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Breve luna di miele

di Paolo Pollichieni  I calabresi non sanno più come mandarlo a dire: prima, parliamo delle politiche del 2013, hanno indirizzato una valanga di voti sui pentastellati Beppe Grillo; poi hanno…

Pubblicato il: 28/11/2014 – 11:02

di Paolo Pollichieni 

I calabresi non sanno più come mandarlo a dire: prima, parliamo delle politiche del 2013, hanno indirizzato una valanga di voti sui pentastellati Beppe Grillo; poi hanno cominciato a disertare le urne, con il risultato che il nuovo consiglio regionale sarà rappresentativo di meno della metà dei calabresi aventi diritto al voto. È il segno di un profondo malessere, certo. Un malessere talmente profondo da spingersi fino alla rinuncia dell’esercizio del voto, certissimo. Il punto è: saprà la nuova compagine guidata da Mario Oliverio cogliere quest’ultimo disperato messaggio? Dobbiamo credere che lo farà. Non può non farlo. Possiede le carte necessarie per impegnarsi a farlo.

Intanto perché è la prima volta che un governatore della Calabria viene scelto in Calabria e, almeno inizialmente, in conflitto con i desiderata di Roma. Non andò così in passato: furono i tavoli romani a imporre Pino Nisticò e dopo di lui imposero Giuseppe Chiaravalloti e anche sulla candidatura di Agazio Loiero ci fu il timbro delle curie politiche romane. In quel caso scese personalmente Piero Fassino a Reggio Calabria per comunicare a Marco Minniti che doveva fare un passo indietro. Sulla scelta di Scopelliti, poi, abbiamo ricevuto la diretta testimonianza di Silvio Berlusconi: il “modello Reggio” gli fu  imposto dai “colonnelli” ex Alleanza nazionale. Dopo lo strappo con Fini pretendevano visibilità, così Gasparri e Matteoli, passando per Alemanno, circondarono il principe di Arcore e lo costrinsero a rimangiarsi la candidatura di Bernardo Misaggi. Oliverio, invece, strappa la candidatura contro il volere di Renzi. Nulla di personale, ma ai proconsoli calabresi del premier, Mario Oliverio bloccava la digestione e gli faceva venire l’orticaria. Cocciuto come solo i montanari sanno esserlo, Oliverio non arretrò di un passo, alternando lusinghe e discorsi distensivi alla minaccia di correre comunque da solo se non gli avessero concesso di misurarsi alle primarie.

A Palazzo Alemanni, insomma, Oliverio ci arriva senza sponsor ingombranti, ma ben per questo ci andrà ad alloggiare anche senza alcun alibi. Avrà bisogno di un governo nazionale amico e di una squadra che, dentro e fuori dal consiglio regionale, gli dia supporto rispetto ai tanti “no” che, fatalmente, sarà costretto a opporre a quanti magari speravano in un inquilino più giovane e ben per questo più malleabile. Con Matteo Renzi si intenderanno, lascia trasparire Mario Oliverio, che non perde lucidità nel turbinio di festeggiamenti che segue il suo primato. Ma non accetterà intermediari nel dialogo con il premier. Il rapporto dovrà essere non solo franco ma anche diretto. Così, mentre il popolo dei selfie corre sotto il carro del vincitore (affollato come non mai) per gli autoscatti necessari a millantare un rapporto preferenziale con il nuovo governatore, un manipolo di “pontieri” è già al lavoro per costruire tra Matteo e Mario un rapporto robusto e una corposa sinergia. Tra questi primeggia Ernesto Carbone: agli occhi di Oliverio ha il pregio di aver dimostrato, in tempi non sospetti, la rinuncia a qualsiasi interesse personale rispetto all’obiettivo di strappare la Calabria al centrodestra. C’è, in merito, un episodio particolare e inedito. Lo riveliamo in altro servizio dedicato a una nostra intervista a Ernesto Carbone. Del resto ci sarà, nell’immediatezza, poco spazio per la gloria e per le autocelebrazioni. Neanche il tempo di avviare le macchine e già Oliverio dovrà fronteggiare fatti concreti, emergenze che tolgono il sonno, scelte non rinviabili.

Intanto, però, c’è da prendere nota che già a caldo il nuovo governatore ha mandato opportuni messaggi. Uno ci pare particolarmente importante, anche per i riflessi romani che potrebbe sottendere: «Governeremo con tutte le forze che ci hanno sostenuto Oliverio. Non abbiamo un linguaggio biforcuto. Le cose che abbiamo detto in campagna elettorale le ribadiamo». È esplicito il riferimento del neo governatore della Calabria a qualsivoglia ipotesi di trasversalismo e voci di un accordo con Ncd. È rivolto, questo messaggio di Oliverio, non solo e non tanto alle orecchie calabresi ma anche, e forse soprattutto, a quelle romane. Fuor di metafora: il nuovo centrodestra ha avuto una ottima affermazione in Calabria, Pino Gentile torna in consiglio regionale per la sesta legislatura, ma non ci sarà posto per lui nella giunta Oliverio. Neanche se dovesse tentare di imporlo Roma. È l’unico “no” che Oliverio potrebbe opporre a Matteo Renzi. Sul resto non c’è problema.

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