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Intollerabile incoscienza

di Paolo Pollichieni   Federico Cafiero de Raho lo ha detto senza mezzi termini: «C’è un elevato pericolo di contaminazioni e inquinamento tra ’ndrangheta e politica, data la pericolosità dell…

Pubblicato il: 27/09/2014 – 8:18

di Paolo Pollichieni

 

Federico Cafiero de Raho lo ha detto senza mezzi termini: «C’è un elevato pericolo di contaminazioni e inquinamento tra ’ndrangheta e politica, data la pericolosità delle infiltrazioni, che sono a livelli altissimi». L’allarme arriva nella sede più indicata, visto che si tratta dell’ultima audizione che il capo della Dda reggina ha avuto davanti alla commissione parlamentare Antimafia il 17 settembre scorso, e fa esplicito riferimento a indagini attualmente in corso, posto che l’audizione è stata secretata quasi per intero. Qualcuno dei commissari e la stessa presidente Rosy Bindi hanno anche chiesto se vi fossero «preferenze», de Raho – riferendosi ai boss della ’ndrangheta – ha gelato la pur ben climatizzata sala delle audizioni di palazzo San Macuto con un: «Parlano con tutti, ma proprio tutti, tutti». Ha anche precisato, giusto per metterci il carico, che la ’ndrangheta e la sua sponda massonica non dialoga con i partiti, ma «direttamente con suoi rappresentanti, più o meno autorevoli».

Il resto, come detto, è stato secretato e la Commissione ha ribadito che intende riscrivere, per renderlo ancora più intransigente, il codice etico da raccomandare ai partiti in vista delle liste che si presenteranno per le comunali di Reggio Calabria, nonché per il rinnovo dei consigli provinciali e dello stesso consiglio regionale della Calabria. Monito ai partiti – tutti i partiti – viene anche dalle pesate parole del procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, alle prese con nuove indagini che riguardano appalti e servizi pubblici che una politica compiacente e trasversale continua a lasciar gestire alla “massomafia”.

In quel di Vibo l’inciucio è permanente, non si fa in tempo a sequestrare un’impresa o a inquisire una società mista che già ve ne è pronta una nuova. Nuova, però, solo nella sigla perché poi a gestirla sono sempre i soliti ambienti e i soliti personaggi. Non bastasse, c’è un’altra singolarità nelle inchieste del Vibonese che dovrebbe molto allarmare la politica: il cambiamento delle maggioranze e del colore politico delle amministrazioni locali non interferisce mai sull’andamento degli appalti e delle concessioni di servizi oggetto dell’indagine. In soldoni, chi muove i fili degli affari lo fa impunemente sia che governi il centrodestra e sia che al governo ci sia il centrosinistra. Oggi pare accada anche di peggio: pezzi di politica contrapposti si alleano per governare insieme, senza che si capisca mai in quali sedi politiche e in seguito a quale dibattito si siano formati questi inediti connubi.

Siamo al paradosso, poi, davanti ad alcune segnalazioni – che vengono dai magistrati inquirenti – secondo le quali di questi inciuci e di questi inquinamenti si dimostri più preoccupata la massoneria ufficiale che non le segreterie nazionali e regionali dei maggiori partiti. Si cita, ad esempio, l’iniziativa presa dai vertici del Grande Oriente d’Italia nel novembre scorso, allorquando venne deliberata l’immediata sospensione della loggia “Rocco Verduci” di Gerace. Di tale decisione lo stesso Goi ha deciso di dare massima diffusione con un comunicato stampa ufficiale datato 11 gennaio 2014, firmato dall’ex gran Maestro d’Oriente d’Italia Gustavo Raffi e plasticamente titolato “Operazione trasparenza”. Inedito, quanto grave ed esplicito, il motivo di tale decisione: «Per possibile inquinamento di carattere malavitoso, gravi inadempienze e carenza assoluta di cautele». Del resto è proprio uno dei capi storici della ’ndrangheta del Vibonese, il boss Pantaleone Mancuso, a spiegare a un faccendiere – calato da Milano per discutere con lui di affari nel settore delle bonifiche ambientali e dell’energia eolica – che è la massoneria il luogo dove politica e ’ndrangheta si incontrano per decidere affari e gestione del territorio: «Loro parlano di ’ndrangheta quando la ’ndrangheta non esiste più!… una volta, a Limbadi, a Nicotera, a Rosarno, a… c’era la ’ndrangheta!… la ’ndrangheta fa parte della massoneria».

Così siamo all’assurdo che mentre i boss – nei loro dialoghi “rubati” – confermano la nuova frontiera della criminalità mafiosa in Calabria; mentre i magistrati inquirenti avvertono i partiti del rischio mortale che la democrazia corre in queste contrade e mentre la stessa massoneria ufficiale adotta provvedimenti inediti per evitare infiltrazioni mafiose, i più distratti sono proprio i vertici dei partiti con in testa il Partito democratico. Davanti a questo scenario, diventa sempre più difficile capire se la scarsa attenzione che i partiti calabresi riservano al rischio di un condizionamento mafioso nelle scelte e nel voto amministrativo che è ormai alle porte, va ascritto a imperdonabile incoscienza ovvero a una, ancora più imperdonabile, acquiescenza.

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