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Truffava indagati e imputati, poliziotto condannato

REGGIO CALABRIA Ha tentato di truffare l’ex dirigente comunale morta suicida, Orsola Fallara, ma anche la famiglia del commerciante ucciso a Siderno, Gianluca Congiusta, come pure i familiari di Al…

Pubblicato il: 23/09/2014 – 17:51
Truffava indagati e imputati, poliziotto condannato

REGGIO CALABRIA Ha tentato di truffare l’ex dirigente comunale morta suicida, Orsola Fallara, ma anche la famiglia del commerciante ucciso a Siderno, Gianluca Congiusta, come pure i familiari di Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, condannati all’ergastolo in appello per l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, offrendo loro – dietro congruo pagamento – falsi documenti riservati relativi a indagini di loro interesse e per questo è stato condannato a tre anni e quattro mesi. Si tratta di Antonino Consolato Franco, il vice sovrintendente della polizia in servizio prima alla Mobile quindi al Nucleo operativo di protezione di Reggio Calabria, allontanato dalla città calabrese dello Stretto quando è finito sotto indagine.
Stando a quanto appurato dai suoi stessi ex colleghi della Mobile e confermato oggi dal gup, era lui il regista della maxitruffa organizzata ai danni di indagati, veri o potenziali, imputati e familiari di vittime di mafia, cui in cambio di denaro offriva falsi documenti riservati che – stando quanto prospettato – avrebbero potuto informare su indagini in corso o dare una svolta a inchieste incagliate. Insieme a lui, che si occupava di individuare e “agganciare” le potenziali vittime, come di predisporre la documentazione, nella medesima banda c’erano la moglie, Rosa Bruzzese, impiegata in un negozio di telefonia che metteva a disposizione del gruppo schede sim intestate a terzi ignari e Angelo Belgio, che coadiuvava Franco fornendogli supporto logistico ed informativo, accompagnando negli spostamenti e tenendo il materiale da utilizzare per i ricatti.
Ricatti come quello cui è stata sottoposta la Fallara, “agganciata” dalla banda tramite una falsa ordinanza di custodia cautelare spedita al fratello Paolo, seguita da una richiesta di 30mila euro in cambio di ulteriori informazioni. Un’offerta respinta al mittente dal fratello dell’ex dirigente comunale che si è rivolto ai carabinieri. È proprio grazie a lui che i militari sono riusciti a fermare in flagranza Franco e Belgio, presentatisi puntuali nel luogo in cui progettavano di incassare un anticipo di 13 mila euro sulla somma che prospettavano di estorcere alla famiglia Fallara. Da lì, gli investigatori hanno scoperto che la potentissima burocrate del Comune non era né la prima né l’unica ad essere finita nella rete del poliziotto. Prima di lei, Franco aveva infatti tentato di agganciare sia i familiari di Alessandro e Giuseppe Marcianò, condannati all’ergastolo in appello per l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, cui aveva promesso documenti riservati con cui dimostrare l’innocenza dei propri congiunti, sia Mario Congiusta, padre dell’imprenditore Gianluca, ucciso a Siderno, cui Franco aveva prospettato l’esistenza di materiale idoneo a dimostrare la colpevolezza di un clan diverso da quello di Tommaso Costa, da sempre principale indiziato.

 

a.c.

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