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Il "Consiglio emerito"

di Paolo Pollichieni   I cattivi avranno pensato che l’aver dimenticato di variare il bilancio regionale, in modo da prevedere i soldi necessari a sostenere le spese per le elezioni, è stato l…

Pubblicato il: 18/10/2014 – 6:00

di Paolo Pollichieni

 

I cattivi avranno pensato che l’aver dimenticato di variare il bilancio regionale, in modo da prevedere i soldi necessari a sostenere le spese per le elezioni, è stato l’estremo – disperato – tentativo di far saltare, per l’ennesima volta, il voto. Certo, il dubbio poteva anche starci, visto che questo Consiglio (che la solita cattiva stampa ha osato definire degli «imbullonati», solo perché si ostinava a restare al suo posto, pure a ranghi incompleti, nel solo fine di rispondere ai bisogni urgenti della Calabria) tra le giustificazioni che aveva elencato a sostegno della sua utilità c’era proprio la variazione del bilancio regionale. Tuttavia non è così e non c’è nessun tentativo di sabotare le elezioni regionali di fine novembre.
Non è così, perché Talarico e soci non hanno alcuna ragione di evitare le elezioni di novembre per il semplice fatto che loro resteranno al loro posto anche dopo e a prescindere dall’esito delle previste consultazioni elettorali.
Proprio così: gli attuali consiglieri regionali non andranno a casa, ma resteranno graditi inquilini di Palazzo Campanella. Hanno infatti stabilito con una leggina di istituire il “Consiglio emerito”, in sostanza i nuovi consiglieri regionali verranno eletti e si sistemeranno nei loro posti, ma i vecchi non andranno a casa perché, appunto, appartenenti al “Consiglio emerito”.
Del resto, non siamo il Paese dove ci sono il “presidente emerito” della Cassazione e anche quello della Repubblica? Persino la Chiesa ha un “Papa emerito”. Per non dire della Corte costituzionale che, addirittura, ha più presidenti emeriti che componenti in servizio, visto lo stallo in cui si è cacciato il Parlamento che deve eleggere gli ultimi membri della Consulta.
Da qui la proposta di legge approvata dal consiglio regionale che trasforma se stesso in “Consiglio emerito” e resta in carica a vita, a prescindere dalle elezioni prossime venture.
Si obietterà che la legge non è stata votata in Aula? E che significa, pare che è la prima legge che il Consiglio targato Talarico approva fuori dall’Aula? E poi – anche ammesso – non esistono i poteri sostitutivi? O vogliamo dimenticare che il grande Talarico incarna un record imbattibile: ha scelto e decretato da solo tutte le nomine di competenza del consiglio regionale (nessuna esclusa in quattro anni) attivando, appunto, i poteri sostitutivi. I tediosi della legalità diranno che non è stata pubblicata sul Burc la nuova norma che istituisce il “Consiglio emerito”? Sono i soliti imbottigliatori di nuvole, non sanno che le leggi speciali hanno un regime speciale e basta che siano “all’orecchio” del presidente, senza bisogno di altre pubblicizzazioni.
Del resto c’è una vecchia norma che prevede la sistemazione nella sala del Consiglio di apposite poltrone per i vecchi consiglieri regionali (questa è autentica e se non ci credete andate a consultare l’annuario delle leggi e dei regolamenti della Regione Calabria!), Talarico non ha fatto altro che armonizzarla e modernizzarla trasformando la semplice previsione di poltrone ad hoc in una trasformazione degli “uscenti” in consiglieri “emeriti”.
E poi i nuovi consiglieri, quando arriveranno, sono appena trenta. Per loro basta una sala consiliare più piccola e a Palazzo Campanella ve ne sono tante e di varia misura.
Semmai si tratta di armonizzare gli spazi e gli arredi, ma anche qui – come direbbe il mio amico Aldo Varano – «con una piccola spesa» il problema si risolve. E ne guadagna il tanto agonizzante, benché variamente promesso, “cambiamento”.
Infatti va sottolineato, ovviamente ascrivendolo per intero alla grande levatura democratica del presidente Talarico, il fatto che grazie all’istituzione del “consiglio regionale emerito”, si potrà realizzare un vero e totale rinnovamento delle liste in vista delle elezioni di novembre. Candidati tutti nuovi, i vecchi – pardon gli emeriti – saranno esentati da queste stantie liturgie della democrazia che pretendono si passi per il voto e si presentino requisiti etici pure per andarlo a chiedere questo “cavolo” di voto.

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