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Perseverare è diabolico

di Paolo Pollichieni  Conforta e aiuta leggere l’analisi che della grave situazione politica calabrese hanno offerto in questi giorni alcuni protagonisti della stessa. E questo va riconosciut…

Pubblicato il: 25/10/2014 – 5:00

di Paolo Pollichieni 

Conforta e aiuta leggere l’analisi che della grave situazione politica calabrese hanno offerto in questi giorni alcuni protagonisti della stessa. E questo va riconosciuto senza ironia e senza alcun retropensiero, perché non sempre c’è malafede in quanti ritengono di avere individuato un capo carismatico nel quale credere e assieme al quale condurre una battaglia politica. Merita, quindi, una riflessione attenta quanto scritto dagli assessori “esterni” Demetrio Arena e Mario Caligiuri. Il secondo anche portavoce del movimento “Scopelliti Presidente”, ma non per questo non meritevole delle attenuanti generiche. La firma di Demetrio Arena su quel documento, tuttavia, ha una valenza particolare e diversa, al punto da apparire anche più genuina rispetto all’altra apposta accanto. Dice Arena: «Il sistema politico calabrese, riflesso ingigantito di quello nazionale, dimostra di essere in grande affanno. Soprattutto nel centrodestra». Stigmatizza l’assenza di alcun progetto politico e la ricerca, invece, di accordi che sanno di stantio utilizzo del potere: «Presentare oggi candidature, a poche settimane dal voto, in modo unilaterale, senza confronti, senza condivisioni, senza avere definito alleanze ma, soprattutto, senza mai avere parlato di progetti e programmi, rende debole la proposta politica del centrodestra, che, invece poteva essere ancora una volta vincente». Su Scopelliti il riferimento è asettico, oggettivo: «Com’è di tutta evidenza, l’uscita di scena per via giudiziaria di Scopelliti in ogni caso ha messo in crisi il governo regionale, facendo perdere autonomia e capacità di attrazione a quel progetto politico del centrodestra che i calabresi avevano largamente e chiaramente premiato». La crisi, in qualche caso l’implosione, dei partiti non sono una soluzione, ma anzi acuiscono il problema, soprattutto in Calabria dove, per usare ancora le parole di Arena, «i prossimi anni saranno molto difficili sia per le condizioni economiche, che si potrebbero aggravare ancora di più, che per la tenuta sociale, la mancanza di prospettive e l’invadenza, anche elettorale, della criminalità organizzata». Le conclusioni sono un appello che appare sincero: «Occorrono istituzioni democratiche forti e credibili, una burocrazia efficiente (primo problema da affrontare), una rappresentanza politica autorevole e lungimirante, libera da condizionamenti, ma soprattutto capace di pensare un futuro che non si riduca alle sole fortune individuali. L’improvvisazione perenne, in alcuni casi l’arroganza e le valutazioni di basso profilo non servono a nessuno. Sarebbe stato il momento di volare alto e non di ragionare rasoterra. Sarebbe stato il momento di unire e non di dividere. Come si è fatto in questi ultimi mesi e si sta continuando a fare». Sottoscriviamo, apprezzando anche l’autocritica che certe osservazioni si portano dietro (chi ha selezionato la burocrazia sbagliata, premiando la fedeltà in danno del merito? Chi ha preferito l’arroganza del potere invece dello sforzo del confronto? Chi ha curato l’immagine lasciando nell’ombra la sostanza?). L’emergenza, acuitasi in questi anni, non perdonerebbe ulteriori indugi. Ogni ripartenza, però, ha bisogno di fare chiarezza fino in fondo, altrimenti non è credibile. Ed è solo con questo spirito che a Demetrio Arena ricordiamo un articolo (23 gennaio 2013) nel quale questa testata lo chiamava direttamente in causa, pur riconoscendogli onestà intellettuale. In quell’articolo, Demetrio Arena lo avrà conservato sicuramente, gli si ricordava che «l’avevamo esortata a non affidare la sua storia e la sua dignità in mani di millantatori che non hanno più alcun potere e che amano scaricare su altri le proprie copiose colpe». Nasceva, quell’articolo, da un fatto politicamente gravissimo, imperdonabile: la candidatura di Domenico Scilipoti nelle liste del Pdl al Senato, un gradino sopra dello stesso Arena. Fummo, allora, facili profeti nel dire ad Arena: «Adesso si ritrova a esporre la sua persona e l’immagine di quella città che dice (e non vi è ragione per non crederle) di amare tanto, a una figuraccia cosmica. Lei viene dopo Scilipoti: nessuno dei suoi avversari politici e nessuno dei peggiori “nemici della città” si sarebbe spinto fino a questo insulto. Lo ha fatto invece il Pdl del quale è coordinatore regionale Peppe Scopelliti». Concludeva quel pezzo: «Adesso che farà? Legherà le sue sorti a quelle di Scilipoti? Dirà che per battere i nemici di Reggio bisogna votare Scilipoti? Oppure abbasserà il capo davanti alla prossima mossa del suo nume (tutelare?) Scopelliti? Il quale ha già pronta la soluzione: inviterà a votare al Senato per “Grande Sud”, dove capolista è il consigliere regionale Bilardi chè è anche capogruppo e factotum della “Lista Scopelliti Presidente”. Guardi un po’ che fortuna per Bilardi la presenza di Scilipoti nella lista del Pdl al Senato». È andata proprio così: a Palazzo Madama siamo rappresentati da Scilipoti. Anche Bilardi è senatore, ma non pare ne dimostri gratitudine ai vecchi compagni di viaggio. E in queste ore di grande travaglio politico con la Calabria sempre più “nave senza nocchiere in gran tempesta”, di Scilipoti non abbiamo alcuna notizia, la sua esistenza in vita la desumiamo solo dai tabulati di voto del Senato. Questo nulla toglie al valore della riflessione che oggi Arena promuove e propone. Errare è umano, solo il perseverare sarebbe diabolico.

 

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