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Stop ai carrozzoni

di Paolo Pollichieni Il confronto politico di questi giorni è stato caratterizzato più dalle polemiche che dalle proposte. Per carità, non siamo qui a fare i chierichetti, nella prima concitata fa…

Pubblicato il: 08/11/2014 – 6:00

di Paolo Pollichieni

Il confronto politico di questi giorni è stato caratterizzato più dalle polemiche che dalle proposte. Per carità, non siamo qui a fare i chierichetti, nella prima concitata fase di una campagna elettorale questo ci sta tutto. Le fibrillazioni negli schieramenti opposti, i rapidi e insistiti cambi di casacca, l’elasticità con la quale viene interpretato il codice etico, gli spazi destinati (o negati) alle quote rosa, tutte cose che non potevano non far bella presenza nella propaganda elettorale dei singoli candidati e delle contrapposte alleanze. Ora, però, è lecito attendersi qualche cosa di più. È auspicabile che si cominci a parlare di programmi, di scelte strategiche per lo sviluppo, di cose che ci si impegna a fare. E auspicabile si metta mano a una piattaforma di confronto con il governo nazionale e con l’Unione europea, coprendo il posto che la Regione ha lasciato vacante per tutti questi mesi nella “Cabina di regia” voluta da Matteo Renzi. Un capitolo andrebbe dedicato anche alle cose che ci si impegna a non fare più. Orrori che si spera vengano relegati al passato e non replicati nel futuro. Questi sono segnali chiari e concreti, comprensibili rapidamente a tutti. E siccome da un punto occorre pur sempre partire per evitare che si caschi nel generico, lanciamo un sasso nello stagno. Lo facciamo proponendo ai candidati alla presidenza una sorta di asta al rialzo: chi si impegna a chiudere più carrozzoni? Il riferimento è ai tantissimi enti di sottogoverno assolutamente inutili e dispendiosi che tuttavia aiutano a fare clientela, a sistemare amici e conoscenti, a legittimare spese altrimenti non veicolabili. Fissiamo una base d’asta: l’impegno a non finanziare più la “Fondazione Field” e “Calabria etica”. La prima ha contribuito a renderla famosa uno dei più storici Scopelliti boys, quel Mimmo Barile che è scappato con i soldi della cassa, mai restituiti. La seconda resa nota dal suo presidente Pasqualino Ruberto per l’aver deliberato, inaudita altera parte, una modifica dello statuto che  aboliva la non remunerazione del presidente e la sostituiva con un congruo assegno mensile di cinquemila euro. Questo a tacere di un albo fornitori dove c’è di tutto: da una batteria di tipografie “amiche” (prima fra tutte, ovviamente, quella di Umberto De Rose, ex presidente di Fincalabra) fino a una pasticceria con sede a Lamezia Terme: come dire che senza pasticcini non si può apprezzare l’eticità del “volontariato” calabrese. Muovendo da queste due fondazioni-scandalo ci si potrà allargare a dismisura. Basterà consultare le decine e decine di nomine che il povero Franco Talarico si è dovuto sobbarcare nella qualità di presidente del consiglio regionale, per porre rimedio al fatto che l’Assemblea regionale non vi aveva provveduto. Volete qualche chicca in proposito? Eccone due: la nomina «di sei esperti di comprovata esperienza nel nucleo tecnico della cooperazione e relazioni internazionali della Regione Calabria» e la nomina «di tre esperti in campo pedagogico, psicologico e organizzativo strutturale nel Comitato regionale per il riconoscimento e la valorizzazione delle funzioni sociali svolte dalla comunità cristiana e dagli operatori nell’ambito del percorso formativo della persona». Vi risparmiamo i nome dei nove «comprovati esperti», tanto a illustrare il loro lavoro basta e avanza la definizione degli enti ai quali erano chiamati a dare una mano. Ovviamente era talmente importante garantire alla Calabria la possibilità di avvalersi di tali «comprovate esperienze», che il presidente Talarico ha attivato i poteri sostitutivi deliberando in luogo del consiglio regionale, che svagato in altro modo, non aveva avuto tempo di provvedere. Infatti, ecco la pomposa prosa del “piccolo scrivano lametino” che campeggia nei decreti a sua firma: «Premesso altresì, che il consiglio regionale non ha provveduto a effettuare le nomine di propria competenza tra cui quella indicata in oggetto, nonostante sia stato più volte chiamato a deliberare al riguardo, mediante costante inserimento all’ordine del giorno dei punti concernenti le nomine; ravvisata la necessità e l’urgenza di effettuare la nomina…», si provvedeva alla bisogna. È troppo auspicare che, in futuro, la Calabria smetta di spendere soldi per garantire la presenza di «comprovati esperti» al capezzale della «valorizzazione delle funzioni sociali svolte dalla comunità cristiana e dagli operatori nell’ambito del percorso formativo della persona»?

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