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I fratelli Sarcone e un patrimonio da far sparire

LAMEZIA TERME Le manovre per far sparire l’immenso patrimonio accumulato illecitamente erano già cominciate. Alla filiale del Monte dei Paschi presso cui avevano titoli e conti, avevano già chiesto…

Pubblicato il: 24/09/2014 – 11:41
I fratelli Sarcone e un patrimonio da far sparire

LAMEZIA TERME Le manovre per far sparire l’immenso patrimonio accumulato illecitamente erano già cominciate. Alla filiale del Monte dei Paschi presso cui avevano titoli e conti, avevano già chiesto la monetizzazione di azioni e obbligazioni per un totale di 370 milioni di euro da ritirare in contanti. È con queste argomentazioni che il direttore della Dia Arturo De Felice ha chiesto e ottenuto che il presidente del Tribunale di Reggio Emilia disponesse in via d’urgenza il sequestro dell’intero patrimonio, sproporzionato rispetto al reddito dichiarato, dei fratelli Sarcone. Per ordine del giudice, dunque, da questa mattina all’alba gli uomini della Dia hanno messo i sigilli a auto, terreni, fabbricati e quote societarie del valore di 5 milioni di euro, tutti riconducibili a quelli che formalmente erano solo imprenditori di origine crotonese, ma in realtà, per gli inquirenti, sono tutti uomini della famiglia Grande Aracri di Cutro.
Nonostante l’unico che abbia subito una formale condanna per associazione mafiosa sia Nicolino Sarcone, che nel 2013 ha rimediato 8 anni e 8 di reclusione nell’ambito del processo “Scacco matto” perché considerato affiliato di vertice al clan Grande Aracri, anche gli altri fratelli – Giuseppe, Carmine e Gianluigi – non sono degli sconosciuti per inquirenti e investigatori. Oltre ad aver personalmente collezionato diverse indagini a carico per detenzione illegale di armi da fuoco e traffico di droga, Giuseppe è stato condannato insieme al fratello Carmine – già condannato per furto, rapina e detenzione illecita di armi – per aver favorito la latitanza di Francesco Frontera, uomo di peso del clan di Cutro, mentre insieme ad un altro fratello – Nicolino – è finito sotto indagine per gli omicidi di Nicola Vasapollo Giuseppe Ruggero e Domenico Lucano, consumati a Reggio Emilia fra il settembre e l’ottobre del 92. Nell’organigramma familiare, sembra invece toccato a Gianluigi il ruolo di testa di ponte economica del clan.

Nonostante sia stato nel tempo coinvolto in diverse inchieste per estorsione, usura e appropriazione indebita, come pure per impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, «a nome delle sue imprese – si legge nel decreto di sequestro – acquista terreni, ottiene finanziamenti, edifica, ed estingue anche anticipatamente mutui nonostante alcuni beni rimasti invenduti. Da tutta questa operatività imprenditoriale si rileva una forte capacità economica con disponibilità liquida, tale da essere sempre solvibile con le varie banche».

Tutti elementi che per investigatori e inquirenti inducono a «ritenere inconfutabile il perdurare legame alla consorteria criminale di matrice mafiosa». Per il giudice infatti «appare dunque verosimile pensare che le attività economiche dei fratelli Sarcone, nelle quali comunque era inserito a pieno titolo anche Sarcone Nicolino, siano ancor oggi strettamente legate al sistema organizzativo dell’associazione mafiosa».
Un sistema grazie al quale i Sarcone avrebbero potuto facilmente far sparire i propri beni, come lo stesso Tribunale non esita a sottolineare. «Il pericolo – scrive il giudice – sussiste non solo in relazione ai conti correnti – che possono essere rapidamente chiusi ed il ricavato facilmente disperso o occultato – e ai beni mobili registrati – per loro natura facilmente alienabili o occultabili – ma anche rispetto ai beni immobili, attesa, da un lato, la spiccata capacità a delinquere dei proposti e della’altro, i legami mantenuti dagli stessi con il mondo malavitoso, legami che pongono i proposti nella condizione di poter aggirare medio temporee le disposizioni che potranno prevedersi da parte del Tribunale, anche coinvolgendo terzi compiacenti e acquirenti di buona fede».

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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