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L’uomo dei dossier

di Paolo Pollichieni L’uomo dei dossier che batte le impervie vie della Calabria da almeno otto anni, negli ultimi mesi è tornato ad essere iperattivo. Con chi ce l’ha? Per chi lavora? Quale è il …

Pubblicato il: 01/11/2014 – 6:00

di Paolo Pollichieni

L’uomo dei dossier che batte le impervie vie della Calabria da almeno otto anni, negli ultimi mesi è tornato ad essere iperattivo. Con chi ce l’ha? Per chi lavora? Quale è il suo obiettivo? I dati che è possibile incrociare ci consegnano un mercenario che sta sospeso a metà strada tra gli affari della politica e la politica degli affari. Lo hanno usato e lo usano in tanti, rende i suoi servigi alla destra o alla sinistra con naturale indifferenza.  Prima di piazzare le carte – stantie e lise – che dovrebbero minare la personalità di Wanda Ferro, aveva fatto tappa a Pizzo Calabro, aveva appuntamento con un “comunicatore”, doveva lasciargli un dossier a carico di un giornalista, aveva già tentato di piazzarlo a Roma e a Crotone ottenendo solo un buco nell’acqua. Perse anche l’appuntamento di Pizzo perché le carte erano troppo maldestramente taroccate, pure per i comunicatori più disponibili. Con Alberto Cisterna, invece, gli era andata meglio: le carte le aveva piazzate con un abile mix di verità e menzogne, che ancora attende di essere declinato in uno dei tanti procedimenti penali avviati su denuncia dell’ex numero due della Procura nazionale antimafia. Nulla di personale, ma l’incauto Cisterna aveva lasciato circolare la voce di una sua candidatura a governatore e la cosa andava stoppata subito. Wanda Ferro, invece, ha insistito e alla fine non solo si è ritrovata alla guida della coalizione di centrodestra ma ha anche imposto le condizioni. In certi ambienti questo non va bene. In verità, non va bene neanche la candidatura di Mario Oliverio: su lui la ricerca è stata cocciuta, insistita ma ha prodotto poca cosa. Certo che è dura quando ti danno l’incarico di “mascheriare” due personaggi politici come Wanda Ferro e Mario Oliverio. All’inizio pare facile, attesa la lunga milizia politica e la lunga esposizione amministrativa. Poi scopri che questi due – diversissimi in quanto a idee e militanza – hanno in comune l’aver governato, per due legislature di seguito, due tra le più grosse amministrazioni provinciali calabresi senza essere sfiorati da una inchiesta e senza aver incassato neppure un accenno di avviso di garanzia.  Allora ripieghi sul privato, ma anche lì trovi poco. Su Mario Oliverio: una figlia assunta all’Anas, ma la cosa tramontò già diversi anni addietro quando venne presentata in proposito un’interrogazione parlamentare. Su Wanda, ti devi accontentare di un vecchio dossieraccio coperto di polvere. Lo stesso identico che già qualche “pierino” aveva tentato di utilizzare per stroncarne la, poi vittoriosa, corsa della Ferro alla presidenza della Provincia di Catanzaro. Quel dossier, però, venne rispedito al mittente. Otto anni dopo ha avuto miglior fortuna. Spazzatura, certo. Robaccia che neppure un codice etico scritto dai mormoni più ottusi potrebbe prendere in considerazione, vero.  Ma chi lo ha confezionato ha scelto bene i tempi e soprattutto sapeva bene che avrebbe toccato un punto sensibile. Chi volete che se ne freghi di una storia di ordinario innamoramento sbagliato, vecchia di oltre vent’anni, e dal finale senza ombre? Chi potrebbe mai agitare carte che sanno di muffa, ancor prima che di fango, in una realtà sociale dove vige il motto «le corna sono come i denti: quando spuntano fanno male, ma poi aiutano a mangiare?». Nessuno. Ma chi tira le fila sa che quello è un punto di sofferenza personale e familiare di una donna che ha fierezza e coerenza da vendere. Se la spezzi in due, la pieghi nel dolore di uno stupro mediatico inatteso, gli metti in soqquadro la sensibilità e la vita familiare. Ecco potresti, a pochi giorni dalla presentazione delle liste, ottenere il risultato agognato: farla fuori dalla scena politica. È importante, per certi ambienti, disarticolare il pericolo che sia il presidente eletto che quello che andrà a guidare l’opposizione abbiano regole di trasparenza e di onestà comuni. Forse è anche per questo, e non solo per una dato umano pur importante, che la prima telefonata di solidarietà a Wanda Ferro è arrivata dal suo competitore Mario Oliverio. Insieme hanno chiuso alcune porte, non tutte certo, ma le più pericolose. Insieme potrebbero determinare una svolta in un nuovo assetto regionale che avrà bisogno di tutte le forze politiche e non solo di quelle che siederanno nei banchi della maggioranza. Wanda Ferro, dopo giornate di comprensibile sconforto, è rimasta al suo posto, non ha rinunciato alla candidatura. Quello che doveva essere un oltraggio alla sua persona ha avuto un effetto boomerang.  Sarebbe bello, ora, se la disfatta per l’uomo dei dossier e i suoi mandanti arrivasse al punto da produrre un rafforzamento della “buona politica” che le candidature di Wanda Ferro e Mario Oliverio sottintendono. Magari con un patto di democrazia praticata che preveda l’assegnazione della presidenza del consiglio regionale a chi guida la coalizione perdente. Sarebbe una buona partenza: la Calabria che per la prima volta strappa un primato in positivo.

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