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Il sonno della politica

di Paolo Pollichieni   Il sonno della ragione genera mostri. Verissimo ma anche quello della politica. Ecco, sarebbe sufficiente che chi in queste settimane ha la responsabilità di indicare al…

Pubblicato il: 03/10/2014 – 17:13

di Paolo Pollichieni

 

Il sonno della ragione genera mostri. Verissimo ma anche quello della politica. Ecco, sarebbe sufficiente che chi in queste settimane ha la responsabilità di indicare al corpo elettorale calabrese una (nuova?) classe dirigente, capace di riaprire cuori e cervelli alla speranza, riflettesse su questo per poter considerare che la partenza è buona. Il Partito democratico, ad esempio, non ci pare abbia compreso fino in fondo cosa emerge dal sondaggio Swg di cui pure mena vanto. Lasciamo perdere, per un attimo, se i calabresi gli daranno la vittoria per merito loro o per l’implosione del centrodestra e la non brillante performance dei pentastellati, almeno in questa fase di allestimento delle candidature. Diamo per scontato che siano i democrat ad apparire più credibili e quindi presentarsi con un gradimento tale da far vincere chiunque dei tre suoi candidati alle primarie. Tutto questo deve spingere verso un abbassamento dei livelli di blindatura delle proprie liste e dei propri programmi, o al contrario deve invitare a meritare sul campo una simile possibile (attenzione, possibile non significa scontata!) apertura di credito? Il sonno della politica genera mostri. È già capitato che l’aver dato per scontato il successo elettorale ha provocato un arretramento rispetto agli impegni che si andavano assumendo con gli elettori. È già capitato che l’esito delle primarie ha poi lasciato spazio a un ribaltamento del dato elettorale che ha visto vincere un candidato che alle primarie era stato battuto o che alle primarie non aveva neppure partecipato. In questi giorni è tornato alla ribalta il “caso De Magistris”, è il prodotto emblematico di cosa capita quando la politica si abbandona al sonno: a Napoli, centrodestra e Pd siedono tra i banchi dell’opposizione. Se qualcuno va pensando che un incontro politico-programmatico con il Nuovo Centrodestra sia una scorciatoia per vincere a mani basse, rischia di svegliarsi dal sonno per confrontarsi con un Masaniello al potere.

Il che, in verità, non necessariamente dovrebbe essere un dramma, ma certamente sarebbe un colpo mortale alla credibilità dei partiti. Siamo innamorati dei partiti? Fin quando si vuole essere culturalmente legati alla democrazia è inevitabile. È la ragione per cui le nostre cronache, in questo numero, si incaricano di far emergere la confusione, l’incertezza e l’indeterminazione che oggi sta attraversando l’intero mondo politico calabrese. Si dice una cosa, se ne pensa un’altra e si finisce col farne un’altra ancora. Risultato: la Calabria rischia di uscire da un tunnel terribile – quale è stato quello creato dalla stagione scopellitiana e dal “modello Reggio” – per infilarsi in un nuovo tunnel non meno buio e pieno di rischi. Tra un tunnel e l’altro, però, c’è una terra e un popolo stremati. I nostri giovani scappano e quelli che restano non sempre lo fanno per libera scelta. Non è l’emigrazione delle braccia, stavolta tocca ai cervelli. La credibilità del sistema istituzionale locale è inchiodata al suo minimo storico.

La ‘ndrangheta osserva tutto questo sorniona e «dialoga con tutti, ma proprio tutti», per come ammonisce il procuratore della Dda di Reggio Federico Cafiero de Raho parlando in commissione Antimafia. I sondaggi di questo non si occupano. Né quelli che danno vincente Mario Oliverio, né quelli che ribaltano tale pronostico e danno la vittoria a Gianluca Callipo. Così il centrosinistra resta dilaniato in vista delle primarie. Il centrodestra rimane imbrigliato dai desiderata di Francesca Pascale e da quelli di Raffaele Fitto. Il Movimento 5 Stelle è fermo al palo: ha trovato un candidato, ma non ha risolto le spaccature romane. Non bastasse ecco che irrompe sulla scena Pippo Callipo, quasi a sancire la sua diversità dal giovane Gianluca e comunque pronto a ribadire che i partiti storici non sono in sintonia con i problemi della Calabria e dei calabresi. Una situazione che un fine analista di scuola cossighiana, come il senatore Paolo Naccarato, sintetizza così: «Alla fine, in Calabria vincerà il miglior perdente». È quello che ci serve in questo delicatissimo momento storico? Assolutamente no, eppure in casa del Pd lo sport più praticato resta quello di guardarsi l’ombelico e pensare che tutto si chiude nel superamento delle dispute interne. Stretto tra un partito locale che non lo segue e un partito nazionale che non lo capisce, Ernesto Magorno non trova di meglio che invitare a «stare come i ricci nel bosco». Richiama gli aculei di cui ognuno è dotato, ma fa il torto di pensare solo alla sopravvivenza e non alla crescita. Restando all’esempio che ha scelto, Magorno farebbe meglio a prendere in esame la variante che riecheggia una spiritosa lezione di biologia: «Come avviene la riproduzione dell’istrice? Con attenzione, professo’, con molta attenzione». Appunto.

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