolo del partito». Mirabello non accetta l’equiparazione tra «il lavoro che ho messo in campo in perfetta conformità al mandato» del partito «a ciò che hanno fatto importanti dirigenti del Pd, dando vita a una lista comune con pezzi letteralmente inquietanti della destra locale». In più – continua il segretario provinciale – «l’evidenza di quanto affermo è testimoniata oltre che dal clamore che la notizia dell’accordo fra alcuni dirigenti del partito ed esponenti di primo piano di Fi, Ncd e Fratelli d’Italia, ha suscitato sulla stampa anche nazionale e sull’opinione pubblica, anche dalla circostanza non irrilevante che nessuno nel frattempo si è preoccupato di smentire alcunchè. Ritengo non senza fondati motivi che ad aver compromesso l’immagine del partito sia questa circostanza più di ogni altra. Così come ritengo, in tutta franchezza, che ogni più fantasiosa interpretazione sull’oggetto e sulla natura degli accordi messi in campo da pezzi del nostro partito con protagonisti di spicco della giunta Scopelliti come Nazzareno Salerno, sia ampiamente superata dalla drammaticità di una realtà oggettiva che tutti conoscono e riconoscono in questa nostra piccola provincia».
Per Mirabello, l'”inciucio” vibonese tra una parte del Pd e il centrodestra rientra tra i più «deteriori trasversalismi». Una vicenda in cui «assumo il ruolo inaccettabile di imputato, in una sorta di riedizione in salsa calabra della mirabile novella pirandelliana “così è (se vi pare)” in cui la verità sembra assumere molteplici aspetti». «Ho una stima talmente grande della tua personalità politica – prosegue rivolto a Guerini – da essere portato a pensare che solo il circolare (in)controllato di informazioni parziali e raffazzonate, abbia potuto generare questo clamoroso ed inaccettabile ribaltamento delle posizioni in campo. Ma a preoccuparmi maggiormente, anche per il ruolo che ricopro al servizio del partito, è il rischio oggettivo, in assenza di una vera valutazione della vicenda da svilupparsi entrando nel merito degli accadimenti, di delegittimare un’intera classe dirigente proprio alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali, magari concretizzando così in forma indiretta gli spregiudicati e reali obiettivi del centrodestra locale».

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